Big Tech: “Per l’Ue abbandonare la tecnologia Usa potrebbe essere impossibile”. Ma Bruxelles vuole la fine della dipendenza
Lo scontro tra Big Tech e l’Europa sale di colpi, mentre il mercato del Cloud supererà i 20 miliardi con i colossi americani decisi a divorare la torta. Nel Vecchio continente s’intravedono gli schieramenti in campo. Da una parte la Francia, decisa a tagliare il cordone ombelicale con le tecnologie made in Usa. Dall’altra la Germania, che sul servizio cloud si è legata alla statunitense Amazon. Neppure l’Italia sembra aver fretta di sganciarsi da Big Tech. Alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza, il 14 febbraio, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha incontrato i dirigenti di Oracle, Amazon e Google, anche per discutere di servizi cloud, nel settore Difesa e nella gestione dei dati.
“Abbandonare la tecnologia Usa potrebbe essere impossibile”. Ma l’Europa chiede la fine della dipendenza
Due giorni prima, il 12 febbraio, al panel sulla cybersicurezza nella città tedesca è risuonato l’appello di Paul Nakasone: “Separarsi dalla tecnologia americana potrebbe essere politicamente allettante, ma strategicamente impossibile”. Nakasone è approdato a giugno 2024 nel consiglio d’amministrazione di OpenAi, la casa madre dell’intelligenza artificiale ChatGpt, dopo aveva diretto l’Nsa (National security agency) e il Cyber command americano. Ora collabora con aziende cyber statunitensi. Sul palco di Monaco, il suo appello per Big Tech è stato raccolto da Dag Baehr (vicepresidente tedesco dei servizi segreti per l’estero): “la maggior parte delle tecnologie del prossimo futuro, persino quelle attuali, non sono di proprietà di agenzie governative, e con questo fatto bisogna i conti”.
Il Parlamento europeo tuttavia punta a spezzare il filo con gli Stati Unito. Con la risoluzione approvata il 22 gennaio scorso, Bruxelles chiede di “impedire la dipendenza da attori stranieri”, chiedendo una “valutazione dei rischi per monitorare e affrontarla lungo tutta la catena del valore digitale”. Del resto, “la crescente concentrazione di potere nelle imprese extra-UE” è innegabile. Tanto da suscitare “preoccupazione, per l’eccessiva dipendenza in settori critici come le infrastrutture cloud”. La soluzione? “Rafforzare la politica industriale europea”. In sostanza, l’Europa dovrebbe allevare una Big Tech autoctona per cautelarsi da Donald Trump. Soprattutto per tutelare i servizi cloud, ovvero i server dove si possono archiviare anche le informazioni sensibili per la sicurezza nazionale. Il cloud act americano, infatti, consente alla Casa Bianca di richiedere l’accesso ai dati delle aziende americane, anche sui server costruiti all’estero. E dopo le minacce d’invasione della Groenlandia, è sprofondata la fiducia tra le due sponde dell’atlantico.
L’oro del Cloud: nel 2027 il mercato Ue supera quello Usa, ma big tech controlla quasi il 90 per cento
Ma il cloud “sovrano” europeo fa gola ad Amazon, Google e Microsoft. I tre colossi dominano circa il 70 per cento del mercato europeo. Altri fornitori Usa, come IBM e Oracle, controllano un’altra fetta. In totale le aziende americane divorano tra “l’80 e il 90 percento” della torta. Così agli europei restano letteralmente le briciole. “Persino il principale operatore dell’Ue, Sap, detiene solo circa il 2% del mercato del cloud”, si legge in un rapporto del parlamento Ue pubblicato a dicembre 2025, dal titolo “Dipendenze informatiche e software europee”. Secondo il documento, “si tratta di una dipendenza altamente strategica”. Eppure, nonostante la crescita del mercato, “la quota dei fornitori europei è scesa al 13%”, mentre gli americani hanno tutta l’intenzione di avanzare.
Secondo un rapporto Gartner pubblicato il 9 febbraio, il mercato europeo del cloud sovrano è destinato a triplicare: dai 6,868 miliardi di dollari del 2025, ai 23,118 del 2027. Il prossimo anno supererà il volume d’affari generato negli Usa, stimato in 21,127 miliardi. Dunque Big Tech ha lanciato la sua offerta per rassicurare i governi europei preooccupati dal possibile accesso ai dati da parte del governo di Donald Trump. Solo la settimana scorsa, il New York Times ha rivelato la richiesta del governo Usa recapitata a Meta e Google per ottenere informazioni sui profili, anche anonimi, critici verso le operazioni dell’Ice a Minneapolis. Alcune di queste richieste sarebbero state soddisfatte. Eppure, in Europa prende piede l’idea di un cloud sovrano, sì, ma garantito dai colossi americani.
Cloud sovrano con Big Tech? L’azienda francese: “Così si accetta la dipendenza, altro che sovranità”
L’ultimo servizio cloud, “sovrano”, è stato lanciato il 15 gennaio da Amazon web services. In che modo potrebbe garantire la riservatezze degli europei, al riparo dalle incursioni a stelle e strisce? Attraverso società con sede in Ue – rassicura il colosso – amministrate da dirigenti con residenza nel Vecchio continente, dunque vincolati alle leggi locali. Ci sarà una una casa madre e tre filiali locali in Germania. L’anno scorso anche Google e Microsoft hanno lanciato servizi cloud, etichettandoli come “sovrani”. Ma secondo il ceo di Proton, Andy Yen, è marketing per mascherare la realtà giuridica: “AWS resta soggetta al Cloud Act”.
Per dare impulso ad una big tech europea, 100 aziende del Vecchio continente hanno già firmato un appello alla Commissione europea, a marzo scorso. Il monito è giunto subito dopo la conferenza di Monaco dello scorso anno, quando il vice presidente Usa J.D. Vance accusò l’Europa di censurare la libertà di parola e di non controllare l’immigrazione, aprendo al partito di estrema destra tedesco Alternative fur Deutschland. Un anno dopo, le preoccupazioni per le ingerenze Usa sono cresciute. Ma proprio a Monaco è risuonato l’appello di Nakasone e Baehr: non è detto che sia possibile abbandonare le tecnologie americane. Nella lista delle 100 aziende favorevoli ad una big tech europea ci sono i giganti francesi Airbus e Ovh. Quest’ultimo sfida i colossi Usa proprio sul cloud. La multinazionale, contattata da ilfattoquotidiano.it, ha commentato: “Sostenere che i governi debbano semplicemente ‘adattarsi’ alle tecnologie americane significa di fatto accettare una dipendenza strategica. L’Europa è rimasta dipendente troppo a lungo: per tutelare la propria capacità decisionale ha bisogno di alternative credibili. La sovranità digitale nasce dalla possibilità di scegliere davvero”.
La divisione tra Francia e Germania: l’Italia ha già scelto Amazon per il cloud
La Germania tuttavia ha scelto il cloud sovrano di Amazon, mentre in fila ci sono già Belgio, Paesi Bassi e Portogallo. La Francia invece vuole tagliare i legami con Big Tech: “C’è un’urgenza di disintossicarsi dalla nostra dipendenza da tecnologie extra Ue, soprattutto americane, per gli usi critici dello Stato”, ha dichiarato il 6 febbraio David Amiel, ministro della Funzione Pubblica francese al quotidiano Le Figaro, citando il dominio Usa nel mercato cloud. E l’Italia? A Monaco Crosetto ha incontrato i rappresentanti di Amazon, Google e Oracle. Ma sul cloud il governo Meloni ha già fatto la sua scelta di campo: a gennaio 2025 è stato siglato l’ingresso di Amazon nel Polo Strategico Nazionale, per i servizi destinati alla pubblica amministrazione. A Big Tech non dispiace neppure aver messo in freezer il disegno di legge per il divieto di social ai minori di 15 anni.