Coltellini vietati ma fucili in spiaggia per la caccia, silenziatori e visori notturni: il paradosso del governo “a due teste” di Meloni
Campagna italiana, tra i boschi. È metà settembre, un’escursionista sta andando a funghi, con sé a un coltellino pieghevole da sei centimetri che le serve per eliminare terra e parassiti da un porcino. Poco più in là un cacciatore ha montato sulla carabina un soppressore di suono, nello zaino ha il visore notturno. Cambiamo scenario: spiaggia, sempre metà settembre. Una famiglia è appena arrivata in riva al mare, e siccome resta fuori per il pranzo, ha tutto l’occorrente per mangiare, compreso il classico coltello seghettato per il pane. A poche decine di metri, una doppietta è nascosta nella vegetazione, in attesa di sparare a un uccello migratore.
Ecco cosa accade nel favoloso mondo disegnato dal governo di Giorgia Meloni: nel primo scenario, la nostra escursionista rischia un arresto in flagranza e un processo per direttissima, poiché non esiste alcun “giustificato motivo” perché abbia in tasca quel coltellino. Nel secondo, invece, la famiglia viene “schedata” contestualmente all’acquisto in negozio del coltello da cucina. E lo sarà per ben 25 anni (la spiegazione di quest’assurdità è qui). E i due cacciatori? Niente, per loro solo “vantaggi”: il soppressore di suono (oggi reato per la 57/92), il visore notturno (vietato dalla Convenzione di Berna, sottoscritta dal nostro Paese) e la possibilità di sparare lungo spiagge e litorali, persino quelli in cui sono presenti stabilimenti balneari. Ah, a casa possono detenere un numero illimitato di fucili e – almeno – 1.500 cartucce.
Se è vero che per diventare cacciatori e mantenere la licenza è necessario avere la fedina penale pulita – e che la maggior parte di chi pratica attività venatoria rispetta le regole – è altrettanto vero che in Italia esiste 1) un problema enorme, largamente diffuso, legato al bracconaggio, dall’avifauna alle specie protette fino a orsi e lupi 2) gli incidenti di caccia, purtroppo, causano ogni anno decine di morti e feriti e 3) nei casi di omicidi e violenze domestiche l’arma utilizzata è di fatto sempre regolarmente denunciata: il che significa che è legalmente detenuta per finalità legate alla caccia o al tiro sportivo.
Dunque il decreto Sicurezza, da una parte, provoca il paradosso per cui persino chi per lavoro deve girare con un coltellino o un cutter da edilizia rischia il carcere, dall’altra la riforma della caccia – che giace nelle commissioni Ambiente e Agricoltura in Senato – con gli emendamenti del centrodestra aumenterebbe il pericolo per l’incolumità pubblica: spari di notte, lungo le coste (persino da barche in movimento, pratica oggi vietata), in aree protette, addirittura tutto l’anno (sì, c’è un emendamento che sopprime la data di chiusura della caccia). Ma non finisce qui.
Il governo più orgogliosamente sovranista della storia repubblicana propone, attraverso i gruppi di maggioranza parlamentare, di facilitare il turismo venatorio per chi viene dall’estero, anche da Paesi extra Ue. Che cosa significa? Vuol dire avere persone sul nostro territorio che noleggiano i fucili per sparare ma che ignorano le nostre leggi, che sono difficilmente perseguibili in caso di illeciti (ricordate il caso di Trump jr in Laguna?) e che non ricevono alcuna formazione in merito alle regole che fissano i confini dell’attività venatoria. Cosa accade se chi partecipa a una battuta di caccia non conosce, per esempio, il limite dalle abitazioni – 150 metri – al di sotto del quale non è possibile sparare? Va da sé che il corso per ottenere la licenza di caccia serva proprio a questo.
“La possibilità di attenuare sensibilmente il rumore dello sparo, specialmente per le carabine, rende assai più insidiosa l’arma, come ben sanno i bracconieri – scrive in una nota la Lac – Si possono abbattere, ad esempio più cervidi, approfittando della possibilità di ripetere il colpo mancato o sparando a più animali, giocando sulla minore tempestività di fuga delle possibili prede, grazie alla soppressione del rumore”. Ricostruzione che i cacciatori di selezione respingono: il silenziatore ridurrebbe di molto la velocità della palla, diminuendone l’efficacia. D’altra parte la Lac parla espressamente di “bracconieri”. E ancora: “E poi veramente si vorrebbe consentire ad una platea di 450mila cacciatori di acquistare e avere a disposizione un silenziatore? Con quali ripercussioni sulla pubblica sicurezza?”. Difficile ipotizzare che la maggioranza di governo sia così confusa da introdurre restrizioni, in senso securitario, da una parte, e dall’altra porti avanti la liberalizzazione dell’attività venatoria, con rischi per l’incolumità dei cittadini. Semplicemente, le due misure rispondono a due diverse esigenze elettorali.
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