Antinelli su Petrecca e la cerimonia delle Olimpiadi: “Non aveva le competenze, l’avevamo avvisato”
La figuraccia del direttore di Raisport Paolo Petrecca? Sostanzialmente prevedibile: “Lo avevamo avvisato, ci ha risposto in malo modo”. Il futuro? “Credo gli debbano trovare un posto, stanno cercando di fargli fare un passo indietro”. Ed esiste un legame tra il polverone legato alle gaffe durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi e il caso Pucci: insomma è stato sollevato il secondo per nascondere il primo? “È del tutto evidente che sia così. La tecnica ormai è palese”.
Alessandro Antinelli, giornalista e volto della redazione di Raisport, della quale è membro del Cdr, parla a ruota libera della rivolta in corso contro il direttore, dopo l’autoassegnazione della cerimonia di apertura di Milano-Cortina e gli sfondoni messi in fila durante la telecronaca. Racconta i retroscena delle riunioni precedenti e di quelle che sono seguite. Mette in fila la solidarietà dei colleghi della Rai dopo la decisione di ritirare le firme da telecronache e servizi fino al termine delle Olimpiadi: una protesta che l’Usigrai, il sindacato della Rai, ha deciso di estendere – venerdì 13 – a tutte le testate di viale Mazzini così da allargare la protesta fino a quando l’azienda non prenderà provvedimenti. Un “fatto straordinario”, lo definisce.
Anche perché, spiega in un’intervista a Fanpage, Petrecca era stato avvisato: “Il 3 febbraio abbiamo fatto un incontro con il personale e il direttore Petrecca. In quella sede lui ci dice ‘rimuovo Bulbarelli, faccio io la telecronaca’. Io gli sconsiglio di farlo e glielo dico davanti alla rappresentante dei rapporti industriali, che è un pezzo grosso. Glielo ribadisce anche Fabrizio Tumbarello, che è il presidente del Cdr”. Il direttore tira dritto: “Abbiamo detto a Petrecca che non aveva minimamente le competenze per fare questa cosa. Le cerimonie sono difficili, devi studiare le bandiere, i personaggi che ci sono, i portabandiera. Non l’ho umiliato, non gli ho detto che non ha minimamente la cultura. Semplicemente è un lavoro a parte, non ti improvvisi. Devi avere l’olimpismo, un po’ di esperienza olimpica”.
La proposta di Stefano Bizzotto, uno dei più esperti telecronisti della Rai, finisce in soffitta. Così accade il patatrac: Matilda De Angelis scambiata per Mariah Carey, i pallavolisti campioni del mondo non riconosciuti, Ghali mai citato e così via. La redazione si schiera, protesta, viene proibita la lettura di un comunicato sindacale. Si arriva allo sciopero delle firme. L’11 febbraio, azienda e Comitato di redazione si ritrovano di nuovo faccia a faccia: “Ho chiesto che venisse ricordato quanto detto nella riunione precedente. La persona che era lì presente a malincuore ha confermato questa cosa: ‘Ci rendiamo conto palesemente che è stato fatto un grave errore, voi ci avevate avvertito e questa responsabilità noi ce la prendiamo e non vogliamo fare finta di niente'”.
Insomma, un’ammissione di responsabilità: “Ci hanno detto che stanno facendo delle valutazioni, ma di non volere scossoni durante l’Olimpiade con una decisione. Se ne parlerà alla fine”. Petrecca è in bilico. Ad avviso di Antinelli, con la sua scelta ha umiliato un’intera redazione: “Qui abbiamo gente che magari ha fatto sei mondiali di calcio, cinque Olimpiadi, non proprio esattamente degli stupidi. Si strumentalizza una vicenda che non è politica, dicono che c’è il complotto, i comunisti, la sinistra, ma non è così. Tra i quasi 70 che hanno ritirato la firma, ci sono molte persone di destra e ci sono anche quei pochi che avevano votato in favore del sostegno a Petrecca”. Ora invece “è completamene solo, con pochissimi pretoriani in attesa che crolli. È isolatissimo, non ha più il controllo di niente”.
Senza scossoni, sottolinea, la protesta andrà avanti. Ma non è escluso che si arrivi a una ricollocazione del direttore: “Credo gli debbano trovare un posto, stanno cercando di fargli fare un passo indietro. Ma non mi riguarda sono affari loro, della politica. Quello che conta è un’altra cosa che gli ascolti stiano andando bene perché c’è gente che lavora dalle 8.30 di mattina a mezzanotte. Noi non siamo lui. Lui è una cosa, noi siamo un’altra”. Anche perché la protesta si sta allargando. Negli scorsi giorni tutti i Cdr della Rai hanno dato la solidarietà ai colleghi: “Una cosa che non è mai successa nella storia. In 26 anni in Rai io non ho mai visto una manifestazione di questo tipo”.