La Fed di New York: nel 2025 le tariffe volute da Trump sono state pagate al 90% da aziende e consumatori Usa
Una nuova ricerca della Federal Reserve smentisce la tesi di Donald Trump secondo cui i dazi imposti durante il suo mandato avrebbero colpito le aziende straniere. Lo studio, riporta il Financial Times, ha rilevato che nel 2025 le aziende e i consumatori statunitensi hanno pagato quasi il 90% del costo legato alle tariffe. Nei primi otto mesi del 2025, il 94% dei costi è stato trasferito a Stati Uniti, una percentuale che è scesa al 92% nei mesi di settembre e ottobre e all’86% a novembre. Quindi verso la fine dell’anno si è registrata una leggera crescita dei costi a carico degli esportatori.
“Dato che il dazio medio a dicembre era del 13%”, scrivono Mary Amiti, Chris Flanagan, Sebastian Heise e David E. Weinstein in un post sul blog della Fed intitolato “Chi sta pagando i dazi statunitensi del 2025?“, “i nostri risultati implicano che i prezzi delle importazioni statunitensi per i beni soggetti al dazio medio sono aumentati dell’11% (13 volte 0,86) in più rispetto a quelli per i beni non soggetti a dazi”.
Del resto, ricorda il Ft, il mese scorso un rapporto del Kiel Institute tedesco ha stimato un tasso di trasferimento dei dazi del 96%, e uno studio di gennaio del National Bureau of Economic Research ha calcolato la cifra al 94%. Stando a un documento pubblicato la scorsa settimana dal think-tank apartitico Tax Foundation le tariffe hanno comportato un aumento medio degli esborsi tasse per le famiglie statunitensi di 1.000 dollari nel 2025 e di 1.300 dollari nel 2026.
L’impatto sull’inflazione al consumo è stato comunque più contenuto di quanto molti economisti temessero. La crescita dei prezzi al consumo è scesa dal 3% di gennaio 2025 al 2,7% di dicembre. Per alcuni funzionari della Fed l’impatto delle politiche commerciali di Trump sui consumatori si farà sentire nel corso del 2026, con il calo delle scorte e l’aumento dei prezzi da parte delle aziende. Ma potrebbe avere scarso impatto a lungo termine.
L’aumento della tariffa media sulle importazioni, che è passata dal 2,6% al 13% nel 2025, ha in compenso avuto un impatto positivo sul gettito contribuendo a ridurre il deficit: secondo Bloomberg il governo degli Stati Uniti ha incassato a gennaio dazi per 30 miliardi, che portano il totale dall’inizio dell’anno fiscale (il cui primo mese è ottobre) a 124 miliardi con un aumento del 304% rispetto allo stesso periodo del 2025. Di conseguenza sempre a gennaio il deficit federale si è attestato a circa 95 miliardi di dollari, in calo del 26% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, portando la cifra complessiva da inizio anno a -697 miliardi di dollari, in calo del 17% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nella notte italiana la Camera a maggioranza repubblicana ha sfidato Donald Trump e votato per revocare i dazi imposti dal presidente sul Canada, contestando il programma della Casa Bianca. E il caso pendente alla Corte Suprema potrebbe decidere se il presidente abbia o meno il potere di continuare a imporre le tariffe reciproche.