Ddl Migranti, al via la stretta sull’accoglienza. Ma di loro abbiamo bisogno come il pane
di Fiore Isabella
Il governo Meloni ha approvato in Consiglio dei ministri un nuovo disegno di legge composto da due parti: la prima parte recepisce le norme europee del Patto per la migrazione e l’asilo che entreranno in vigore a giugno; la seconda parte introduce una stretta su moltissime procedure di accoglienza. Si parla addirittura di blocco navale.
Nelle scorse settimane avevo già letto, con una certa apprensione, i dieci punti della petizione sulla “remigrazione”: “Per gli Stati di destinazione, l’immigrazione massiva genera problemi sociali, culturali ed economici e compromette la sovranità e l’identità nazionale. Per gli Stati di origine, l’emigrazione massiva impoverisce il patrimonio umano e culturale”. Ma quando mai?
Una donna, una madre, una cristiana che dovrebbe aver ricevuto qualche informazione sull’esodo degli Ebrei dall’Egitto in cerca della Terra Promessa, che arriva al punto di proporre come recintare il mare. Va bene madre, va bene donna, ma cristiana mi pare un auto connotazione francamente indebita.
“Esodo” significa “uscita” dalla schiavitù verso la libertà e per facilitare quell’uscita si mobilitò il mare, aprendosi alle istanze di un popolo in fuga, mentre chi, oggi, governa l’Italia il mare lo vuole blindare perché i disperati non devono arrivare. Sembra la parodia della consigliera di destra che si è rifiutata di votare il gemellaggio con Gaza dicendo, papale papale, che i gemellaggi gradirebbe farli con qualche ricco comune della vicina Austria piuttosto che con un popolo di poveri e di storpi.
E ditemi voi che cosa c’è di cristiano in affermazioni come queste pronunciate in un civico consesso da una figura istituzionale del partito della presidente del Consiglio.
Ma c’è di più! I nemici dell’emigrazione massiva che impoverirebbe il nostro patrimonio umano e culturale dovrebbero rassicurare quei piccoli proprietari di piccoli fondi, e anche quelli meno piccoli, che vedono le loro terre rimanere incolte perché i figli prendono altre strade (e sono liberi di farlo).
Ho quasi 74 anni e qualche ettaro di campagna, che non riesco a curare perché i braccianti che un tempo se ne occupavano, compreso mio padre, non ci sono più per pulire i canali di scolo che altrimenti, in inverno, mi porterebbero via la casa. Ho da alcuni anni, insieme ad un altro piccolo proprietario, assunto un ragazzo del Mali, che si prende cura della nostra terra. Questo giovane ha un figlio che, munito di nulla osta, aspetta da più di tre mesi che l’ambasciata italiana con sede a Dakar gli rilasci il visto perché possa ricongiungersi al padre per occuparsi, insieme a lui, delle nostre campagne e, al contempo, migliorare la qualità della propria vita e della loro famiglia.
Fra due mesi scadrà il nulla osta e non sappiamo se questo ragazzo riuscirà a raggiungere il padre. Mi dicano la signora Meloni, il generale Vannacci e il ministro Salvini quali danni apporterebbero alla nostra economia, quali nocumenti alla nostra cultura e alla nostra identità nazionale… Penso, invece, che di loro abbiamo bisogno come il pane, così come le nostre campagne destinate ad un declino antropico. A meno che chi studia blocchi navali e i Mosè al contrario (propugnatori della remigrazione) non decidano di convertirsi al bracciantato.