Illuminazione pubblica, un disegno di legge per consumare e inquinare meno (e far risparmiare le amministrazioni)
Meno costi per le amministrazioni pubbliche. Meno consumi energetici ed emissioni e, anche, una maggior sicurezza, legata ad un controllo centralizzato e intelligente delle reti di illuminazioni. È questo l’obiettivo del Disegno di Legge 170 della XIX Legislatura, intitolato “Disposizioni per l’efficientamento dell’illuminazione pubblica e degli edifici attraverso la promozione di sistemi di illuminazione digitalizzati di ultima generazione”, presentato ieri in Senato. Il disegno di legge scaturisce da uno studio di ASSIL – Associazione produttori di illuminazione (che raggruppa 90 aziende produttrici che coprono oltre il 68% del fatturato complessivo del settore), realizzato con il Politecnico di Milano, secondo cui in Italia ci sono circa 10 milioni di punte luce pubblici, di cui circa il 65% per cento già convertiti a tecnologia LED. Ne restano, dunque, 3,5 milioni.
Non solo semplice sostituzione
Lo studio delinea tre possibili scenari: quello più conservativo che prevede la sostituzione dei corpi illuminanti obsoleti con soluzioni LED efficienti – e investimenti pari a 330-350 milioni di euro annui – fino a quello più avanzato – con investimenti medi annui superiori a 1 miliardo di euro – che prevede, oltre alla completa conversione LED, una digitalizzazione completa del sistema, con protocolli di comunicazione, controllo remoto, dimmerazione (regolazione intensità luminosa) e tecnologie come il Tunable White (regolazione della tonalità di bianco della luce). Si tratta, in sintesi, di introdurre sistemi di illuminazione intelligenti e digitalizzati basati su tecnologie LED, sensori di luminosità e piattaforme di gestione remota, in grado di integrare funzioni di monitoraggio, automazione e manutenzione predittiva. Misure coerenti con i principi delle smart city e con gli obiettivi della direttiva Direttiva europea EPBD IV (Energy Performance of Buildings Directive), che impone il miglioramento della prestazione energetica degli edifici (entro il 2030 tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero, dal 2028 per i pubblici). E con lo stesso PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima). Sempre secondo lo studio, lo scenario di base consentirebbe un risparmio di 1,7 GW (equivalente a una riduzione di 424 tonnellate di CO2), quello avanzato fino a 2,4 GW (619 tonnellate in meno di CO2).
Non solo strade. Scuole, ospedali, musei
Incentivi a favore del cosiddetto “smart lighting”, spiega il rapporto del Politecnico di Milano, già esistono: i Certificati Bianchi o TEE (Titoli di Efficienza Energetica), che ammontano a 509.000; il Conto Termico, che ha incentivato 2.133 interventi di illuminazione efficiente nella Pubblica amministrazione; il PREPAC, programma dedicato alla Pubblica Amministrazione centrale, con una copertura di 75 milioni di euro annui; il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica (FNEE), il Piano Transizione 5.0, che incentiva investimenti in illuminazione intelligente. In questo quadro, lo scopo del disegno di legge è aumentare l’ambizione, fornendo un quadro di riferimento chiaro sulle migliori tecnologie disponibili per modernizzare le infrastrutture luminose nel comparto pubblico.
Ma cosa si intende esattamente con illuminazione pubblica? “L’immagine che viene subito in mente è quella delle lampade lungo le strade della città, ma con questa espressione si intendono anche le luci degli uffici, delle scuole e degli ospedali, insomma tutto il mondo dell’illuminazione professionale pubblica”, spiega Andrea Solzi, direttore generale ASSIL. “Va detto subito che in Italia, dove vigono i cosiddetti CAM, o criteri ambientali minimi, abbiamo già fatto un importante passaggio dai sistemi di illuminazione tradizionale, ovvero le vecchie lampade a filamento a scarica nelle città al mondo dei LED. Ad esempio, Milano ha completato il passaggio già dal 2015. Le tecnologie attuali consentono anche una maggiore adattività, che significa che i sistemi possono aumentare l’illuminazione quando c’è maggiore afflusso di pedoni o macchine, oppure abbassare in automatico se non passa nessuno. Oltre al risparmio, esiste anche un maggiore confort visivo”.
E proprio su quest’ultimo punto, come su quello del risparmio energetico, c’è ancora molto da fare per ospedali, scuole, uffici, dove spesso le tecnologie sono ancora obsolete. In particolare, proprio scuole e ospedali, ma anche i musei, sono analizzati come fronti chiave del cambiamento. I primi perché l’illuminazione agisce direttamente su sicurezza e accuratezza delle attività cliniche e sul benessere di pazienti e personale, oltre al fatto che sono aperte h24. Le seconde perché l’illuminazione influisce con la concentrazione e con i ritmi biologici dell’organismo. Nei musei, infine, sono particolarmente rilevanti i livelli tecnologici avanzati di illuminazione, al fine di bilanciare conservazione delle opere, confort visivo e riduzione dei consumi energetici.
Una luce migliore, una salute migliore
“Quando si fanno riqualificazione di queste opere pubbliche”, continua Andrea Solzi, “bisognerebbe pensare anche al ruolo dell’illuminazione, che dovrebbe essere subordinata alle destinazioni d’uso e alle necessità e integrarsi con la luce naturale e seguire i cicli circadiani – come il ritmo sonno-veglia – per garantire più benessere e dunque più salute. Anche considerando che i sistemi di illuminazione hanno una vita molto lunga quindi quando li modifichiamo poi per vent’anni resteranno al loro posto. Insomma, non possiamo più pensare a una sostituzione automatica con LED e basta. Tra l’altro l’illuminazione ormai può essere integrata con il riscaldamento, con i sistemi di motorizzazione delle tapparelle o degli oscuranti”.
Entro sei mesi dall’approvazione del testo, la Conferenza Stato Regioni dovrà adottare le linee guida nazionali per l’efficientamento dell’illuminazione pubblica e degli edifici pubblici, aggiornate con cadenza triennale, promuovendo, appunto, l’uso di sistemi digitalizzati di ultima generazione. “Questo disegno di legge”, conclude il direttore ASSIL, mira a ribadire che quando ci sono interventi di riqualificazione delle opere pubbliche bisogna adottare sistemi di illuminazione con tecnologie avanzate, sensibilizzando l’amministrazione pubblica sul tema. Oltretutto è un disegno di legge che non prevede spese aggiuntive, perché adottando questo sistemi si ottengono risparmi consistenti. Infatti i tempi di ritorno sull’investimento – Payback Time – sono brevi, circa due anni C’è, in sostanza, una grande convenienza economica, oltre a grandi benefici ambientali. Due cose che vanno sempre più di pari passo”.