Il Libro bianco di Legambiente: dall’economia circolare ai prezzi zonali, ecco come reindustrializzare l’Italia
Nasce, anche, come risposta al Libro Bianco “Made In Italy 2030”, presentato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy nel gennaio scorso. Dove non si parla quasi per nulla di transizione ecologica e molto di nucleare, spazio, sicurezza e di una vaga “economia blu”. Il Libro Bianco per un “Clean Industrial Deal Made in Italy”, redatto da Legambiente dopo un lungo confronto con le aziende e i territori, ha invece un’impostazione opposta. “Abbiamo dato voce alle imprese più innovative, quelle che già la transizione la praticano – si pensi che ben 9 aziende su 10 già mettono in atto misure per ridurre le emissioni – e che dunque hanno più titolarità a dire la loro”, spiega il presidente di Legambiente Stefano Ciafani. “Ne sono uscite 30 proposte che abbiamo presentato al ministro Urso e che presenteremo ai vari parlamentari che incontreremo per provare a reindustrializzare l’Italia. L’obiettivo infatti è diventare trainanti rispetto alle nuove tecnologie. Le aziende hanno bisogno di meno incertezza, meno burocrazia e soprattutto costi dell’energia più bassi”.
Energia: più aree idonee e prezzi zonali
Uno dei temi centrali del Libro Bianco è senz’altro quello dell’energia. Rispetto alle cosiddette aree idonee, serve accelerare su quelle già compromesse, antropizzate o dove ci sono già impianti, introducendo, anche, la Solar Belt accanto ai tracciati ferroviari e le aree industriali e riducendo i 3 km di distanza previsti per la realizzazione di impianti eolici, così come occorre togliere alcune cautele eccessive sullo sviluppo del fotovoltaico in agricoltura. In questo senso, l’organizzazione chiede di rivedere il Decreto Agricoltura, dando la possibilità di realizzare impianti su terreni agricoli improduttivi per diversi motivi. Infine, tema cruciale, rispetto ai prezzi, il documento chiede l’accelerazione del passaggio dal prezzo unico nazionale (PUN) ai prezzi zonali, che premiano le regioni con maggior impianti rinnovabili. A questo va aggiunto lo scorporo nel prezzo finale tra gas e rinnovabili.
Sempre sul fronte energetico, il Libro Bianco chiede di facilitare la sostituzione dei vecchi impianti eolici con quelli tecnologicamente più avanzati, rendere obbligatoria l’installazione di impianti fotovoltaici nei grandi parcheggi (come già previsto in Francia), completare i percorsi avviati con gli accordi tra GSE (Gestore Servizi Energetici) e i principali settori energivori per concretizzare il decreto sull’energy Release. “In pratica”, spiega Ciafani, “con questo decreto si prevede che le aziende possano pagare l’energia elettrica a un prezzo più basso se si impegnano negli anni successivi a realizzare impianti a fonti rinnovabili. Un ottimo strumento per far pagare meno le imprese ma rendere responsabili nella costruzione di nuovi impianti. Questo processo va velocizzato”.
Economia circolare: una tassa per smaltire meglio gli abiti
L’Europa ha varato la Strategia per la Bioeconomia, che prevede che l’economia europea sia meno dipendente dalle fossili e utilizzi materie prime rinnovabili nell’industria, dalla chimica alle costruzioni: l’Italia, però, nota Legambiente, deve ancora adottarla, rendendola coerente con il quadro esistente. Sempre sul fronte della bioeconomia, l’organizzazione invita a valorizzare le nostre produzioni forestali, preservando la biomassa di qualità per le costruzioni e trasformare la biomassa in bioenergia come ultima opzione.
Altro fronte, l’economia circolare. Qui serve, nota Legambiente, velocizzare gli iter di autorizzazione e realizzazione degli interventi previsti dal Pnrr rispetto agli impianti di riciclo: “Se le regioni tardano ad autorizzarli, rischiamo che non si facciano”, nota Ciafani. Occorre semplificare l’iter di approvazione dei decreti End Of Waste e approvare il sistema EPR per il tessile. Che significa? “Il sistema prevede che si paghi una quota per riciclare gli imballaggi che acquistiamo, ma questo non accade per i vestiti, per il cui corrette smaltimento non paghiamo nulla. Introdurre una piccola quota responsabilizza il produttore”, nota il presidente.
Altri due punti importanti sull’economia circolare sono il rispetto dei Criteri ambientali Minimi (CAM) e il Green Public Procurement (GPP) alla Pubblica Amministrazione, così come rendere sempre più trasparente e tracciabile il percorso dei rifiuti da demolizione nell’edilizia, con obiettivi precisi e ambiziosi di recupero dei materiali.
Oltre alla richiesta di rafforzare il personale negli uffici regionali e comunali coinvolti nell’autorizzazione degli impianti, il Libro Bianco chiede di migliorare l’efficienza idrica grazie a un quadro normativo stabile e implementare la Direttiva quadro acque e Direttiva alluvioni, uscendo dalle logiche emergenziali dei Piani. Rispetto a inquinamento e pesticidi, si chiede invece un’ambiziosa revisione del regolamento europeo REACH. “Occorre una messa al bando universale sui Pfas”, afferma Ciafani, “e nel frattempo bisogna che a pagare il trattamento delle acque reflue sia chi ha inquinato”.
Lotta al glifosato e ai reati agroalimentari
Sul fronte dell’agroecologia, Legambiente chiede un programma di sviluppo chiaro dell’agrivoltaico, e di approvare il disegno di legge contro i reati agroalimentari introducendo il nuovo delitto di “produzione e commercio di prodotti fitosanitari illeciti”. Serve inoltre attuare il Piano d’Azione Nazionale sui pesticidi (scaduto nel 2014), avviare un percorso di uscita dal glifosato, favorendo le alternative sostenibili, e approvare una norma più severa sul multiresiduo, ovvero la presenza simultanea di più pesticidi nello stesso alimento.
Gli ultimi punti riguardano un piano nazionale di lotta all’abusivismo nell’edilizia dando il potere ai Prefetti per le ordinanze non eseguite dai Comuni. “Gli abbattimenti dovrebbero farli i Comuni”, spiega Ciafani, ma spesso hanno timore per motivi elettorali, mentre i prefetti non hanno conflitti”. Oltre a potenziare i controlli ambientali, Legambiente chiede infine di rimuovere la clausola dell’invarianza dei costi sui controlli, prevista dalla legge 132 del 2016, perché impedisce appunto i controlli necessari che sforano i costi previsti.
“Quello che vogliamo sottolineare”, conclude Ciafani, “è che servono adeguate politiche industriali per le aziende – che sono le prime a chiederle – soprattutto per i costi energetici. Se in Europa, nel 2025, è stata prodotta per la prima volta nella storia più energetica elettrica da rinnovabili (30%) che da combustibili fossili (29%), il nostro Paese è ancora troppo dipendente dalle importazioni di risorse energetiche. E il paradosso è che per liberarci dalle importazioni di gas russo, ci siamo legati sempre più attraverso le navi gasiere dagli Usa, non proprio un partner semplice nell’attuare scenario”. Eppure il traguardo non è lontanissimo. Sono 7,2 i GW realizzati nel 2025 in Italia e per raggiungere gli 80GW entro il 2030 previsti dal Pniec bisognerebbe arrivare a 11 all’anno. “Non una sfida impossibile, con le politiche industriali giuste”, nota Legambiente. Politiche che non passano in alcun modo per il nucleare, inutile e costoso eppure considerato dal Libro Bianco governativo come soluzione alle criticità strutturali del sistema produttivo.