Tutto sull’hockey, lo sport invernale dove è consentito picchiarsi (ma con penalità)
Avete mai visto due persone che si picchiano su una lastra di ghiaccio? All’arena di Milano Santa Giulia in questi giorni succede spesso. E in quasi tutte le partite. Tra i giochi invernali più apprezzati, nell’hockey è possibile scontrarsi con l’avversario (rimanendo ovviamente nel limite consentito).
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Le regole
Andiamo con ordine. Si tratta di uno sport “veloce” – per spazio e tempo – giocato 6 contro 6 (portieri inclusi). In tre tempi da 20 minuti effettivi ciascuno l’obiettivo è quello di segnare più gol dell’avversario. Non utilizzando un pallone ma il “puck” (il disco) con la stecca. Il campo da gioco, meglio definito pista, è diviso in tre zone da due linee blu: ci sono la zona di difesa, quella neutra e quella d’attacco. Le sostituzioni sono illimitate e volanti. E per chi commette un’infrazione c’è la “panca dei puniti”: per un tempo prestabilito, che a seconda della gravità varia dai 2 ai 10 minuti, il giocatore non può rientrare in campo. E la sua squadra sarà costretta a giocare con un giocatore in meno.
Sembrerà strano, ma anche nell’hockey c’è il fuorigioco: il disco, infatti, deve necessariamente attraversare la linea blu di attacco prima di qualsiasi giocatore della squadra che attacca. Durante una partita è possibile assistere all’icing, la cosiddetta liberazione vietata: si verifica quando un giocatore lancia il disco dalla propria metà campo oltre la linea rossa di porta avversaria senza che nessuno lo tocchi. Il gioco riprende con un ingaggio nella zona di difesa di chi ha lanciato il disco.
Se la partita termina in parità dopo 60 minuti, per decretare il vincitore è necessario giocare un tempo supplementare (l’overtime) con meno giocatori in campo. Vince chi segna il primo gol: se anche il pareggio persiste ci sono i rigori.
Perché nell’hockey ci si può picchiare
Lo scontro fisico è a tutti gli effetti parte integrante della disciplina. Lo scontro non è solo istinto puro: è qualcosa di regolamentato dalla NHL. Per i giocatori il confronto diretto sul campo serve per spezzare il ritmo della gara oppure per prendere le difese di un proprio compagno di squadra. Gli arbitri studiano la situazione e in caso di eccessi sono subito pronti a intervenire. L’articolo 46 della disciplina parla chiaro: picchiarsi è consentito, ma deve essere frutto di un accordo reciproco tra le parti oppure di un gesto eloquente – come lanciare i guantoni sul ghiaccio – che lascia intendere l’epilogo. I giocatori che cominciano una rissa riceveranno una sanzione: in Nhl, il campionato nordamericano di hockey, i giocatori che partecipano a una rissa vengono espulsi temporaneamente per 5 minuti. Nei tornei che seguono le regole della federazione internazionale di hockey, come le Olimpiadi e quelli europei, fare una rissa comporta un’espulsione definitiva. Motivo per cui in Europa sono meno frequenti.
Anche il terzo che si intromette tra i due giocatori, però, rischia la sanzione: “Una penalità di partita per cattiva condotta, a discrezione dell’Arbitro, sarà inflitta a qualsiasi giocatore che sia il primo a intervenire (terzo uomo) in un alterco già in corso, tranne quando viene inflitta una penalità di partita nell’alterco originale. Questa sanzione si aggiunge a tutte le altre sanzioni previste per lo stesso incidente. Questa regola si applica anche ai giocatori successivi che scelgono di intervenire nello stesso o in altri alterchi durante la stessa interruzione del gioco”.
Ovviamente il più a rischio rimane l’istigatore, ovvero colui che “con le sue azioni o il suo comportamento dimostra uno/alcuni dei seguenti criteri: distanza percorsa; togliersi prima i guanti; primo pugno sferrato; atteggiamento o postura minacciosa; istigazione o minaccia verbale; condotta in ritorsione a un incidente di gioco (o stagione) precedente; ovvia punizione per un precedente incidente nel gioco o nella stagione”. Insomma picchiarsi è consentito e può essere considerato un gesto vendicativo. Ma a tutto c’è un limite. Nell’hockey è parte della storia. C’è chi addirittura ingaggia dei giocatori perché bravi solo “a picchiare”. Prima era solo interpretazione e regole non scritte, oggi c’è un codice preciso.