La Francia chiede le dimissioni di Francesca Albanese da relatrice Onu: “Accusa Israele come popolo”. Ma non è vero – Il video
Un attacco durissimo nei confronti di Francesca Albanese per parole che non ha mai pronunciato e la richiesta di dimissioni dal ruolo di relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, intervenendo davanti all’Assemblea nazionale, ha accusato la giurista di aver fatto “dichiarazioni oltraggiose e colpevoli” durante il forum di sabato 7 febbraio organizzato da Al-Jazeera e di aver “preso di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile”. Un’accusa che non trova riscontro nel messaggio-video trasmesso durante l’incontro e pubblicato su X dalla stessa Albanese. “Il nemico comune dell’umanità”, ha scritto, “è il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina”.
Le accuse francesi
Le parole di Barrot arrivano dopo che ieri 10 febbraio la deputata Caroline Yadan e diversi altri parlamentari avevano chiesto le dimissioni di Albanese. Yadan ha definito come “retorica demonizzatrice con profonde radici antisemite” le dichiarazioni rilasciate alla presenza di un dirigente di Hamas e del ministro degli Esteri iraniano, e che descrivevano Israele come un “nemico comune dell’umanità”. Secondo la Yadan un mandato delle Nazioni Unite richiede “imparzialità, moderazione e senso di responsabilità” e non può trasformarsi in “una piattaforma per posizioni radicali“. E ha invitato la Francia, membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a intervenire affinché la Albanese venga rimossa con effetto immediato.
Barrot, intervenendo in Aula, ha sostenuto che le parole di Albanese sono “assolutamente inaccettabili” e ha denunciato “una lunga lista di posizioni scandalose”, citando dichiarazioni che avrebbero minimizzato o giustificato il 7 ottobre, da lui descritto come “il peggior massacro antisemita dopo l’Olocausto”, nonché riferimenti alla “lobby ebraica” o paragoni tra Israele e il Terzo Reich. Secondo Barrot, Albanese non può rivendicare lo status di “esperta indipendente” delle Nazioni Unite. “Non è né un’esperta né indipendente; è un’attivista politica che diffonde discorsi d’odio“, ha affermato, ritenendo che le sue posizioni minino la causa palestinese che afferma di difendere. Parigi ne chiederà ufficialmente le dimissioni durante la prossima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il 23 febbraio.
“Sfido tutti a trovare ciò di cui sono accusata di aver detto: che Israele è il nemico dell’umanità. Non l’ho mai detto“, ha affermato Albanese in un’intervista rilasciata a France24 oggi, poco prima dell’intervento del ministro degli Esteri che ha chiesto il suo passo indietro. “Non è assurdo aver semplicemente esercitato la libertà di espressione, la libertà di parola in un contesto di crimini evidenti e pienamente documentati, sui quali ho la responsabilità e l’obbligo di denunciare?”, ha concluso.
Le parole di Albanese
La relatrice Onu è intervenuta al forum di Al-Jazeera con un videomessaggio registrato. “Abbiamo trascorso gli ultimi due anni ad assistere alla pianificazione e alla realizzazione di un genocidio”, ha detto nell’estratto che lei stessa ha pubblicato. “Il genocidio non è finito. Il genocidio come distruzione intenzionale di un gruppo in quanto tale è stato chiaramente svelato. E’ stato nell’aria per anni e ora è davanti ai nostri occhi. E’ stato difficile raccontare il genocidio e Al Jazeera lo sa meglio di chiunque altro nel mondo dei media a causa di tutte le perdite che ha sofferto come media company, ma nessun altro lo conosce bene come gli stessi palestinesi. I palestinesi continuano a narrare il buio della coscienza che è caduto su di loro”.
Quindi ha continuato parlando di chi è stato complice del genocidio: “Questa è una sfida, il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo ha armato, fornito alibi e copertura politica, supporto economico e finanziario. Questa è una sfida. Il fatto che la maggior parte dei media nel mondo occidentale abbia amplificato la narrativa pro-Apartheid e genocida è una sfida. E allo stesso tempo qui c’è anche un’opportunità: perché se il diritto internazionale è stato pugnalato al cuore è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale ha visto le sfide che tutti noi affrontiamo. Noi non potevamo controllare grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi”. A questo punto ha pronunciato la frase poi strumentalizzata dal ministro francese: “Noi ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune e le libertà, il rispetto delle libertà fondamentali è l’ultimo strumento di pace che abbiamo per riconquistare la nostra libertà. Dobbiamo ribellarci, dobbiamo fare la cosa giusta, tutti noi nella nostra sfera individuale come avvocati, giornalisti, educatori, studenti, semplici cittadini, nelle nostre case, abbiamo tutti un compito e questo compito è cambiare le nostre abitudini nelle cose che scegliamo di comprare, di consumare, di leggere, nel modo in cui ci poniamo di fronte al potere”.