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Ristoranti e fast food, in Italia su sette catene solo Ikea prende impegni per i polli nella filiera. Roma fanalino di coda in Europa

La nuova classifica nel report The Pecking Order, che ha analizzato le comunicazioni di 81 aziende. Simone Montuschi (Essere Animali): "Dati profondamente allarmanti"
Ristoranti e fast food, in Italia su sette catene solo Ikea prende impegni per i polli nella filiera. Roma fanalino di coda in Europa
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Ristoranti e fast food alla prova in tema di benessere dei polli. Nella classifica europea stilata da The Pecking Order, il report che dal 2019 valuta come le grandi catene si occupano della questione lungo le loro filiere, su sette Paesi esaminati nel 2025, l’Italia è penultima. I dati dell’analisi condotta su 81 aziende, diffusi da Essere Animali, mostrano che – anche rispetto alle classifiche degli scorsi annila Francia migliora tre volte più rapidamente dell’Italia, la Repubblica Ceca due volte più velocemente. Danimarca e Svezia, inserite quest’anno per la prima volta nella valutazione, superano immediatamente Roma e si posizionino tra i primi posti della classifica. Morale: l’Italia è al penultimo posto a pari merito con la Polonia, superando di pochi punti soltanto la Romania. E anche se Spagna e Germania non sono incluse nell’analisi 2025, in questi Paesi diverse aziende hanno un impegno European Chicken Commitment, una serie di criteri che hanno l’obiettivo di garantire standard più elevati ai polli negli allevamenti. In Germania queste aziende sono nove e, tra queste, anche catene che in Italia non prendono gli stessi provvedimenti. “Ancora una volta i dati che emergono dal report The Pecking Order sono profondamente allarmanti” commenta Simone Montuschi, presidente di Essere Animali. E aggiunge: “Le grandi aziende italiane di ristorazione e fast food continuano a fare pochissimo rispetto a quelle di altri Paesi come Francia, Svezia o Danimarca”.

I criteri di valutazione

The Pecking Order 2025 è un progetto collaborativo di World Animal Protection, Humane Society International, Obraz ed Essere Animali. La valutazione delle aziende basa, da un lato, su impegni e obiettivi e, dall’altro, sulla comunicazione dei progressi. Facendo la media dei punteggi ottenuti in ciascuna sezione, le aziende ricevono una valutazione complessiva e vengono classificate su sei livelli a seconda della fase di miglioramento in cui si trovano: molto scarso, scarso, miglioramento iniziato, progressi in corso, buoni progressi, in testa al cambiamento. I criteri di valutazione di The Pecking Order rispecchiano le richieste dello European Chicken Commitment, che prendono in considerazione le priorità principali in tema di benessere dei polli: densità di allevamento, razze, arricchimenti ambientali, metodi di stordimento e audit di un ente terzo.

L’Italia arranca e resta sotto la media europea

In Italia, dove The Pecking Order è stato realizzato in collaborazione con Essere Animali, sono state analizzate le comunicazioni di Autogrill, Burger King, Ikea, Kfc, McDonald’s, Starbucks e Subway. Nell’edizione del 2024, l’Italia aveva già dimostrato risultati ben al di sotto della media europea, posizionandosi addirittura all’ultimo posto della classifica, mentre il miglioramento nel 2025 è stato pari ad appena 2 punti percentuali. Rimane, quindi, ancora notevole lo scarto rispetto agli altri Paesi. Innanzitutto la Francia, che riconferma la sua posizione di leader con un punteggio di 42%. Seguono Svezia con il 40%, Danimarca con il 37%, Repubblica Ceca con il 23%, Italia e Polonia entrambe al 16%, e Romania all’11%. Quello che emerge dal report italiano è che, nonostante molte aziende continuino a comunicare l’importanza del benessere animale nelle proprie catene di fornitura, ad eccezione di Ikea, nessuna delle aziende analizzate ha un impegno pubblico, né comunica progressi significativi sul benessere dei polli. Di conseguenza il nostro Paese rimane ai livelli più bassi della classifica, come nel 2024. Un chiaro segnale della stagnazione strutturale nel settore della ristorazione italiana. E se con la Germania non c’è gara, anche la Spagna corre più veloce. Se Roma può contare solo sull’impegni di Ikea, Madrid può aggiungere anche quello di Pizza Hut e, soprattutto, la Spagna compensa con un numero superiore di impegni da parte dei supermercati. Sei insegne principali (Carrefour, Dia, Grupo Eroski, Auchan, El Corte Inglés, Aldi Nord), mentre in Italia abbiamo solo Carrefour Italia, oltre a Eataly e Cortilia.

Le razze a crescita più lenta per ridurre i white striping

Uno dei criteri dell’Ecc è quello dell’utilizzo di razze a crescita più lenta per ridurre i problemi di salute legati alla crescita accelerata. Sono proprio i polli da razze a rapido accrescimento, infatti, ad essere particolarmente inclini a sviluppare miopatie come il white striping. Come raccontato da ilfattoquotidiano.it, a novembre 2025, sono state presentate due interrogazioni parlamentari sui casi – evidenziati in un’indagine di Esseri Animali – di strisce bianche nei polli venduti nei supermercati italiani. Secondo le evidenze scientifiche, il white striping interessa tra il 50% e il 90% dei polli a rapido accrescimento, quelli maggiormente impiegati negli allevamenti intensivi dai quali provengono 9 polli italiani su 10.

Kfc e il doppio standard: in Italia niente impegni

Kfc Italia, in particolare, a differenza di quanto accade in Francia, Svezia e Danimarca – sottolinea Esseri Animali – non ha ancora preso impegni chiari sul benessere dei polli, rappresentando quindi un’eccezione negativa in Europa occidentale e mancando completamente della coerenza strategica che l’azienda riserva agli altri Paesi del gruppo Kfc Western Europe valutati nel report”. Rispetto al 2024, nell’ultima edizione di The Pecking Order, Kfc Italia non ha registrato nessun avanzamento di livello, ricevendo ancora una volta una valutazione scarsa. L’azienda ha comunicato dei minimi progressi, ma questi non hanno riguardato aspetti cruciali per il benessere dei polli, come la riduzione delle densità e l’adozione di razze a crescita più lenta. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, al contrario, dal 2022 al 2023 l’azienda ha drasticamente ridotto l’utilizzo delle razze a più lenta crescita (dal 7,21% allo 0,9%) con un conseguente aumento della mortalità in allevamento e dell’uso di antibiotici. “Kfc Italia – aggiunge Montuschi – con un fatturato di 179 milioni di euro e l’obiettivo di superare i 200 punti vendita entro il 2027, è l’unica tra i Paesi europei del gruppo Kfc Western Europe analizzati nel report a non avere un impegno per migliorare le condizioni di allevamento dei polli, fissando in questo modo un vero e proprio doppio standard”.

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