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Spesa farmaceutica fuori controllo, il ministro Schillaci chiede “chiarimenti urgenti e misure correttive” all’Aifa

Ai vertici dell'Agenzia del farmaco restano otto giorni - la lettera ricevuta è del 4 febbraio - per fornire "chiarimenti urgenti"; e dal 30 aprile dovrà presentare un "rapporto bimestrale". A superare i limiti è la spesa diretta, quella di ospedali e Asl: nei primi sei mesi del 2025 c'è stato uno sforamento di oltre 2,62 miliardi di euro
Spesa farmaceutica fuori controllo, il ministro Schillaci chiede “chiarimenti urgenti e misure correttive” all’Aifa
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La spesa farmaceutica corre come non mai, potrebbe assorbire quel poco di aumento nominale del Fondo sanitario nazionale previsto dalle ultime leggi di bilancio e il ministro Orazio Schillaci ha deciso di prendere in mano la partita. I vertici dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, hanno 14 giorni – anzi ormai sono otto, perché la lettera è del 4 febbraio – per fornire “chiarimenti urgenti” e indicare adeguate “misure correttive”, si legge nell’oggetto della missiva. Toni severi, da ultimatum, che prefigurano un possibile ricambio della governance se non un clamoroso commissariamento.

“La crescente attenzione mediatica sull’andamento della spesa farmaceutica impone una riflessione approfondita sulle dinamiche gestionali e sulle metodologie di monitoraggio adottate da codesta Agenzia”, scrive Schillaci al presidente dell’Aifa Robert Nisticò e al direttore scientifico Pierluigi Russo. Il ministro osserva che “l’invecchiamento demografico e l’immissione in commercio di farmaci innovativi ad alto costo rappresentano variabili note e, in larga misura, prevedibili”, sottolinea che i dati sulla spesa “evidenziano criticità significative”, avverte che “la divergenza interpretativa tra Aifa e Regioni in merito alla sostenibilità della spesa farmaceutica costituisce un elemento di particolare gravità” e ricorda che “le polemiche interne all’Agenzia, peraltro ampiamente riportate dalla stampa, hanno – scrive – ulteriormente compromesso la credibilità complessiva del sistema di governance farmaceuticа nazionale”. Quest’ultimo è un riferimento al battibecco pubblico tra Pierluigi Russo e il direttore amministrativo Giovanni Pavesi, lo scorso novembre, durante la presentazione dell’ultimo rapporto Osmed sui farmaci in Italia.

Di qui le richieste di “documentazione metodologica completa”, “evidenze a supporto delle scelte autorizzative effettuate, con indicazione esplicita dei benefici attesi” e “informazioni dettagliate sull’esistenza e sul funzionamento di sistemi di monitoraggio della performance dei farmaci innovativi”. Insomma, il ministro ipotizza che siano stati autorizzati troppi farmaci, che poi è la critica di gran parte della farmacologia non allineata agli interessi delle imprese, da Silvio Garattini in giù.

Schillaci chiede all’Aifa, dal prossimo 30 aprile, anche un “rapporto bimestrale” con l’“analisi dell’andamento della spesa farmaceutica disaggregata, identificazione delle criticità emerse, azioni concrete e misurabili per la riduzione sensibile della spesa, cronoprogramma di implementazione delle misure correttive e indicatori di monitoraggio”. E conclude: “Data l’urgenza della questione e la rilevanza sociale della materia, si richiede l’invio della documentazione sopra indicata entro e non oltre quattordici giorni dalla ricezione della presente. Ogni variazione significativa dell’andamento della spesa farmaceutica dovrà essere tempestivamente comunicata a questo Ministero”.

Come sempre a sforare i tetti è la spesa diretta, quella di ospedali e Asl e non quella indiretta che passa per le farmacie. Nel 2024, a fronte di una spesa complessiva di 37 miliardi (in aumento del 2,8% sul 2023), la spesa diretta era cresciuta di circa il 10%, per lo più per i farmaci innovativi, antidiabetici e oncologici. Nei primi sei mesi del 2025, la spesa per acquisti diretti ha registrato uno sforamento di oltre 2,62 miliardi di euro, incidendo per il 12,17% sul Fondo sanitario nazionale (Fsn) a fronte di un tetto dell’8,30%, oltre il quale scattano i meccanismi di payback a carico delle aziende e delle Regioni. Lo sforamento è proseguito anche nei mesi seguenti.

Schillaci fin qui si è occupato assai poco del farmaco, sul quale ha un’ampia delega il sottosegretario Marcello Gemmato, di professione farmacista, molto vicino a Giorgia Meloni, che ha legato il suo nome alla discussa operazione di trasferimento degli antidiabetici dalla spesa diretta a quella convenzionata, cioè alle farmacie. È un business in crescita, specie per i farmaci che si usano per dimagrire: sull’impatto di spesa le Regioni erano molto critiche, sembra riferirsi a questo Schillaci quando parla di “divergenze interpretative”. Il mese prossimo si discute della prossima tranche di farmaci da trasferire. E Gemmato, a lungo indicato sui giornali come viceministro in pectore, oggi non sembra più così forte, forse anche a causa della pesante sconfitta del centrodestra in Puglia, la sua regione.

Il ministro pensava di poter contare su Carlo Monti, odontoiatra, più esperto di medicina del lavoro che di farmaci, che oggi guida la sua segreteria tecnica e nei mesi scorsi aveva vinto una selezione per andare all’Aifa a dirigere l’Hta (Health Techonlogy Assessment”, il settore più strategico perché prepara le istruttorie sui farmaci poi valutati per l’approvazione. Ma Monti ha rinunciato: “Non ho trovato sintonia con il direttore scientifico”, ha spiegato al Fatto. Probabilmente Pierluigi Russo non ha fatto ponti d’oro e così si è tenuto la delega all’Hta. Al ministero avevano pensato di mandarlo all’Organizzazione mondiale della sanità a Ginevra, ma anche Russo pur avendo superato la selezione ha rifiutato.

Nelle scorse settimane era stato discusso un meccanismo di maggiori sconti automatici, a carico delle industrie produttrici, quando le forniture di un farmaco superano i quantativi richiesti. Per il momento, però, il Cda dell’Aifa non l’ha ancora approvato.

Il governo Meloni appena insediato aveva riformato la governance dell’Aifa, dando almeno sulla carta maggiori poteri al presidente. Che è Nesticò, in quota Forza Italia, ma tutti questi poteri non sembra esercitarli direttamente. Ad ogni modo la riforma non sembra aver funzionato.

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