Il mondo FQ

Salih Muslim, l’emblema del Rojava curdo: “L’invasione del nostro territorio è stata una cospirazione orchestrata dalla Turchia”

Il rappresentante del consiglio di presidenza del PYD, il Partito dell'Unione Democratica curdo, analizza gli ultimi sviluppi dopo l'ingresso nella regione delle truppe siriane: "Lo scopo di Ankara era far scoppiare una guerra tra noi e le milizie arabe. Abbiamo accettato il patto con Damasco per evitare altri conflitti. Ora vogliamo che la Siria diventi una democrazia che riconosca i diritti di tutte le etnie"
Salih Muslim, l’emblema del Rojava curdo: “L’invasione del nostro territorio è stata una cospirazione orchestrata dalla Turchia”
Icona dei commenti Commenti

Salih Muslim è una figura storica del Rojava, attualmente è membro del consiglio di presidenza del PYD, il Partito dell’Unione Democratica curdo che ha fondato agli inizi degli anni Duemila sulla base del confederalismo democratico socialista teorizzato da Abdullah Ocalan e ispirato al municipalismo libertario. Nel 2012 il PYD ha svolto un ruolo centrale nella costituzione dell’autoproclamata regione autonoma del Nord Est Siria – nota con il nome curdo di Rojava – la cui sorte ora è incerta in seguito all’offensiva militare del presidente ad interim siriano Ahmed al Sharaa, l’ex jihadista al Jolani. In seguito all’accordo del 30 gennaio tra le Forze Siriane Democratiche ( Sdf) a guida curda e il governo ad interim di Damasco, che ha esteso il cessate il fuoco, la tregua in corso sembra reggere ma nulla è scontato.

Signor Muslim chi ha deciso che il Rojava dovesse essere invaso e perdere la propria autonomia ?

Si è trattato di una grande cospirazione orchestrata dalla Turchia contro tutti i curdi che abitano la Siria, non solo in Rojava. Lo scorso 6 gennaio c’è stato un incontro a Parigi su richiesta di Ankara tra rappresentanti dell’amministrazione statunitense, inglese, del governo ad interim siriano e persino israeliano per espellere i curdi che abitavano ad Ashrefiye e Sheikh Maqsoud, due quartieri di Aleppo. E infatti il giorno stesso questi quartieri, dopo essere stati presi a cannonate, sono stati invasi da migliaia di terroristi . L’obiettivo dei turchi era il cambiamento demografico della città: fare una pulizia etnica per renderla completamente araba. Poi, però, le milizie siriane e turche non si sono fermate ma si sono dirette verso Est per colpire le nostre Forze Democratiche siriane costringendole ad arretrare dai territori arabi, dove si trovano Raqqa e Deir Ez Zor, per difendere il Rojava.

Perchè non si sono fermati ad Aleppo ?

Il loro scopo, specialmente della Turchia, era far scoppiare una vera e propria guerra tra le tribù arabe e curde che per noi sarebbe stato molto difficile da vincere perchè le milizie turche erano equipaggiate in modo molto più sofisticato e avevano la copertura aerea dei droni dell’esercito turco.

Molte tribù dell’area sotto il controllo delle Sdf si sono alleate con l’esercito siriano non appena è iniziata l’offensiva. Secondo loro, le Sdf erano oppressive e pertanto il loro controllo era mal tollerato. Cosa risponde a queste accuse ?

Che non è vero. Le tribù arabe avevano i loro consigli locali e militari, soprattutto nella zona di Raqqa e Deir Ez Zor . La verità è che hanno cambiato posizione soprattutto perchè hanno ricevuto molti soldi dai paesi del Golfo. Ma ci sono ancora numerose tribù rimaste nostre alleate che hanno combattuto con noi.

In seguito al patto stipulato venerdì 30 gennaio tra il presidente ad interim siriano Ahmed al Sharaa e il comandante curdo delle Sdf, Mazloum Abdi, l’autonomia del Rojava e l’indipendenza delle Sdf sono ormai solo un simulacro?

Secondo questo accordo, nella nostra area ci saranno tre brigate protette dalle Sdf che saranno probabilmente connesse al ministero della Difesa siriano in cui un esponente del Rojava assumerà la carica di vice ministro. Per questo motivo la protezione del Rojava rimane nelle nostre mani e nessun soldato del regime di Damasco verrà nella nostra zona. Inoltre manterremo le nostre forze di polizia interne (Asayish) che continueranno a controllare le nostre aree e saranno collegate al ministero degli Interni di Damasco dove anche lì ci sarà un nostro vice ministro. Anche le nostre Unità di Protezione delle Donne, le Jpj, continueranno a operare e il sistema co-presidenziale rimarrà affidato a un uomo e a una donna. Non ci saranno dunque cambiamenti strutturali. Cambieranno i nomi, magari le divise ma non la sostanza. Anche per quanto concerne la questione dell’istruzione in lingua curda, così come i programmi d’insegnamento e la validità dei diplomi che vengono rilasciati nelle scuole del Rojava, tutto rimane invariato.

La settimana scorsa però i mezzi dell’esercito siriano sono arrivati nella vostra roccaforte di Hassakah e a Qamishli. Non sembra pertanto che la situazione nel Rojava sia la stessa di prima. Qual è la sua analisi ?

Si tratta di forze del Ministero dell’Interno che sono venute per un mese con l’obiettivo di preparare l’integrazione con le Asayish. Preciso che questi militari vengono da Daraa, non da Damasco. Anche per quanto riguarda la gestione dei valichi di frontiera, dell’aeroporto di Qamishli e i proventi della vendita del petrolio verrà tutto condiviso e la maggior parte dei lavoratori rimarrà locale.

Avete apprezzato la mediazione e le rassicurazioni fatte a voi curdi dal presidente francese Emmanuel Macron. O si tratta solo di parole vuote?

Rispetto all’accordo del 10 marzo del 2025 con il regime di Damasco, quello attuale sembra offrirci più garanzie grazie alla mediazione della Francia e degli Usa, ma non è detto che le promesse di Parigi e Washington siano genuine. Dobbiamo per questo rimanere vigili e preparati a difenderci.

Secondo il comandante delle Sdf, Mazloum Abdi, se non avesse firmato l’accordo, voi curdi siriani sareste stati a rischio di genocidio. Se è vero, come si puó convivere con chi vorrebbe la vostra estinzione?

Ha ragione, vivere con questa spada di Damocle è molto difficile e bisogna sempre essere pronti a difenderci. Proprio per tentare di scongiurare un eventuale nuovo conflitto con il regime di Damasco, quando abbiamo ricevuto le garanzie degli Stati Uniti e della Francia abbiamo firmato l’accordo. Se non l’avessimo fatto specialmente la Turchia avrebbe continuato a fomentare Damasco. Ora, siccome il presidente Trump ha chiamato al Sharaa e il presidente turco Erdogan per fermare il genocidio che stavano compiendo contro di noi curdi, dobbiamo trattare con chiunque sia al potere a Damasco. Del resto non siamo interessati a dividere la Siria o separarci da essa bensì a spingerla a diventare una democrazia che riconosca i diritti di tutte le etnie e confessioni che la compongono: curdi, drusi, alawiti, siriaci, cristiani, yazidi, ovvero non solo i diritti dei cittadini arabi di fede islamica. Di conseguenza, da adesso in poi dobbiamo lottare tutti assieme per cambiare la Costituzione perchè questi diritti, per essere davvero garantiti, devono essere iscritti nella Carta.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione