Il mondo FQ

Olimpiadi, la cerimonia d’apertura: la sfilata deserta, fischi a Israele e Vance. La pace confinata ai discorsi di Ghali e Theron

A San Siro un inizio frizzate, il boato per Mattarella e Rossi, poi lo spettacolo dei 5 cerchi. La passarella "diffusa" però è stata lunga e poco coinvolgente. Infine tanti rituali, prima dell'accensione del braciere
Olimpiadi, la cerimonia d’apertura: la sfilata deserta, fischi a Israele e Vance. La pace confinata ai discorsi di Ghali e Theron
Icona dei commenti Commenti

Il filo conduttore dell’armonia. La promessa che gli atleti sarebbero stati al centro di tutto. Invece sia la pace – valore fondante delle Olimpiadi – sia gli sportivi sono in qualche modo finiti in un angolo. Con la cerimonia d’apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, l’Italia ha voluto mostrare al mondo le sue bellezze: il paesaggio, la storia, la cultura, l’arte, la moda, la musica e la letteratura. Lo spettacolo non è mancato, ma l’inizio della celebre sfilata degli atleti ha messo subito a nudo i limiti di una cerimonia diffusa: a San Siro, cuore dell’evento, per infiniti minuti hanno marciato solo i cartelli dei Paesi presenti, con al massimo un paio di atleti al seguito. Gli unici acuti sono stati i fischi (leggeri) per Israele e quelli ben più nitidi per J. D. Vance, vicepresidente degli Usa. Poi ci ha provato la delegazione italiana a riaccendere l’entusiasmo. Dopo quasi tre ore e mezza di cerimonia, il momento dell’accensione del braciere olimpico, all’Arco della Pace e a Cortina. Mentre gli spalti di San Siro già cominciavano a svuotarsi, come nel recupero di una partita di Serie A.

Anche prima dell’inizio della cerimonia il Meazza aveva faticato a riempirsi, per via di un po’ di caos una volta superati i varchi dei controlli. Una volta iniziato l’evento, complici i giochi di luce sugli spalti, l’atmosfera però si è subito scaldata. Merito di una prima parte di spettacolo densa, ritmata, coinvolgente, che ha messo subito sul piatto tutto il repertorio da cui l’Italia può attingere. L’arte, con il tributo ad Antonio Canova. Il cinema, con Matilda De Angelis a ricordare Fellini e La dolce vita. E ancora la musica classica italiana, con protagonisti Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini. Qualche cliché, pure un momento trash con i tre pupazzi-compositori a ballare sulle note del jingle di Milano-Cortina.

Il tutto però ha funzionato e coinvolto il pubblico, fino all’ingresso in scena del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sul tram guidato da Valentino Rossi. La strana coppia è stata accolta dal boato del pubblico. Altre citazioni alle bellezze italiane: la moda, con il breve tributo ad Armani. Poi l’inno cantato da Laura Pausini e infine anche la letteratura: L’infinito di Giacomo Leopardi recitato da Pierfrancesco Favino. Infine, a chiudere il blocco iniziale, la composizione dei 5 cerchi sospesi al centro di San Siro, forse l’idea più azzeccata dell’intera cerimonia.

Subito dopo però ecco la sfilata. O meglio, il deserto. Al Meazza per vedere i primi atleti gli spettatori hanno dovuto aspettare l’Armenia. Altri sportivi sfilavano nelle varie località sul maxischermo. Se le Olimpiadi diffuse stanno creando problemi logistici, la sfilata diffusa ha distrutto l’atmosfera. Giusto lo sciatore brasiliano Lucas Pinheiro Braathen ha provato a spezzare la monotonia con un po’ di show. Mentre altre delegazioni sembrano quasi aver snobbato la cerimonia, come la Svezia che ha lasciato a casa molti atleti. Tra i momenti clou, l’atmosfera fredda per Israele, gli applausi sentiti per l’Ucraina e i fischi a Vance. La delegazione statunitense era stata accolta dal boato del pubblico, poi però quando sul maxischermo è comparso il vice di Donald Trump sono piovuti i buu.

Dopo un’ora e mezza di agonia, ecco la delegazione azzurra. L’entusiasmo di Federico Pellegrino e Arianna Fontana, l’immagine di Amos Mosaner che porta sulle spalle Federica Brignone a Cortina. San Siro che torna a scaldarsi. Poi il lunghissimo blocco con protagonista Sabrina Impacciatore, forse più a uso delle tv che degli spettatori dal vivo. E ancora, l’infinito discorso di Giovanni Malagò. Per l’ex presidente del Coni era il momento atteso da una vita. Ma anche la presidente del Cio, Kirsty Coventry, non è stata da meno. Subito dopo Mattarella ha dichiarato aperti i Giochi mentre il pubblico intonava “Sergio, Sergio, Sergio”. Doveva essere un momento solenne.

Il blocco successivo è stato dedicato al passaggio della torcia, con la voce di Andrea Bocelli protagonista. Qui si è rivisto qualche sportivo: Bergomi e Baresi, le pallavoliste Danesi, Egonu e Cambi, poi i colleghi maschi Anzani, Giannelli e Porro. Ed eccolo, subito dopo, ristretto in pochi minuti, il tema della pace. Doveva essere uno degli argomenti portanti. È emerso dopo quasi tre ore di cerimonia. Prima Ghali ha letto i versi di “Promemoria (Memorandum)” di Gianni Rodari, con un monito chiaro: “Ci sono cose da non fare mai, per esempio la guerra“. Poi è arrivata a sorpresa Charlize Theron: l’attrice sudafricana, ambasciatrice per la pace delle Nazioni Unite, ha letto un messaggio ispirato dalle parole di Nelson Mandela.

Capitolo pace chiuso e archiviato, prima dei momenti di rito: l’arrivo della bandiera olimpica, l’inno, il giuramento di atleti, allenatori e arbitri. Un ultimo blocco dedicato a Samantha Cristoforetti, infine ecco l’accensione dei bracieri: uno a Milano, uno a Cortina. Gerda Weissensteiner e Manuela Di Centa hanno passato la torcia a Enrico Fabris, che poi l’ha consegnata ad Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, i due tedofori più attesi. A Cortina invece è stato Gustav Thöni a passare la fiaccola, a sorpresa, a Sofia Goggia. L’azzurra ha acceso il braciere di Cortina, Tomba e Compagnoni hanno illuminato quello dell’Arco della Pace. Che almeno così è tornata per un attimo protagonista.

I commenti a questo articolo sono attualmente chiusi.