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Olimpiadi, le speranze di medaglia dell’Italia: l’obiettivo è il record di Lillehammer, l’incognita è sugli ori

A Milano-Cortina la spedizione azzurra si presente con una profondità eccellente: può puntare al podio in tantissime gare. Al netto dello sci, ci sono il biathlon e gli sport del ghiaccio. Ma il vero traino potrebbe arrivare dalle cosiddette discipline minori
Olimpiadi, le speranze di medaglia dell’Italia: l’obiettivo è il record di Lillehammer, l’incognita è sugli ori
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Confermare la crescita che l’intero movimento sportivo italiano, ed in particolare quello invernale, ha dimostrato negli ultimi anni ed edizioni olimpiche. Migliorare, se possibile, il risultato di Pechino 2022. Con un sogno nel cassetto, neanche troppo nascosto o irraggiungibile: battere in casa lo storico record di Lillehammer ’94, cioè sfondare la fatidica quota delle 20 medaglie olimpiche.

È questo il grande obiettivo con cui l’Italia arriva ai Giochi di Milano-Cortina 2026, dove si disputeranno 116 gare in 16 sport, mai così tante: basti dire che a Torino 2006, dove l’Italia chiuse con 5 ori e 11 podi totali, furono 84 eventi in 7 discipline, un aumento del 40% in 20 anni. La spedizione azzurra è profonda, caratteristica tipica del nostro movimento che non lascia indietro nessuno o quasi (a scapito magari di qualche eccellenza). Siamo competitivi in tante discipline, non tutte perché proprio negli sport invernali rimangono alcuni buchi strutturali (hockey, salto con gli sci e combinata nordica su tutti). Ma comunque, complice anche il fattore casa, le possibilità di medaglie sono tantissime. Un po’ meno forse quelle di vittoria, e questa però non è una differenza banale alle Olimpiadi, dove basta un oro in più o in meno per scalare diverse posizioni nel medagliere, indipendentemente dal numero di podi e dal bilancio complessivo dell’edizione. Perciò il ritorno nella Top 10, che manca proprio da Torino 2006, è un risultato relativo, che dipenderà da una serie di combinazioni e dall’andamento degli altri Paesi. Meglio allora concentrarsi su se stessi.

Tutti quanti abbiamo in testa quelle due-tre gare simbolo della neve, i nostri campionissimi più famosi, a partire da Sofia Goggia. Ma non è detto che il bilancio di Milano-Cortina dipenda proprio da loro, non soltanto almeno. Prendiamo ad esempio lo sci, la disciplina regina e più attesa dei Giochi invernali. Abbiamo tante carte da giocare in tanti eventi, però alla fine la migliore forse è la meno prenosticabile, perché fino a un anno fa non era mai salito sul podio: oggi invece Giovanni Franzoni è a tutti gli effetti un top mondiale in discesa e in Super-G, dove può insidiare Odermatt. Bisogna vedere se si confermerà anche sul palcoscenico olimpico. Non temono certo la pressione invece i veterani: tra gli uomini Dominik Paris proverà per l’ultima volta a prendersi la medaglia olimpica che gli manca, sulla sua pista preferita che può essere un fattore. E poi, ovviamente, aspettiamo le donne: Goggia ha vissuto fin qui una stagione abbastanza opaca, ma è apparsa in crescendo nelle ultime uscite; la speranza è che si sia tenuta la prestazione per la gara più importante. Federica Brignone è stata già protagonista di un ritorno strepitoso (sesta in gigante dopo un anno di inattività per il grave infortunio). Outsider Laura Pirovano e Mattia Casse. Mentre nelle specialità tecniche (soprattutto lo slalom) difficile salire sul podio.

Quindi sono altri gli sport che spingeranno davvero il medagliere. Il biathlon, ad esempio, dove non abbiamo mai vinto un oro e forse è arrivato il momento di sfatare il tabù. Dorothea Wierer vuole chiudere la carriera alla grande, nella sua Anterselva. Lisa Vittozzi è in cerca di rilancio. Soprattutto insieme, nella staffetta femminile (ma anche mista), possono portare più d’una medaglia. E tra gli uomini Tommaso Giacomel è uno dei favoriti nella sprint, pronto a dire la sua anche nella mass start. Meno speranze nello sci di fondo: Federico Pellegrino ha retto per anni il movimento sulle sue spalle, ma stavolta sarà dura confermare l’argento di Pyeongchang e Pechino perché la rotazione ha voluto la sprint a tecnica classica (e non libera, la sua favorita); più facile provarci nella team sprint.

Occhi puntati allora tanto sul ghiaccio. Nel pattinaggio, artistico e soprattutto di velocità, e poi nello short track. In pista corta c’è l’eterna Arianna Fontana chiamata a ritrovarsi ai Giochi dopo un periodo così così (discorso simile a quello su Sofia Goggia: mai dubitare della sua classe), mentre al top della forma arriva Pietro Sighel; entrambe le staffette sono competitive. Nello speed skating, puntiamo su Andrea Giovannini, Davide Ghiotto e la squadra maschile.

E poi ci sono le cosiddette discipline minori, magari non seguitissime, che però già nell’ultima edizione furono la vera locomotiva azzurra. Nello snowboard, dove si assegnano una marea di medaglie, gli azzurri sono tra i dominatori (soprattutto in un paio di specialità): Roland Fischnaller e Michela Moioli su tutti, ma anche Bormolini, March, Dalmasso, Visintin. Nel freestyle Simone Deromedis è da podio nello skicross (con l’incognita della giovanissima Flora Tabanelli, da poco rientrata da un infortunio). A Pechino scoprimmo il curling, con la coppia d’oro CostantiniMosaner, che stavolta ci riprova almeno per il podio (difficili le prove a squadre, anche perché le nazionali sono dilaniate dalle polemiche). Ora potrebbe essere la volta dello sci alpinismo, nuova disciplina che debutta ai Giochi, fortemente voluta proprio dall’Italia che potrebbe monetizzare con almeno una medaglia. Infine tutte le discipline di discesa, bob (Patrick Baumgartner), slittino (Dominik Fischnaller e il team relay), persino lo skeleton dove storicamente abbiamo meno tradizione: gli azzurri avranno il favore di giocare in casa e di conoscere i catini (nuovi di zecca) come nessun altro.

Negli ambienti del Coni, tra i ben informati, circola una previsione che si aggira tra le 17 (il risultato di Pechino) e le 20 medaglie (il record di Lillehammer). L’impressione è che, come per Parigi, si abbassi un po’ il tiro per gridare poi al miracolo. Ne arrivassero di meno, considerando che giochiamo in casa, onestamente resterebbe un pizzico di delusione. Fossero di più (non è impossibile avvicinarsi addirittura a 25, ma con pochi ori), sarebbe semplicemente storia.

X: @lVendemiale

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