Ciclone Harry, al Sud salgono tensione e incertezze, ma il decreto sui ristori non approda in Consiglio dei ministri
Nulla di fatto. Il decreto sui ristori destinati a Sicilia, Sardegna e Calabria per i danni causati dal ciclone Harry non approda in Consiglio dei ministri. O meglio, non c’è neppure una riga all’ordine del giorno nella convocazione. Restano ancora una serie di nodi da sciogliere a iniziare da una più precisa conta dei danni e dall’individuazione delle risorse. Nel frattempo, con in corso l’allerta gialla per il maltempo in nove regioni, tra cui Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Campania e Calabria, a Messina è iniziata l’attività di verifica dei danni nell’area sud della città, la più colpita. A San Filippo del Mela sono state evacuate alcune case a rischio crollo. La tensione resta alta e i cittadini si aspettano il pacchetto di interventi promesso. Non bastano le dichiarazioni del presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, al pontificale per Sant’Agata, in cattedrale a Catania: “Stiamo lavorando senza sosta per portare ristori e aiuti e porre le basi affinché i nostri territori e la nostra gente si rialzino e siano sicuri”. E non hanno certo rassicurato le parole pronunciate dal ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, durante la sua informativa in Senato e Camera, diventata un’arringa difensiva sulle responsabilità nella frana di Niscemi. Arringa che, però, fa acqua da tutte le parti. Anche perché Musumeci sostiene di non aver ricevuto alcuna informazione “del rischio incombente su una frana che era in stato così avanzato da rendere vano qualunque intervento”. Ma si parla dello stesso ministro che è stato anche Commissario straordinario per il dissesto idrogeologico della Sicilia. Con queste premesse, ogni ora di attesa alimenta la preoccupazione delle comunità interessate.
Il ministro cita i dati (super noti) e il governo taglia i fondi per il dissesto
Citando i dati dell’Ispra del 2024, poi, Musumeci ricorda che in Sicilia “nove Comuni su 10 sono ad alto rischio frana”, mentre “oltre il 94% dei territori italiani è esposto a pericolo idrogeologico, valanghe ed erosione costiera”. E già, ma non è certo una novità. Non solo perché sono i dati del 2024, ma soprattutto perché non si discostano molto da quelli del 2023, del 2022 e via dicendo andando a ritroso nel tempo. Insomma, la situazione del paese è questa da anni. Più si costruisce, più peggiora. E lo stesso accade con l’aumentare della frequenza degli eventi estremi. Eppure, come ricordato dai parlamentari del Comitato Pianeta 2050 del M5S, coordinato dal vicepresidente della Camera, Sergio Costa, nell’ultima legge di Bilancio i fondi per il dissesto idrogeologico sono stati tagliati di 134 milioni di euro.
L’attesa per il testo del decreto ristori
E ora, però, c’è un problema enorme da risolvere, per il quale non basta certo il primo stanziamento da 100 milioni di euro deliberato dal Consiglio dei ministri per le tre regioni colpite. Le prime stime parlano di circa 2 miliardi di euro di danni, uno dei quali solo in Sicilia, ma il rischio maggiore è che le attività produttive restino paralizzare per l’assenza di risorse o, ancora peggio, per l’incapacità di utilizzare quelle che arrivano a causa dei soliti ostacoli burocratici. Il decreto tanto atteso dovrebbe contenere risorse per le amministrazioni, aiuti per le famiglie e per le attività imprenditoriali. Per quanto riguarda la Regione Sicilia, invece, oltre allo stanziamento di tre milioni di euro per risarcire le imprese ittiche e lo stop per il 2026 al pagamento dei canoni per le concessioni demaniali marittime, è stato publicato l’avviso pubblico sui contributi straordinari destinati alle attività di gestione di stabilimenti balneari o ricadenti sui litorali che hanno subito perdite significative e sospensioni di attività. Ogni contributo è concesso sulla base di una perizia tecnica, con un limite massimo di 20mila euro ma, come scritto, si concentra sui danni registrati sul litorale, escludendo le zone interne. È poi prevista una seconda tranche di aiuti, il 60% a tasso zero e il 40% a fondo perduto, con pre-ammortamento delle rate per tre anni. La coperta è molto corta, anche se la ricognizione dei danni è ancora in corso e da quello dipenderà anche la destinazione dei fondi. Tanto che si sta pensando anche all’acquisto di nuove abitazioni per chi è rimasto senza una casa. Il Governo Meloni aspetta ancora i dati da Regioni e Protezione civile ma è chiaro che l’ostacolo principale sarà quello di reperire i fondi.
Dove prendere i soldi, le soluzioni sul tavolo
Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato che il Governo vuole proporre anche l’utilizzo del Fondo di solidarietà europeo. In un’intervista al Corriere della Sera, poi, Renato Schifani aveva parlato anche di un’altra soluzione: “Per reperire ulteriori risorse, raccogliendo l’appello della premier, stiamo valutando anche il disimpegno di alcuni fondi Fsc (Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, ndr) che non hanno rispettato il cronoprogramma”. In questo caso, il Governo risarcirebbe le regioni del Sud con i loro stessi soldi. Una modalità inedita e molto diversa rispetto a quanto fatto in altre occasioni e in altre regioni, come Emilia-Romagna, Toscana e Marche.
Sulle polizze che non garantiscono copertura: scattano le interrogazioni
Come se non bastasse, c’è da risolvere – sempre se sarà possibile – il fattaccio delle polizze assicurative che, come scoperto da molte imprese solo dopo il ciclone – non prevedono la copertura per mareggiate o alluvioni. Federcontribuenti ha lanciato un monito: “Non basta più assicurarsi contro il fuoco, oggi occorre proteggersi dall’acqua, dall’aria e, soprattutto, dalla realtà di un clima che è cambiato in modo evidente”. Ma la riforma introdotta dalla legge di bilancio 2024 e attuata con un decreto di gennaio 2025, definendo gli eventi garantiti (come l’alluvione, il sisma, la frana) esclude le mareggiate. In una penisola. Il M5S ha depositato alla Camera e al Senato due interrogazioni parlamentari, a firma Ida Carmina e Mario Turco, per chiedere al Governo lumi sulle polizze catastrofali, rese dal Governo Meloni obbligatorie per le imprese nella Legge di bilancio 2024. “L’esclusione di alcuni eventi dalle coperture – spiegano i parlamentari – sta rendendo manifesta la truffa implicita in queste polizze, che noi già due anni fa denunciammo come ennesimo balzello a carico delle imprese. Chiediamo al Governo, pertanto, di chiarire immediatamente l’aspetto delle coperture, di ribaltare una normativa truffaldina e soprattutto di intervenire con ristori pubblici veri a tutela dei territori colpiti dal ciclone Harry”.