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Sicurezza, Senato approva la mozione di maggioranza sulle comunicazioni di Piantedosi. No a quella unitaria delle opposizioni

Il testo chiede undici impegni all'esecutivo: dallo stop della decretazione d'urgenza al rientro degli agenti impegnati in Albania. Il ministro in Aula: "Indegno accusarci di aver organizzato le violenze"
Sicurezza, Senato approva la mozione di maggioranza sulle comunicazioni di Piantedosi. No a quella unitaria delle opposizioni
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L’aula del Senato ha approvato con 88 voti favorevoli e 56 contrari la risoluzione presentata dal centrodestra dopo le comunicazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sui fatti di Torino. Assorbita quella di Azione che ha votato a favore di quella della maggioranza. Il ministro aveva respinto le accuse al governo sull’idea “che le violenze siano state in qualche modo organizzate” e ha ribadito: “Serve il fermo preventivo”. Mentre il titolare del Viminale ancora parlava a Palazzo Madama, i capigruppo delle opposizioni hanno incontrato insieme la stampa per annunciare un testo unitario che chiede 11 impegni all’esecutivo: dallo stop alla decretazione d’urgenza sulla sicurezza al rientro degli agenti impegnati in Albania. Testo al quale però il voto è stato precluso dall’approvazione della risoluzione di maggioranza. Nelle stesse ore, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano veniva convocato al Colle per parlare proprio del pacchetto Sicurezza. “Abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole e molto equilibrato. Altrimenti prenderemo atto dei rilievi fatti”, è il commento di Piantedosi sul confronto col Quirinale. Ottimista si è detto il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, spiegando che “molto probabilmente ci saranno due provvedimenti”, con una parte che andrà in un decreto e una parte in un disegno di legge.

La risoluzione unitaria delle opposizioni con 11 impegni

I capigruppo di Pd, M5s, Avs e Iv al Senato Francesco Boccia, Stefano Patuanelli, Peppe De Cristofaro e Raffaella Paita hanno presentato una risoluzione unitaria sulle comunicazioni di Piantedosi con 11 impegni per l’esecutivo. “Di fronte alle forzature istituzionali di queste ore e al tentativo di strumentalizzare un tema così delicato come la sicurezza – ha detto il dem Boccia – per incendiare il Paese e coprire i fallimenti del governo Meloni le opposizioni si sono unite”. È “inaccettabile che Giorgia Meloni avesse già deciso di varare un decreto per coprire i fallimenti sulla sicurezza utilizzando gli incidenti e chiedendo alle opposizioni di condividere un decreto che noi avverseremo perché ha caratteristiche di un decreto securitario fuori dal perimetro della Costituzione, esattamente come gli altri due che abbiamo contestato”. “Credo – ha sottolineato il 5 stelle Patuanelli – che il segnale di unità dell’opposizione sia un segnale importante, la destra si sta spaccando e Vannacci sarà un grosso problema per Meloni, il campo progressista sarà una proposta alternativa per il governo del Paese”.

Niente decretazione d’urgenza “in materia di ordine pubblico” privilegiando invece “veicoli normativi di iniziativa parlamentare che possano consentire un reale confronto democratico a salvaguardia dei diritti e dei limiti previsti dalla Costituzione”. E’ il primo impegno della risoluzione. Il documento, che ribadisce la massima solidarietà alle forze dell’ordine coinvolte, impegna anche il governo a stanziare risorse per “il completamento della pianta organica delle forze di pubblica sicurezza ben oltre il semplice turnover nonché l’adeguamento e il potenziamento dei mezzi, delle dotazioni personali e strumentali di sicurezza degli agenti e dei servizi logistici”. L’invito è inoltre quello a “richiamare gli agenti attualmente inviati in Albania, in un centro totalmente inutile, per utilizzare la loro presenza e competenza a difesa della sicurezza nel territorio italiano”. Si chiede ancora di isolare i gruppi violenti ma anche “astenersi da qualsivoglia iniziativa legislativa volta a prevedere una limitazione del diritto costituzionalmente garantito di manifestazione del proprio pensiero attraverso provvedimenti amministrativi limitativi della libertà personale. Si propone ancora di “reintrodurre la procedibilità d’ufficio per quei reati di particolare disvalore sociale, come alcune fattispecie di furto aggravato” e ancora di “abrogare alcune recenti norme contenute nel decreto Nordio che rendono inefficace e ostacolano l’azione sulla sicurezza, ad esempio l’avvertire le persone da arrestare prima di farlo”. Nessuna ipotesi di cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni, “per non penalizzare ingiustamente chi manifesta in modo libero e civile usando il pretesto di facinorosi che non si è in grado di controllare”.

E se le opposizioni accusano il governo di aver perso un’occasione, la stessa accusa rivolge loro il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, nel suo intervento in aula sulle risoluzioni presentate. “Eravamo disponibili a presentare una risoluzione unitaria (con le opposizioni, ndr) senza elementi divisivi. In fondo non dovrebbe essere divisiva la solidarietà alle forze dell’ordine, la condanna di ogni forma di violenza nelle manifestazioni politiche, il ripristino della legalità anche sugli sgomberi delle occupazioni abusive e misure atte a dare maggiore protezione e tutela alle forze dell’ordine. Ma abbiamo ricevuto un totale diniego”, ha detto. “Eravamo disponibili a inserire nel testo – ha aggiunto – anche una frase che specificasse che non sono precluse divisioni sulle misure che potranno essere prese come ad esempio il decreto sicurezza. Ma ci è stato detto di no, io francamente dagli interventi (delle opposizioni, ndr) non ho capito il perché. Guardando nelle risoluzioni vedo effettivamente una differenza: nella risoluzione delle opposizioni non compare la questione degli sgomberi degli immobili occupati abusivamente perché tutto ciò è nato dallo sgombero di Askatasuna”.

Piantedosi in Aula: “Serve il fermo preventivo”

Piantedosi, intervenendo in Senato per le comunicazioni sugli scontri di Torino, ha difeso gli interventi annunciati dal governo: “Serve una norma che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo: ci vuole un fermo preventivo. Il governo intende introdurre una misura che va proprio in questa direzione: impedire a chi è noto per comportamenti violenti di infiltrarsi e colpire. L’auspicio è che tutti gli attori istituzionali, politici e sociali contribuiscano in modo responsabile a questo percorso”. E ha accusato: “È arrivato il momento per tirare una netta linea di demarcazione; da una parte chi vuole isolare i violenti, dall’altra chi vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni che potrebbero e dovrebbero essere invece del tutto pacifiche e legittime, nell’interesse di chi le organizza e le partecipa”.

Il ministro ha anche respinto le accuse: “C’è chi ha persino adombrato l’idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate, dal governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme. È un’accusa evidentemente grave e strumentale. È un’insinuazione indegna e priva di qualsiasi riscontro nella realtà, che si scontra con un dato oggettivo e incontrovertibile: le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l’attuale governo. Sono oltre trent’anni che questi episodi si ripetono con regolarità, cavalcando di volta in volta temi diversi: Tap, Tav, alternanza scuola-lavoro, Expo, ambientalismo, immigrazione, Medio Oriente. Cambiano le argomentazioni, ma lo stile, o meglio il metodo squadrista, resta lo stesso”. E ha chiuso: “Io credo che se un teppista tenta di uccidere un poliziotto, la responsabilità sia del teppista, non del poliziotto. Io credo che se una persona commette un reato, la colpa sia di chi lo commette, non della pattuglia che in quel momento non si trovava in quel punto preciso. Dare la colpa allo Stato è spesso un modo per assolvere i colpevoli e, allo stesso tempo, per assolversi” ha sottolineato.

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