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Crans-Montana, Mattarella in visita ai feriti ricoverati al Niguarda: “Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena”

La collaborazione giudiziaria tra Svizzera e Italia, ritenuta decisiva per fare piena luce sulla strage, procede ma con evidenti complessità. Solo nei giorni scorsi la Procura vallesana ha dato il via libera all’assistenza giudiziaria
Crans-Montana, Mattarella in visita ai feriti ricoverati al Niguarda: “Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena”
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“Ringrazio voi per ciò che fate abitualmente e per ciò che avete fatto e state facendo in questa circostanza – ha detto il capo dello Stato al personale del Niguarda – Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena”. Una visita a sorpresa quella del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che è stato per 40 minuti all’ospedale Niguarda per i ragazzi feriti in Svizzera e ricoverati dopo il rogo di Crans-Montana.

“È stata una sorpresa e una gioia per i genitori che erano ovviamente felicissimi ed è stato molto emozionante e commovente – ha commentato Bertolaso -. L’umanità del presidente della Repubblica la conoscono tutti e tutti i genitori sono rimasti molto colpiti e toccati dalle sue parole e dalla visita che si è prolungata parecchio”. Il presidente “ha voluto anche incontrare alcuni ragazzi del centro ustioni, quelli che potevano incontrarlo e si è informato in dettaglio sulla situazione degli altri ragazzi. Ha ringraziato il personale sanitario, scattato foto con infermieri e medici e con i genitori dei ragazzi. È stato un momento molto importante e significativo – ha raccontato Bertolaso – che rimarrà nella storia di questo ospedale. “Il decorso dei ragazzi sta andando bene, tutto procede come noi speravamo”.

È morto a distanza di un mese esatto dall’incendio che ha devastato il bar Constellation di Crans-Montana. Con il decesso di un diciottenne svizzero, ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale di Zurigo, sale a 41 il numero dei giovani che hanno perso la vita nella strage di Capodanno. La conferma ufficiale è arrivata dal Canton Vallese: il ragazzo è deceduto sabato scorso. Alexis Bollag giocava a basket nelle giovanili del Pully Lausanne, club professionistico iscritto alla Swiss Basketball League.

Domenica è arrivato il messaggio del Papa in occasione della messa di trigesimo, parole di conforto rivolte ai familiari delle vittime, colpiti – come ha sottolineato il Pontefice – non solo dalla sofferenza, ma anche da un senso di incomprensione e abbandono. Un riferimento che riecheggia le polemiche sollevate dai parenti, in particolare di quelli delle sei vittime italiane, per la scarcerazione del gestore del locale, Jacques Moretti, avvenuta dopo il pagamento della cauzione, e per un percorso giudiziario percepito come lento e accidentato.

Sul fronte delle indagini, la morte della 41ª vittima arriva in una fase ancora delicata. La collaborazione giudiziaria tra Svizzera e Italia, ritenuta decisiva per fare piena luce sulla strage, procede ma con evidenti complessità. Solo nei giorni scorsi la Procura vallesana ha dato il via libera all’assistenza giudiziaria richiesta dai magistrati di Roma, che hanno aperto un fascicolo per disastro colposo. Il 19 febbraio è previsto un incontro tra inquirenti.

L’iter resta tuttavia articolato: gli inquirenti italiani attendono la trasmissione completa degli atti istruttori svizzeri – dai verbali degli interrogatori alla documentazione sulle autorizzazioni comunali e sulle presunte violazioni delle norme di sicurezza – prima di poter imprimere un’accelerazione all’inchiesta. Al momento, il procedimento italiano è ancora contro ignoti. Anche sul piano operativo emergono difficoltà. Non è stato ancora definito l’invio di un team investigativo italiano sul posto, né la creazione di una squadra investigativa comune internazionale, passaggio ritenuto fondamentale per un’indagine realmente congiunta e per la raccolta diretta delle prove.

Intanto, tra gli elementi che potrebbero entrare agli atti figurano le 171 chiamate ai servizi di emergenza svizzeri nelle ore successive all’incendio: voci concitate, richieste di aiuto, la percezione iniziale di un intervento ordinario che si trasforma, minuto dopo minuto, nella consapevolezza di una catastrofe.

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