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Gaza, riaperto il valico di Rafah: “Ogni giorno passeranno 50 persone da e verso l’Egitto”. Media: “Israele uccide un bimbo di 3 anni”

Il check point era stato chiuso nel marzo 2024. L'Idf ha aperto il fuoco sulle tende degli sfollati ad Al Mawasi: morto il piccolo Iyad Ahmed Naeem al-Rabài
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A quasi due anni dalla sua chiusura, il valico di Rafah è stato riaperto per l’ingresso e l’uscita dei residenti della Striscia di Gaza. Secondo i media statali del Cairo attraverso il principale check point al confine tra l’enclave palestinese e l’Egitto “cinquanta persone entreranno a Gaza dall’Egitto e cinquanta persone arriveranno da Gaza, nei primi giorni di operatività del valico”. “A partire da questo momento, e in seguito all’arrivo delle squadre Eubam per conto dell’Unione Europea, il valico è aperto al movimento dei residenti, sia in entrata che in uscita”, ha confermato un funzionario israeliano, riferendosi alla missione europea di assistenza alle frontiere.

Il valico era stato chiuso nel marzo 2024, a eccezione di una breve riapertura nel 2025. Ieri si era svolta una giornata di controlli e test. Tutti i palestinesi di Gaza che vorranno entrare o uscire dalla Striscia – spiega il Times of Israel – dovranno ottenere il nullaosta del Cairo, che dovrà inviare i nomi al servizio di sicurezza interna israeliano Shin Bet per l’autorizzazione. Israele supervisionerà a distanza l’uscita dei cittadini di Gaza verso l’Egitto. Da una sala di controllo, gli ufficiali israeliani, utilizzando un software di riconoscimento facciale, verificheranno che coloro che lasciano la Striscia siano presenti nell’elenco dei nomi approvati e apriranno un varco al valico per consentirne il passaggio. L’ingresso a Gaza dall’Egitto inoltre includerà un controllo di sicurezza israeliano. I palestinesi arriveranno a un posto di blocco dell’Idf dopo aver attraversato il valico di Rafah e solo in seguito potranno proseguire verso la Striscia.

Secondo Oxfam, che più volte ha lanciato appelli perché vengano fatti entrare aiuti senza restrizioni, la riapertura del valico è un primo passo, ma non basta. Tutti i valichi verso la Striscia “devono essere aperti al più presto alla libera circolazione di persone, aiuti umanitari e merci” dice Paolo Pezzati portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia. Quello di Rafah “non può continuare a essere gestito a discrezione di autorità terze, che ogni giorno consentono il transito solo a un numero simbolico di palestinesi, negando il diritto fondamentale alla libertà di movimento Le merci e gli aiuti umanitari devono poter circolare liberamente e in sicurezza, come prevede il diritto internazionale, così come le persone devono poter attraversare il valico senza temere di non poter rientrare a Gaza e restare bloccate a tempo indeterminato. Allo stesso tempo, il transito attraverso il valico deve consentire di rispondere alla catastrofe umanitaria in corso, rendendo possibili, ad esempio, le evacuazioni per emergenze mediche”

Nella Striscia, intanto, le Israel Defense Forces continuano a uccidere. Un bambino palestinese di tre anni è stato ucciso dalle truppe israeliane nella zona di al-Mawasi, nel sud di Gaza, vicino alla città di Khan Younis. L’attacco è avvenuto al di fuori delle aree di dispiegamento dell’esercito israeliano nel sud di Gaza, secondo quanto riferito ad Al Jazeera da fonti del Nasser Medical Complex.

Il bimbo si chiamava Iyad Ahmed Naeem al-Rabài, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Wafa. È stato ucciso quando le batterie israeliane hanno bombardato alcune tende che ospitano gli sfollati. Situata lungo la costa di Gaza, vicino alla città meridionale di Khan Younis, al-Mawasi ospita un vasto campo profughi che ospita decine di migliaia di palestinesi che vivono in condizioni di miseria, ricorda ancora Al-Jazeera. Nonostante i continui attacchi mortali, prosegue la testata araba, Israele ha descritto l’area come una “zona di sicurezza umanitaria”.

Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, il 10 ottobre 2025, Israele ha ucciso più di 500 palestinesi a Gaza e ne ha feriti altri 1.400, secondo il Ministero della Salute palestinese.

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