Oro, dopo i prezzi record scatta la retromarcia: crollano le quotazioni sui mercati asiatici
La corsa dell’oro che aveva infiammato i mercati finanziari a inizio anno si è improvvisamente trasformata in una brusca retromarcia. Dopo settimane di acquisti massicci e aggiornamenti dei massimi storici, il metallo giallo ha registrato un’inversione di tendenza netta, con vendite diffuse e prezzi in caduta, segnale di una fase di forte volatilità che coinvolge anche l’argento.
Negli scambi asiatici le quotazioni del lingotto sono scese di oltre il 7%, fino a 4.506 dollari l’oncia. Ancora più marcata la contrazione dell’argento, che ha perso il 10%, attestandosi intorno ai 76 dollari l’oncia. Un arretramento significativo che interrompe un rialzo che, solo poche settimane fa, aveva portato i preziosi su livelli record.
A gennaio, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche e incertezze finanziarie, il bene rifugio per eccellenza aveva toccato nuovi picchi storici, sostenuti soprattutto dalle mosse delle banche centrali, impegnate ad aumentare le riserve di lingotti, e dalla ricerca di asset difensivi da parte degli investitori. Il Financial Times sottolinea che la nomina venerdì scorso come nuovo governatore della Fed di Kevin Warsh, considerato una scelta ortodossa, ha dissipato i timori che il successore di Jay Powell possa adottare misure troppo accomodanti sull’inflazione, timore che aveva alimentato i guadagni dei metalli preziosi.