In migliaia per Askatasuna a Torino, dopo il corteo scattano gli scontri: lancio di bombe carta e cassonetti in fiamme, sei feriti
Migliaia di persone hanno marciato pacificamente per le strade del centro di Torino, per protestare contro lo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna, rimasto attivo per quasi trent’anni prima dello sgombero a fine 2025. Secondo gli organizzatori, i due cortei provenienti da Porta Susa e da Porta Nuova, insieme a quelli partiti dalla sede delle facoltà umanistiche occupata, Palazzo Nuovo, hanno riunito in tutto da circa 50mila persone. Per la questura gli attivisti presenti erano invece 15mila. Dopo avere seguito il percorso prestabilito, il corteo si è disperso senza tensioni. Nel frattempo, però, poche centinaia di attivisti, dotati di casco, alcuni anche di maschere antigas e di mascherine, sono andati una parte verso la sede del centro sociale e un’altra parte verso il campus universitario Einaudi, scatenando gli scontri con la polizia. Scontri durissimi, con uso di bombe carta e altre armi artigianali: i manifestanti hanno anche appiccato vari incendi, dando alle fiamme anche un blindato della polizia. Si contano per il momento sei feriti.
Gli scontri con la polizia
A provocare gli scontri, scrive l’Ansa, sono stati gruppi di autonomi e di anarchici: hanno iniziato a lanciare bombe carta e fuochi d’artificio contro le forze dell’ordine in corso Regina Margherita, dove al numero 47 c’era la sede del centro sociale, deviando dal percorso previsto. Manifestanti completamente coperti, testa e volto compresi: erano rimasti fermi prima a lungo, in attesa del buio, per evitare la ripresa dei loro volti da parte delle forze dell’ordine. La polizia ha risposto con i lacrimogeni, poi ha iniziato ad avanzare sia con il personale che con un idrante verso questa piccola parte del corteo, con l’intento di farla arretrare. Nel frattempo, le persone a volto coperto hanno dato fuoco a una serie di cassonetti. Dai dehors dei bar, chiusi, vengono lanciati in strada sedie e tavoli, per sbarrare la strada alle forze dell’ordine. In qualche caso le fiamme sono state particolarmente alte, ma sono state tutte spente. Nel frattempo un altro gruppo di antagonisti, oltre a quello entrato in corso Regina Margherita, si è staccato dal corteo principale per andare al Campus Einaudi, un campus universitario lungo il fiume Dora. I manifestanti hanno lanciato contro le forze dell’ordine dei fuochi d’artificio e la polizia ha risposto con lacrimogeni.
Gli scontri sono proseguiti per oltre un’ora, tra autonomi e anarchici che hanno lanciato molotov, razzi e oggetti contro le forze dell’ordine e ora hanno dato fuoco anche a un blindato della polizia, da cui gli agenti erano usciti e stanno lavorando per spegnere le fiamme. I manifestanti hanno portato nel centro del corso campane di raccolta dei rifiuti, sradicandole dal bordo della strada, così come carrelli della spesa. Poi, all’incirca verso le ore 19, i manifestanti sono stati spinti oltre la Dora. La polizia ha lanciato molti lacrimogeni per allontanare gli antagonisti sul lungo Dora. Il corteo è indietreggiato su via Rossini e la manifestazione si è dispersa su più fronti.
Al momento sono sei le persone portate negli ospedali di Torino a seguito degli scontri tra frange di manifestanti e le forze dell’ordine. Tre feriti sono stati condotti al Cto e gli altri tre al Giovanni Bosco. Nessuno di loro è grave. Il dato si riferisce ai presenti alla manifestazione e non distingue tra manifestanti e forze dell’ordine. La Centrale operativa in occasione della manifestazione di oggi ha rafforzato il presidio delle aree interessate dal passaggio del corteo, chiedendo la massima disponibilità di mezzi alle associazioni convenzionate con equipaggi aggiuntivi in caso di necessità.
Il corteo
Il corteo pacifico invece è partito da Porta Susa per poi ricongiungersi ai dimostranti in presidio davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova. Infine, la marcia verso il Po, per raggiungere anche il terzo spezzone di attivisti, quelli partiti da Palazzo Nuovo occupato. “Lo dico come provocazione: ringraziamo la premier Meloni perché è lei che ha fatto sì che le persone fossero qua ed è da qui che partirà una nuova opposizione al suo governo”, ha detto Stefano, portavoce di Askatasuna, prima della partenza del corteo nazionale contro lo sgombero del centro sociale.
Alcuni attivisti si sono inerpicati sulle transenne che avvolgono l’edificio della ex stazione ferroviaria e hanno srotolato lo striscione “Askatasuna vuol dire libertà”. In piazza hanno sventolato diverse bandiere della Palestina, così come quelle No Tav e i vessilli di rifondazione comunista, Potere al Popolo, Cobas e Cub. “Lo sgombero del centro sociale – ha detto all’Ansa Lorenzo, esponente dell’Usb – rientra al nostro avviso in un vasto e complesso fenomeno repressivo che ha investito, solo per fare un esempio, anche la sospensione dal servizio dei vigili del fuoco che avevano manifestato a favore della Palestina. Noi siamo qui non solo per denunciare tutto questo, ma anche per rilanciare la giornata di sciopero dei porti in programma il prossimo 6 febbraio contro e le guerre e il riarmo “.
Tra i presenti, oltre al fumettista Zerocalcare, anche il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Marco Grimaldi: “Noi siamo qua per dire che il governo non avrà lo scalpo di Torino e penso che in qualche modo questo è anche un segnale, che Torino non vuole essere Minneapolis e nessuno vuole, diciamo, stare in questa idea sovranista e trumpiana di come si piegano le democrazie, e quindi noi siamo qua anche per questo”, ha detto Grimaldi all’Ansa. “È un corteo enorme – ha aggiunto – contro la repressione, contro un governo che vuole prendersi la città militarmente e contro chi pensa di poter cancellare dalle mappe culturali, solidali e sociali i centri sociali”.