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Il principio dell’Ue per cui “un terrorista va trattato da terrorista” non si applica a Israele

L’Alta Rappresentante per la politica estera Kaja Kallas designa i pasdaran come terroristi. Per la Russia già 19 pacchetti di sanzioni. E i crimini di Netanyahu e dei suoi ministri?
Il principio dell’Ue per cui “un terrorista va trattato da terrorista” non si applica a Israele
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“Se ti comporti da terrorista, devi essere trattato da terrorista”, dice l’Alta Rappresentante per la politica estera Ue Kaja Kallas, argomentando la decisione dell’Ue di designare il Corpo della Guardie della rivoluzione iraniana come terroristi e di comminare sanzioni nei confronti di quindici persone e sei entità responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran.

Del resto, l’Ue ha già adottato 19 pacchetti di sanzioni nei confronti della Russia in conseguenza dell’invasione dell’Ucraina: “Se ti comporti da terrorista, devi essere trattato da terrorista”.

Questa me la segno.

Il primo ministro di Israele e il suo ex ministro della Difesa sono accusati di Crimini di Guerra e Crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale, alla quale aderiscono tutti e 27 i paesi dell’Ue. Il Governo di Israele è accusato dall’Onu – alla quale pure aderiscono tutti i paesi Ue – di genocidio: un’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite è arrivata alla conclusione che nella Striscia di Gaza è in corso un “genocidio” dall’ottobre del 2023, accusa mossa anche dalle Ong israeliane B’Tselem e Medici per i diritti umani al termine di lunghe indagini.

Al contempo, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani condanna l’apartheid messo in atto da Israele in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est: “L’annessione di nuovi territori in Cisgiordania e a Gerusalemme est rappresenta una violazione del divieto di acquisizione di territori con la forza”. Il rapporto Onu ricostruisce inoltre come, da decenni, ai palestinesi venga applicato un regime giuridico e militare distinto da quello dei coloni israeliani, limitando la libertà di movimento, di lavoro, di studio, di cura, l’accesso alla terra, all’acqua e ai servizi essenziali. Tecnicamente, Israele pratica la segregazione razziale.

Infinite inchieste giornalistiche, anche israeliane, documentano le condotte terroristiche di Israele, del resto rivendicate da diversi ministri e esponenti della maggioranza (“Combattiamo contro degli animali umani e agiamo di conseguenza”, diceva il ministro israeliano della difesa Gallant annunciando l’assedio a Gaza). Israele prende deliberatamente di mira i civili (“Non ci sono civili innocenti a Gaza”, spiegava il presidente israeliano Herzog, mentre il vicepresidente della Knesset Nissim Vaturi, proponeva di uccidere tutti i maschi adulti di Gaza). Israele utilizza la fame come arma di guerra per imporre una punizione collettiva a un popolo (“Non faremo entrare nemmeno un chicco di grano a Gaza”, spiegava il ministro Bezalel Smotrich).

Allo scopo, Israele ha sottratto all’Onu la distribuzione degli aiuti per affidarla alla Ghf, una società privata ai cui punti di distribuzione del cibo centinaia di palestinesi disarmati, compresi bambini, sono stati uccisi. Nei mesi in cui ha funzionato la Ghf, l’Onu ha denunciato una media di 13 morti ammazzati al giorno ai punti di distribuzione per mano dei militari Israeliana o dei contractors. Israele ha abbordato in acque internazionali le imbarcazioni di civili cariche di aiuti che tentavano di forzare l’embargo illegale. Israele vieta a 37 tra le principali Ong – compresa la Caritas – di operare nella Striscia a soccorso di una popolazione stremata composta in maggioranza di donne e bambini: una persona su due, a Gaza, ha meno di 18 anni.

Israele autorizza i militari a usare i bambini palestinesi come scudi umani, come confessato dai soldati che hanno prestato servizio a Gaza nel documentario Breaking Ranks: Inside the Israeli army di Benjamin Zand. Israele impedisce il libero accesso della stampa internazionale a Gaza, dove l’esercito israeliano ha ucciso più giornalisti che in tutte le guerre del secolo scorso messe insieme. A Gaza, l’esercito israeliano ha ucciso oltre 1800 medici e paramedici per impedire loro di prestare soccorso ai feriti. Il caso più celebre è quello denunciato dal film The voice of Hind Rajab, Leone d’argento a Venezia e candidato all’Oscar ma del quale Israele vieta la visione in Cisgiordania, ordinando ai soldati di fare irruzione nella sala dove viene proiettato.

Israele ha colpito tutti e 36 gli ospedali della Striscia come tutte le chiese cattoliche e le moschee, ha raso al suolo la stragrande maggioranza degli edifici costringendo oltre il 90 per cento della popolazione a sfollare in tende esposte al freddo e alla pioggia. Tende nelle quali si continua a morire di freddo e di fame anche in questi di giorni, a più di tre mesi dalla “tregua” che l’esercito israeliano ha violato una media di tutti i giorni, continuando a bombardare, uccidere, demolire.

Israele ricorre a programmi di riconoscimento facciale come il famigerato “Wher’s daddy?” per seguire gli spostamenti dei presunti terroristi – ricordando che, per la legge israeliana, è imputabile per terrorismo un bimbo di 12 anni che lancia una pietra a un tank – per poi ucciderli con i droni solo quando fanno rientro nelle loro abitazioni, così da uccidere l’intera famiglia. Oltre 2.700 famiglie palestinesi sono state cancellate a Gaza, senza lasciare superstiti. Altre 6.000 famiglie oggi si compongono di una sola persona, riporta il registro civile palestinese.

Israele prosegue a Gaza come in Cisgiordania nella demolizione sistematica delle infrastrutture civili e delle case palestinesi, nello sfollamento forzato delle famiglie e pratica sistematicamente la tortura nelle carceri dove vengono detenuti, nel 50 per cento dei casi, persone senza alcun capo di imputazione, comprese donne e bambini. Si stima al momento siano circa 350 i bambini dai 12 anni detenuti delle carceri israeliane. Nel corso della sua vita, un palestinese su 4 è stato arrestato. Una percentuale che non ha pari in nessun regime del mondo e della storia.

Israele attacca e bombarda una sfilza di stati sovrani anche colpendo i corpi internazionali delle missioni di pace e i colloqui di pace ma non ha senso proseguire l’elenco di condotte che sarebbero senza ombra di dubbio considerate “terroristiche” se fossero quelle degli Ayatollah o di Putin perché il principio adottato dall’Ue che “un terrorista deve essere trattato da terrorista” non si applica a Israele, nei confronti dei quali l’Ue non ha infatti adottato alcuna sanzione. E chissà come lo spiegano quelli con la bandierina dell’Ue nel profilo ai propri figli: chissà come pensano di convincerli a difenderla in armi questa Unione Europea invece che ad abbatterla o a fuggire via.

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