NBA Freestyle | Cooper Flagg nella storia a 19 anni, Embiid versione Mvp è una buona notizia per tutti
Cooper Flagg nella storia
La partenza stessa mano stesso piede fatta vedere nei primi minuti del secondo quarto della gara contro gli Hornets, riassume benissimo l’essenza di Cooper Flagg. Jaden Hardy guida il contropiede sulla corsia centrale, dopo aver preso un rimbalzo difensivo. Si ferma sul vertice alto della linea da tre, mentre Flagg riempie in modo rapido e silenzioso la corsia laterale. Hardy lo serve sulla corsa, il rookie dei Mavericks si trova davanti Tidjane Salaun di Charlotte. Non ferma la corsa dopo aver ricevuto il passaggio, mette palla a terra immediatamente, attacca l’angolo difensivo di Salaun che – in quella situazione – non avrebbe mai potuto essere perfetto. C’è tutto qui. C’è il motivo del clamore. Il motivo della prima scelta al Draft. Una interpretazione del basket da chi è nato proprio per giocarci. Feeling innato con il gioco.
Una fluidità che scorre (non semplicemente “corre”) per il campo in modo naturale, quasi in simbiosi col parquet. Tempismo. Velocità di esecuzione. Mezzi atletici. Capacità di essere un giaguaro anche off the ball. E non parliamo del primo passo fatto vedere a Brandon Miller qualche azione dopo, concluso con una schiacciata raccogliendo la palla a una mano, che se avesse avuto “Doctor J” scritto sulla maglia nessuno si sarebbe meravigliato. Per il resto, tiri da tre, tiri su una gamba dalla media, penetrazioni con appoggio di tabella in traffico. Nulla è stato lasciato al caso. Anche un canestro da tre per pareggiare la partita nei minuti finali, anche se poi Dallas perderà la gara. Poco importa. Le vittorie arriveranno. I punti sono 49. Mai un adolescente aveva osato tanto nella storia della NBA. Si, adolescente. Ha 19 anni, Flagg. Per lui 20 su 29 dal campo, 3 su 5 dall’arco, 6 su 6 ai liberi. Magma pirandelliano.
Kon Knueppel, tiratore senza limiti
Nella stessa gara in cui Cooper Flagg ha messo a referto 49 punti, si è messo in evidenza anche l’ex compagno di stanza al College Kon Knueppel, che peraltro ha anche portato a casa la vittoria. Non è che nella prima parte di stagione fosse rimasto nell’ombra, anzi. Però contro Dallas ha davvero incantato. Deve avere un mirino laser al posto della mano destra. Tiratore come se ne sono visti pochi nella stagione d’esordio. Quale Dennis Scott, quale Damian Lillard, quale Lauri Markkanen. È Knueppel attualmente il più veloce di sempre a realizzare 100 triple in carriera. Roba da non crederci. Contro i Mavericks ha fatto una gara alla “Steph Curry” per capacità di terrorizzare i difensori tutte le volte che caricava un tiro dal perimetro.
Ha messo a referto 34 punti con 8 su 12 da tre. Tutto chiaro? In stagione, Knueppel sta tenendo una media di quasi 19 punti a partita con il 43% da fuori. Micidiale. Ha un movimento perfetto, una velocità di rilascio incredibile, i piedi sono sempre perpendicolari al canestro anche in uscita dai blocchi. Sa anche mettere palla a terra e fare passo laterale per mandare a vuoto i close-out. Se tutto fila per il verso giusto, un giocatore così non passerà certo inosservato nei prossimi dieci anni. Statene certi.
Joel Embiid: da 8 gare in formato MVP
È una buona notizia per i Sixers, ma anche per la NBA. Se Embiid sta bene, gioca, magari vince anche, ci guadagnano tutti. Spettatori inclusi, perché quella combinazione di mani levigate con polvere di diamante su uno specimen fisico da vero colosso ha davvero pochi eguali nella storia. Nelle ultime otto gare giocate, il centro di Philadelphia sta tenendo una media di 30,8 punti, con il 53,5% dal campo e il 41,4% da tre. Sono cifre da MVP (lo vinse nella stagione 2022-2023).
Certo, lo vedi in campo e ti chiedi se le sue ginocchia reggeranno a ogni atterraggio dopo un rimbalzo difensivo. E l’esplosività dei tempi migliori è andata, non si sa se per sempre, ma in ogni caso al momento non è pervenuta. Rimane la versione più pura dell’evoluzione dei grandi centri degli anni ’90 (epoca d’oro per il ruolo), con una morbidezza di tiro dal gomito della lunetta paragonabile a quella di veri e propri alti rappresentanti della disciplina, come Patrick Ewing o David Robinson. I Philadelphia 76ers non volano, ma non sono neanche gli ultimi della classe (sesti a Est).
That’s all Folks!
Alla prossima settimana.