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Strage di Crans-Montana, indagati anche ex funzionario e responsabile della sicurezza del Comune

Salgono a quattro gli iscritti nel registro degli indagati: i primi due sono stati Jacques e Jessica Moretti. L'interrogatorio del responsabile per la sicurezza legato al fatto che il comune svizzero non ha effettuato ispezioni al bar Le Constellation dal 2019
Strage di Crans-Montana, indagati anche ex funzionario e responsabile della sicurezza del Comune
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Salgono a quattro gli indagati per la strage di Crans-Montana, dove nella notte di Capodanno un rogo è esploso all’interno del bar Le Constellation, dove sono morte 40 persone e 116 sono rimaste ferite. Dopo i coniugi Jacques e Jessica Moretti – nei cui confronti la procura ipotizza i reati di omicidio, lesioni e incendio colposi – e un ex funzionario del Comune svizzero, anche l’attuale responsabile comunale per la sicurezza pubblica è indagato. Secondo quanto riferiscono alcuni media francofoni, quest’ultimo indagato sarà interrogato dalla procura di Sion venerdì 6 febbraio. Il suo interrogatorio è legato al fatto che il comune di Crans-Montana non ha effettuato ispezioni al bar Le Constellation dal 2019. Sono infatti del 2018 e 2019 gli ultimi sopralluoghi a cui hanno partecipato il capo dei vigili del fuoco e il responsabile della sicurezza. “Non ci furono rilievi”, ha raccontato Jacques Moretti nell’ultimo interrogatorio. Nemmeno sulla schiuma fonoassorbente, andata a fuoco il primo gennaio.

Ad ammettere la responsabilità del Comune è stato lo stesso sindaco Nicolas Féraud già il 6 gennaio nella conferenza stampa delle polemiche, in cui si rifiutò di chiedere scusa alle vittime. E lo ha ripetuto ieri in un’intervista: “Sono colpevole agli occhi di molta gente. Il pubblico ministero stabilirà le responsabilità di ognuno, inclusa la mia e la affronterò. Umanamente, e senza speculare su quello che dirà la giustizia, sento il peso della responsabilità“. Dopo questa nuova svolta investigativa, la procura di Sion si prepara a dare attuazione a quella collaborazione con la magistratura italiana, chiesta dal Governo italiano e autorizzata ieri dall’Ufficio federale di giustizia (Ufg) elvetico. Gli inquirenti del Cantone Vallese e la procura di Roma sono ora più vicine a un incontro che potrebbe avvenire a metà febbraio. Ma, sul fronte diplomatico, per ora l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado rimane a Roma, dopo essere stato richiamato sabato scorso all’indomani della scarcerazione di Jacques Moretti. Non rientrerà a Berna fino a quando non verrà costituita una squadra investigativa comune, come chiesto dalla premier Giorgia Meloni.

Intanto la procura capitolina, che ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando, tra gli altri, anche il reato di disastro colposo, potrebbe ricevere a breve il corposo fascicolo dell’inchiesta. A questo punto, la richiesta di rogatoria, accolta dalla Svizzera il 13 febbraio, ma congelata fino ad oggi, potrebbe entrare nella sua fase operativa. Solo con gli atti in mano i pm di piazzale Clodio potranno infatti procedere con le iscrizioni nel registro degli indagati dei gestori del locale Costellation (Jacques e Jessica Moretti), del funzionario comunale e di eventuali altre posizioni. Per quanto riguarda l’invio di un team investigativo – di cui faranno parte agenti della Squadra Mobile e dei Vigili del Fuoco – al momento i pm di Roma non hanno ricevuto comunicazioni. L’obiettivo è creare una squadra investigativa comune a cui potranno prendere parte anche gli altri Paesi coinvolti nella strage. Solo allora potrà iniziare l’indagine congiunta.

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