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Il no della destra al voto fuorisede per il referendum: bocciati in Commissione gli emendamenti delle opposizioni

Sugli emendamenti di +Europa, Pd, M5s, Avs e Azione il governo ha espresso parere contrario: per la sottosegretaria Wanda Ferro ci sarebbero "problemi tecnici dovuti ai tempi"
Il no della destra al voto fuorisede per il referendum: bocciati in Commissione gli emendamenti delle opposizioni
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Era stato sperimentato alle Europee del 2024 (ma solo per gli studenti), poi è stato replicato e ampliato anche ai lavoratori in occasione dei referendum su cittadinanza e lavoro del giugno del 2025. Adesso, invece, il voto per i fuorisede sparisce di scena. Il governo di Giorgia Meloni e la sua maggioranza hanno deciso di non fare votare, per il referendum sulla riforma della giustizia, nel Comune di domicilio i lavoratori e gli studenti che si trovano temporaneamente distanti dalla loro residenza. Diversamente da quanto avvenuto nelle scorse consultazioni, infatti, il governo non ha previsto nel decreto sulle consultazioni elettorali l’estensione del diritto di voto agli studenti e ai lavoratori fuorisede. E oggi la commissione Affari costituzionali della Camera ha bocciato tutti gli emendamenti delle opposizioni al decreto Elezioni. Sugli emendamenti di +Europa, Pd, M5s, Avs, Iv e Azione l’Esecutivo ha espresso parere contrario perché, secondo la sottosegretaria Wanda Ferro, ci sarebbero stati “dei problemi tecnici dovuti ai tempi“. Il dl Elezioni è atteso in Aula a partire dal 2 febbraio. Una decisione che colpisce circa 5 milioni di persone che adesso non potranno esercitare il loro diritto, a meno di pagare un biglietto aereo o ferroviario di andata e ritorno per tornare nel loro comune di residenza in occasione della consultazione.

Le proteste delle opposizioni

“Una scelta che rende evidente come il governo abbia paura della democrazia e dei diritti. È uno schiaffo a tutti quei milioni di italiani che lavorano e studiano fuori dalla regione di residenza”, ha commentato il segretario di +Europa, Riccardo Magi. “Il governo non vuole permettere ai cittadini fuorisede di votare al referendum e si nasconde dietro presunte esigenze tecniche. Si assuma la responsabilità di dire che questa è una scelta politica”, rimarca la deputata M5s Vittoria Baldino. Per la presidente dei deputati di Italia Viva, Maria Elena Boschi, la maggioranza ha “dimostrato non solo di essere fuori dal tempo, ma di non avere a cuore la partecipazione democratica” perdendo “un’altra occasione per garantire il voto ai cittadini fuori sede. Una scelta miope che penalizza milioni di studenti e lavoratori”.

The Good Lobby: “Governo motivi bocciatura”

A chiedere chiarimenti al governo è anche The Good Lobby, organizzazione no profit che promuove la democrazia dal basso: “La bocciatura degli emendamenti lascia semplicemente interdetti. Si è permesso di votare in occasione della precedente tornata referendaria, pur con tutti i limiti già a suo tempo denunciati, e ora saltano fuori ‘problemi tecnici’. Con questo voto il nostro Paese mantiene il suo triste primato al pari di Malta e Cipro. Primato nel non permettere il libero voto ai fuorisede. Quali sono le motivazioni che hanno portato a questa scelta? Il Governo lo motivi a quasi 5 milioni di italiani”, dichiara Yari Russo, campaigner di The Good Lobby.

Schlein: “Non c’è motivo per tornare indietro”

“Non c’è un motivo al mondo per impedire il voto a 5 milioni di persone. Non c’è motivo per tornare indietro“, aveva detto in mattinata Elly Schlein nel corso di una conferenza stampa del Pd per lanciare un appello al governo e alla maggioranza: “Votate i nostri emendamenti“, aveva chiesto la segretaria dem. “Siamo in un Paese che ha visto l’astensionismo andare oltre il 50% alle europee e ad alcune regionali. Pensavamo che fosse un problema sentito da tutte le forze politiche, evidentemente non è così”, ha affermato Schlein: “Non è una colpa essere fuorisede. Non c’è un motivo al mondo per privare del diritto di voto queste persone. Non ci sono scuse e i tempi ci sono. La sperimentazione è già rodata”, ha concluso.

Le proposte di legge ferme in Parlamento

Sia Pd che M5s hanno depositato delle proposte di legge per rendere strutturale il voto fuorisede. Nel luglio del 2023 la maggioranza ha approvato una legge delega per regolamentare l’esercizio del diritto di voto anche per i cittadini temporaneamente distanti dalla loro residenza. Ma il provvedimento si è arenato ed è rimasto lettera morta. Al Senato è stata anche presentata lo scorso dicembre una proposta di legge di iniziativa popolare. Su iniziativa di The Good Lobby Italia, Will Media e la Rete Voto Fuori Sede sono state raccolte oltre 50mila firme per ottenere una legge organica e permanente sul voto fuorisede. Nonostante la mobilitazione, però, il voto fuorisede è sparito dai radar e la destra ha anche deciso di non prevederlo per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.

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