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I vertici Ue sono nani che si credono giganti: meglio guardare a questo spettacolo senza ansie o paure

Si muovono malamente imbellettati e ad ogni rovinosa caduta si rialzano rivolgendosi sorridenti al pubblico, o digrignando i denti verso una presenza nascosta dietro le quinte
I vertici Ue sono nani che si credono giganti: meglio guardare a questo spettacolo senza ansie o paure
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di Stefano Briganti

L’Unione Europea entra nel 2026 nuda come il re della fiaba di Andersen “I vestiti dell’imperatore”. I rutilanti vestiti che i suoi asserviti sarti hanno tessuto sono quelli che si ritrovano nei discorsi del sovrano-presidente della Commissione europea. Parole come “democrazia”, ”rispetto della Carta delle Nazioni”, “lotta contro chi viola le norme basilari del diritto internazionale”, “rispetto del diritto di autodeterminazione dei popoli e dei diritti umani”. Sulle spalle il mantello di broccato, “l’Europa si riconosce nei valori occidentali e nello stato di diritto”.

Tutti alla corte del Re applaudono concentrati ad autocelebrarsi lodandosi e ammirandosi per rettitudine morale per la loro ferma capacità di condannare senza appelli chi viola il diritto internazionale, quello umano e quello all’autodeterminazione.

I popoli sotto la torre d’avorio di Bruxelles osservano il sovrano e si accorgono che lui e la sua corte tuonano oppure tacciono o al massimo esalano dei pallidi rimbrotti di fronte a casi di violazione dei diritti. Ecco allora che una parte del popolo vede che il re è in effetti nudo perché quei vestiti sontuosi li indossa o li toglie a seconda di come gli conviene fare. Se questa nudità viene proclamata a gran voce, il sovrano si indispettisce e si adopera per tacitare i contestatori.

Ma non basta, perché addirittura un altro sovrano, che come la corte europea dice di riconoscersi nei valori occidentali e anzi è venerato dalla corte di Bruxelles come il custode di tali valori, si rivolge al mondo e del sovrano Ue dice: “il suo declino economico è addirittura eclissato dalla reale e più chiara prospettiva di una erosione della sua civilizzazione. Il problema più grande che ha di fronte l’Europa include le attività dell’Unione Europea e di altre strutture sovranazionali che minano la libertà politica e sovrana, la censura della liberta di parola e la soppressione delle opposizioni, la voragine delle nascite e la perdita di identità nazionali. Se tale corso dovesse continuare il continente sarà irriconoscibile nel giro di 20 anni” (National security strategy Usa).

Così, addirittura un sovrano al quale l’Europa ha sempre chinato il capo e baciato la mano, bastonandola come un giullare afferma: “Guardate, il re è nudo!”.

Questi nani ormai denudati cercano allora di mostrarsi giganti. Come nei giochi di ombre un gattino può apparire una tigre feroce se illuminato da dietro, così questi nani usano le fanfare militari, le trombe di guerre più grandi di loro e gonfiando il gracile petto si proiettano sul muro della geopolitica come dei bellicosi e nerboruti giganti.

Credo sia giunto il momento di iniziare a guardare allo spettacolo dei nostri nani e ballerine impegnandoci a distaccarci dalle ansie, dalle paure e dallo smarrimento che la corte del re di Bruxelles e dei suoi araldi hanno fatto crescere e continuano ad alimentare in noi. E’ giunto il momento di sedersi in platea come spettatori paganti e godere le impareggiabili capriole, i contorsionismi stupefacenti della coorte di caricature morali e politiche mentre danno uno spettacolo cangiante e imprevedibile. Giocolieri che fanno roteare formidabili parole suadenti o minacciose come fossero birilli e palle di legno che ad ogni giro cambiano direzione e colore. Pagliacci che marciando impettiti si pestano i piedi e indossano maschere piangenti o spaventevoli a seconda della piroetta che l’impresario, dietro le quinte, obbliga loro a fare. Nani che trascinano cannoni e camminando sui trampoli per sembrare più grandi di ciò che sono, seguono una improbabile regina che porta un vessillo con su scritto: “Alla guerra!”.

Osserviamo gli sgraziati passi di ballerine che con le étoile della Scala hanno in comune solo il tutù. Loro si credono leggiadre e come tali si muovono malamente imbellettate e ad ogni rovinosa caduta si rialzano rivolgendosi sorridenti al pubblico oppure digrignando i denti verso una presenza nascosta dietro le quinte. Alla fine, forse, una risata li seppellirà.

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