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Processo Le Pen, magistrata francese denuncia “interferenze Usa”: “Ho visto due emissari di Trump, volevano elementi per dire che è politico”

A dichiararlo è stata Magali Lafourcade, intervistata sabato 17 gennaio dalla trasmissione "En Société" della tv pubblica France 5. Intanto la leader del Rassemblement national, davanti ai giudici ammette l'errore sui fondi Ue ma nega che si sia trattato di un sistema
Processo Le Pen, magistrata francese denuncia “interferenze Usa”: “Ho visto due emissari di Trump, volevano elementi per dire che è politico”
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“Dovevamo avere una discussione sui diritti umani, come avviene regolarmente con i diplomatici dei Paesi alleati. E molto rapidamente la conversazione è girata intorno alla situazione penale di Marine Le Pen”. La magistrata francese Magali Lafourcade, intervistata sabato 17 gennaio dalla trasmissione “En Société” della tv pubblica France 5, ha raccontato del suo incontro con due emissari del presidente Usa Donald Trump avvenuto il 28 maggio scorso. Durante quel colloquio, ha sostenuto, i due hanno tentato di raccogliere elementi in grado di dimostrare che la condanna di Marine Le Pen nel caso degli assistenti parlamentari Ue sia un processo politico. Nell’intervista alla tv pubblica d’Oltralpe, la magistrata ha detto di aver ricevuto i due rappresentanti dell’amministrazione Trump su richiesta dell’ambsciata Usa a Parigi. Secondo Lafourcade i suoi interlocutori cercavano di raccogliere elementi in grado di “accreditare l’idea che si tratti di un processo puramente politico per impedire” una candidatura di Le Pen nella corsa all’Eliseo del 2027.

Dicendosi sopresa per il tenore dello scambio, benché “cortese”, Lafourcade ha quindi riferito di aver immediatamente “allertato” il ministero degli Esteri della Francia, circa un incontro con chiari elementi di “ingerenza”. “Ho inviato un’allerta al ministero degli Esteri sui contenuti della conversazione. Mi sembrava fosse il mio dovere”, ha precisato, aggiungendo che il caso è stato preso “seriamente” dal Quai d’Orsay. Sottolineando che non esiste a suo avviso “una minaccia attuale sui giudici francesi” – attualmente impegnati nel processo di secondo grado a Le Pen – Lafourcade ha comunque invitato alla massima attenzione, davanti a quella che viene descritta come un’offensiva che si spinge ben oltre il quadro nazionale della Francia.

A inizio gennaio, il presidente del tribunale di Parigi, Peimane Ghaleh-Marzban, aveva già messo in guardia da un’eventuale “ingerenza” degli Stati Uniti nel processo in appello al Rassemblement national (Rn). Parole giunte dopo indiscrezioni pubblicate dal settimanale tedesco Der Spiegel, secondo cui diversi magistrati incaricati del dossier Rn incorrerebbero il rischio di sanzioni da parte di Washington.

Le Pen davanti ai giudici ammette un “errore”, ma dice: “Non era un sistema”

Durante l’udienza di appello a Parigi nel caso di appropriazione indebita di fondi Ue, la leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen ha ammesso “un errore”, ma ha fermamente negato le accuse di essere stata al centro di un sistema fraudolento per sottrarre fondi all’Unione Europea. Ha ammesso che alcune persone pagate come assistenti parlamentari dell’Ue hanno svolto lavori per il suo partito, allora noto come Front National. “L’errore sta qui: certamente alcuni assistenti, a seconda dei casi, devono aver lavorato in modo marginale, più sostanziale o interamente a beneficio del partito. Et voilà”, ha detto Le Pen alla giuria composta da tre giudici. Durante l’intenso interrogatorio di oggi, Le Pen ha fermamente negato l’esistenza di “un sistema” volto ad assumere collaboratori del partito con i fondi dell’Ue. Calma e sicura, ha insistito sul fatto che il suo partito non ha mai commesso alcuna azione illegale di proposito. “Non direi che abbiamo fatto tutto alla perfezione. Alcune critiche possono essere mosse nei nostri confronti”, ha detto Le Pen, “ma abbiamo agito in completa buona fede”.

Interrogata sul processo decisionale per ogni assunzione, Le Pen ha riconosciuto “ambiguità” nell’assegnazione di alcuni assistenti. Il suo assistente personale, che aveva un contratto come assistente parlamentare dell’Ue, “potrebbe aver acquistato alcuni biglietti aerei per me in qualità di presidente del partito, lo ammetto, sì”, ha riconosciuto. Il giudice capo, Michèle Agi, ha osservato che, in qualità di eurodeputata dal 2004 e presidente del suo partito dal 2011, Le Pen aveva approvato tali assunzioni. “Lei è un avvocato, conosce la legge: inevitabilmente, una firma, un contratto sono nozioni che hanno un significato per lei”, ha detto Agi a Le Pen. Le Pen ha invece accusato il Parlamento europeo di non aver comunicato al suo partito, all’epoca, che il modo in cui assumeva le persone era potenzialmente contrario alle regole. Alla domanda sulla sua guardia del corpo, ha risposto di ritenere che il Parlamento europeo avesse accettato il suo contratto come assistente perché il suo caso era “un pò speciale”. “Non sono molti i deputati europei che hanno bisogno di protezione e si può anche pensare che il Parlamento europeo tenga conto di questa situazione eccezionale. Penso che non abbiamo commesso alcuna irregolarità”, ha detto.

Per Le Pen, “il caso degli assistenti parlamentari vanno analizzati uno per uno perché mi sembra che rivestano realtà molto diverse”. Le Pen e 10 altri membri dell’ex Front National sono accusati di aver usato tra il 2004 e il 2016 i fondi dell’Europarlamento per rimpinguare le casse del partito al livello nazionale. “La massa salariale del Front National non smette di aumentare nel 2014, 2015, 2016. Se davvero ci fosse stata una volontà, in qualche modo, di alleggerire il Fn, si vedrebbe ovunque. Non si vede assolutamente da nessuna parte”, si è difesa la deputata di 57 anni, convocata oggi e domani in tribunale a Parigi. Sui 25 condannati nel processo di primo grado, lo scorso anno, solo metà, tra cui Le Pen, è ricorso in appello. Nel caso in cui l’ineleggibilità dovesse venire confermata, è già pronto a candidarsi al suo posto il suo delfino nonché attuale presidente Rn Jordan Bardella, in pole nei sondaggi. In primo grado, il danno economico dell’ex Fn al contribuente europeo è stato valutato a 3,2 milioni di euro

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