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Macron a Davos: “No ai bulli e a alla brutalità, non è tempo di imperialismo”. Riposta a Trump, che pubblica un suo messaggio e minaccia dazi

"Stiamo scivolando verso un mondo senza legge, dove il diritto internazionale viene calpestato", ha detto il presidente francese. Nel suo sms al capo della Casa Bianca scriveva: "Non capisco quello che stai facendo sulla Groenlandia"
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Emmanuel Macron aveva proposto in un “messaggio privato” a Donald Trump di ospitare un vertice del G7 a Parigi giovedì, al quale eventualmente invitare, “a margine” dell’incontro, “i russi”, il che sarebbe una novità in quasi quattro anni di guerra in Ucraina. Ma dopo l’ennesimo colpo di scena targato Trump, Macron ha dichiarato all’Afp a Davos, in Svizzera che non è prevista alcuna riunione del G7 per giovedì, come più tardi ha confermato anche un funzionario della Casa Bianca: “Il presidente Trump non ha piani per viaggiare a Parigi in questo momento”.

“Nel 2026 faremo del nostro meglio per avere un’Europa più forte e più autonoma. Abbiamo bisogno di maggiore crescita e maggiore stabilità. Ma preferiamo il rispetto ai bulli e lo Stato di diritto alla brutalità. Stiamo scivolando verso un mondo senza legge, dove il diritto internazionale viene calpestato”, e “riemergono ambizioni imperiali”. Ha risposto così, il presidente francese, nel suo intervento al forum di Davos, alle minacce di Trump sui dazi al 200% per i vini francesi e alla pubblicazione di un suo messaggio privato in cui Macron dice di non comprendere le sue scelte sulla Groenlandia. Tema che il presidente francese ha toccato al World economic forum, chiedendo di non inseguire “idee folli”. “La cosa assurda è che si potrebbe usare il meccanismo anti-coercizione contro gli Stati Uniti e me ne rammarico profondamente”, ha detto riferendosi al meccanismo che potrebbe potenzialmente limitare l’accesso alle aziende americane ai mercati europei. “Riuscite a immaginarlo? È pazzesco. Quello che bisogna fare è mantenere tutti la calma”.

Macron ha deciso di non aderire al “Board of Peace” per la ricostruzione di Gaza e il presidente Usa non l’ha presa bene. “Beh, nessuno lo vuole perché lascerà l’incarico molto presto, quindi va bene così”, ha detto il presidente degli Stati Uniti ai giornalisti citato dalla Cnn. “Applicherò dazi del 200% sui suoi vini e champagne e lui si unirà” al board per Gaza, “ma non è obbligato a farlo”, ha detto ancora il tycoon. Dazi che a Davos Macron ha definito “fondamentalmente inaccettabili”, tanto più quando i dazi sono “usati come leva contro la sovranità territoriale”.

Il capo della Casa Bianca ha anche condiviso sul suo Truth Social quello che sembrano essere alcuni screenshot di un messaggio ricevuto oggi dal capo dell’Eliseo. “Nota dal presidente Macron al presidente Trump – si legge -. Caro amico, siamo perfettamente in linea rispetto alla Siria. Possiamo fare grandi cose sull’Iran. Non capisco quello che stai facendo sulla Groenlandia”. “Posso organizzare una riunione del G7 dopo Davos, a Parigi, giovedì pomeriggio. Posso invitare gli ucraini, i danesi, i siriani e i russi a margine”, scrive ancora Macron. “Ceniamo insieme a Parigi giovedì prima che torni negli Stati Uniti”, termina il messaggio firmato “Emmanuel”.

Dura la reazione di Parigi. “Le minacce tariffarie per influenzare la nostra politica estera sono inaccettabili e inefficaci“, ha dichiarato all’Afp una fonte dell’Eliseo. Che ha confermato anche che il messaggio condiviso dal tycoon è effettivamente di Macron. Si trattava di ”un messaggio privato”, ha dichiarato l’entourage del presidente.

Nei giorni scorsi quella di Macron era stata tra le voci più dure contro la minaccia di Trump di imporre dazi aggiuntivi ai paesi della Nato che avevano inviato soldati in Groenlandia. Come aveva fatto già a luglio quando gli stati europei stavano trattando con gli Usa sulle sanzioni imposte dal tycoon, il capo dell’Eliseo ha evocato l’uso del cosiddetto “Strumento anti-coercizione“, un pacchetto di misure che consentirebbe di limitare l’accesso dei gruppi Usa ai mercati finanziari europei, escluderli da appalti pubblici, revocare licenze di importazione e persino introdurre restrizioni sui diritti di proprietà intellettuale.

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