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Istat: indebolimento generalizzato dell’economia italiana, industria e costruzioni in calo. E nel 2026 tutto il mondo rallenterà

Dalla nuova nota sull'andamento dell'economia italiana emerge "un quadro di crescita debole rispetto alla media dell’area euro". Segnali di rallentamento nonostante "l'attenuazione delle tensioni commerciali e il taglio dei tassi d’interesse" abbiano "ridotto l’incertezza e favorito la liquidità, contenendo in parte le pressioni al ribasso sulla crescita dell’economia mondiale"
Istat: indebolimento generalizzato dell’economia italiana, industria e costruzioni in calo. E nel 2026 tutto il mondo rallenterà
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Per Giorgia Meloni la crescita, insieme alla sicurezza, è il grande “focus” del 2026. Ma i numeri non vanno nella direzione sperata dalla premier. L’Istat, nella nuova nota sull’andamento dell’economia italiana, rileva che in Italia i dati più recenti “segnalano un indebolimento generalizzato” a ottobre dopo la ripresa nel mese precedente e “un quadro di crescita debole rispetto alla media dell’area euro, con andamenti differenziati tra i diversi settori”. Questo nonostante, negli ultimi mesi del 2025, “l’attenuazione delle tensioni commerciali e il taglio dei tassi d’interesse” abbiano “ridotto l’incertezza e favorito la liquidità, contenendo in parte le pressioni al ribasso sulla crescita dell’economia mondiale”. Prima che l’anno nuovo iniziasse con “nuovi focolai di instabilità che supportano le previsioni di un rallentamento dell’attività economica a livello internazionale per l’anno in corso”.

La produzione industriale a ottobre ha subito una flessione dell’1% rispetto al mese precedente, seguita da una riduzione generalizzata anche nel settore delle costruzioni, che ha visto una diminuzione congiunturale di -0,1%. A ottobre anche l’indice dei volumi del fatturato dei servizi, dopo l’incremento di settembre, ha registrato un calo su base congiunturale. Performance negative in contrasto con le speranze in una ripresa sostenuta dalla minore incertezza commerciale e dal calo dei tassi. A dicembre l’indice di fiducia delle imprese ha raggiunto il livello più alto da marzo 2024, ma nei settori delle costruzioni e della manifattura si è registrato un peggioramento: nel manifatturiero tutte le componenti hanno avuto un’evoluzione sfavorevole e nelle costruzioni si segnala un miglioramento dei giudizi sugli ordini o sui piani di costruzione ma ci sono attese di riduzione dell’occupazione aziendale.

Nel frattempo, il mercato del lavoro ha mostrato un quadro contrastante. Nonostante una lieve crescita dell’occupazione (+0,3% congiunturale), i dati di novembre hanno evidenziato un calo delle persone occupate, soprattutto tra le donne e le classi di età più giovani, e un preoccupante aumento degli inattivi.

In ambito commerciale, l’Italia ha registrato un aumento delle esportazioni (+3,4%) nei primi dieci mesi dell’anno, con un notevole contributo del settore farmaceutico, che ha visto le vendite crescere del 33,7%. Ma, a livello complessivo, gli scambi commerciali sono risultati deboli, con una crescita modesta delle esportazioni (+0,3%) e delle importazioni (+0,2%) tra agosto e ottobre. Questo rallentamento riflette la debolezza della domanda globale e le difficoltà che le imprese italiane continuano a incontrare nei mercati esteri.

Sul fronte dei prezzi, l’inflazione ha mostrato una lieve accelerazione a dicembre (+1,2%), ma è rimasta inferiore alla media dell’area euro. Rallentamento dovuto in gran parte alla flessione dei prezzi dei beni energetici, che ha compensato l’aumento dei prezzi alimentari e dei servizi.

Nonostante la crescita del settore farmaceutico, che ha dato un impulso positivo alle esportazioni, l’economia italiana deve fare i conti con un quadro di crescita debole, aggravato da difficoltà strutturali del mercato del lavoro e da un contesto internazionale che continua a essere incerto. Le previsioni per il 2026 sono tutt’altro che rosee: l’Italia rischia di trovarsi intrappolata nella stagnazione, con una crescita ben al di sotto della media dell’area euro.

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