Il mondo FQ

Alberto Trentini è libero: lui e Mario Burlò sono nell’ambasciata italiana a Caracas. Meloni ringrazia Rodriguez. Mattarella chiama la mamma Armanda

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani: "Il loro aereo tra stanotte e domani rientrerà" in Italia. La premier: "La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente venezuelana che il governo italiano apprezza molto"
Alberto Trentini è libero: lui e Mario Burlò sono nell’ambasciata italiana a Caracas. Meloni ringrazia Rodriguez. Mattarella chiama la mamma Armanda
Icona dei commenti Commenti

Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas”. La conferma è arrivata nella notte dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa”, ha annunciato poco Giorgia Meloni. “Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal Presidente Rodriguez (al potere dopo la cattura di Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti, ndr) – prosegue la nota del capo del governo, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato”. L’aereo “tra stanotte e domani rientrerà” in Italia, ha aggiunto il capo della diplomazia in un punto stampa alla Farnesina.

Immediata la reazione della famiglia Trentini: “Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”, hanno dichiarato i familiari attraverso l’avvocata Alessandra Ballerini. “Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!”, aggiungono i Trentini.

“Non ho parole per esprimere la mia gioia, è la fine di un incubo. Ringrazio ogni persona che ha lavorato per la liberazione di mio padre che non vedo l’ora di riabbracciare”, ha commentato Gianna Burlò, figlia dell’imprenditore. “Anche a nome dei familiari vogliamo ringraziare le istituzioni diplomatiche che in questi mesi non hanno mai smesso di lavorare per la liberazione dei nostri connazionali tenendoci costantemente aggiornati”, commentano gli avvocati di Burlò, Benedetto Buratti e Maurizio Basile. “Successo ancor più significativo in ragione del quadro socio-politico del Venezuela e dei rapporti con l’Italia”, sottolineano i due penalisti.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato la madre del cooperante, Armanda Colusso, per dirle che, “dopo aver condiviso la sofferenza e l’attesa sua e di suo marito, condividiamo tutti la loro felicità”.

La loro liberazione era nell’aria da qualche giorno, da quando la presidente ad interim Delcy Rodriguez aveva cominciato a rilasciare i prigionieri politici. Venerdì scorso, durante la conferenza stampa di inizio anno, Meloni aveva voluto ringraziare la presidente venezuelana. E il ministro Tajani oggi si è speso per ringraziarla nuovamente: “La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto”, conclude.

Era il 15 novembre del 2024 quando Alberto Trentini, veneto, fu arrestato in Venezuela circa 3 settimane dopo il suo arrivo nel Paese. Cooperante, Trentini lavorava per la ong Humanity and Inclusion, impegnata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità. Quando è stato fermato si stava recando dalla capitale Caracas a Guasdualito. Da allora è iniziata la sua detenzione nel carcere di El Rodeo. L’accusa non è stata resa nota e sono passate diverse settimane prima che arrivassero delle notizie del cooperante.

Oggi 46enne, secondo quanto riferisce l’Ispi, Trentini era attivo nel settore della cooperazione da molti anni e aveva operato in Ecuador, Etiopia, Paraguay, Nepal, Grecia, Perù, Libano e Colombia, lavorando per Focsiv, Cefa, Coopi, Danish Refugee Council e altre organizzazioni non governative. Prima della liberazione odierna, avvenuta dopo 423 giorni, Trentini aveva parlato con la famiglia solo tre volte.

Il governo di Caracas ha dichiarato di rilasciato altri 116 detenuti politici nell’ambito del processo di riconciliazione avviato dalla nuova presidenza. Lo ha annunciato in una nota lo stesso esecutivo, precisando che sono state liberate persone che erano detenute per “sovvertimento dell’ordine costituzionale e violazione della stabilità della nazione”. La ong Foro Penal, che si occupa dei detenuti politici, ha invece registrato solo 24 nuovi rilasci. Quelli di Trentini e Burlò sono tra questi.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione