Il cambio di passo di Washington e Londra sulla flotta ombra russa: dal passaggio indisturbato nella Manica di decine di navi agli abbordaggi
La clamorosa notizia della settimana ha avuto una eco internazionale: in un’operazione che ha ricordato gli scontri della Guerra Fredda, le forze statunitensi hanno sequestrato il 7 gennaio 2026 la petroliera Marinera, battente bandiera russa, nelle acque internazionali dell’Atlantico settentrionale, tra Islanda e Scozia. La nave, precedentemente nota come Bella 1, era sfuggita a un blocco della Guardia Costiera Usa al largo del Venezuela alla fine di dicembre 2025, scatenando un inseguimento transatlantico durato due settimane.
Le operazioni sono state condotte dai Navy Seal (ma si ipotizza anche il coinvolgimento di unità della Delta Force), supportati da elicotteri del 160th Special Operations Aviation Regiment, noti come “Night Stalkers”. Il Regno Unito ha fornito supporto cruciale, inclusa la sorveglianza aerea dalle basi RAF e una nave della Royal Navy per il monitoraggio, senza però personale britannico a bordo. La petroliera, vuota al momento del sequestro ma legata a traffici di petrolio venezuelano sanzionato e potenzialmente diretto a entità affiliate a Hezbollah, è stata presa in custodia simultaneamente a un’altra operazione: il sequestro della M/T Sophia nel Mar dei Caraibi, con 1,8 milioni di barili di greggio venezuelano sotto embargo.
Fin qui la cronaca. Ora il contesto: una mobilitazione di questo livello e di questo impatto geopolitico è in netto contrasto con la presenza di decine di altre petroliere della shadow fleet – vecchie navi spesso prive di assicurazione, usate per eludere le sanzioni su petrolio russo, iraniano e venezuelano – che hanno transitato nelle acque britanniche senza interferenze militari negli ultimi giorni. L’8 gennaio, almeno dieci navi di questo tipo, inclusa una “zombie tanker” (un’imbarcazione ad alto rischio e sanzionata), hanno attraversato il Canale della Manica indisturbate. La Tavian, inserita nella lista nera degli USA nel 2024 per evasione di sanzioni, è passata a nord delle Isole del Canale, probabilmente diretta verso porti russi. Altro esempio è l’Arcusat, ex Tia, che ora opera sotto falsa bandiera camerunense dopo un cambio di nome da un’origine russa, e che è transitata probabilmente diretta in Turchia. Tra il 6 e l’8 gennaio, la sorveglianza NATO ha tracciato almeno 50 navi sospette della shadow fleet vicino alle coste britanniche, senza ulteriori abbordaggi oltre alla Marinera.
La selettività dell’intervento rafforza l’ipotesi che il fatto riportato l’8 gennaio, cioè che la Marinera trasportasse qualcosa di molto più strategico del semplice petrolio sanzionato. Sebbene ufficialmente vuota, gli analisti suggeriscono possibili carichi ad alto valore come droni FPV, attrezzature sensibili per missioni o sistemi di intelligence, sorveglianza e ricognizione, merci troppo pesanti o critiche per il trasporto aereo. La presenza di un sottomarino russo e le proteste diplomatiche di Mosca indicherebbero un “trasferimento protetto” piuttosto che un semplice contrabbando. Il fatto che navi simili come Tavian e Arcusat abbiano transitato senza ostacoli sottolinea l’eccezionalità della Marinera: i trasporti di petrolio di routine non giustificano raid con forze speciali o scorte sottomarine, nemmeno sotto regime sanzionatorio. Almeno finora.
Alcuni analisti, infatti, ritengono che gli USA di Donald Trump, supportati dal Regno Unito, stiano iniziando ad applicare una strategia più decisa con l’obiettivo di privare la Russia del principale… carburante economico che alimenta anche la guerra in Ucraina. Un punto di svolta, dal regime di sanzioni porose e simboliche a una “costrizione” aggressiva dell’ecosistema della shadow fleet russa. Colpendo assicurazioni, bandiere, porti e finanziamenti, Washington e Londra mirano a ridurre drasticamente i ricavi petroliferi di Mosca per strangolare i fondi che alimentano la guerra in Ucraina, e vendere petrolio USA a prezzi più alti. Lo scopo geopolitico di media durata sarebbe l’indebolimento dell’asse Iran-Venezuela-Russia, con l’Europa come vittima collaterale. Un approccio duro che crea precedenti per sequestri globali complica la diplomazia internazionale, ma mette sotto pressione la Cina, grande acquirente di petrolio russo, iraniano e in misura minore venezuelano.