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Mercosur, Macron: “La Francia dirà no”. Alla vigilia del voto sull’accordo proteste dei trattori a Parigi e in Grecia

Agricoltori italiani in piazza a Milano venerdì. Coldiretti e Filiera Italia: "L’accordo è un favore della Von der Leyen e dei suoi tecnocrati di Bruxelles ai grandi gruppi industriali stranieri"
Mercosur, Macron: “La Francia dirà no”. Alla vigilia del voto sull’accordo proteste dei trattori a Parigi e in Grecia
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È caos sul Mercosur, l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay che, dopo un negoziato durato 25 anni, dovrebbe essere firmato il 12 gennaio. Sempre se venerdì si raggiungerà un’intesa durante la riunione degli ambasciatori dei Paesi Ue (Coreper). In Spagna, il premier Pedro Sanchez incrocia le dita, ma Paesi come Ungheria e Irlanda hanno ribadito il loro ‘no’ e in Francia e Grecia i trattori invadono piazze e autostrade. A Parigi sono entrati all’alba. Nonostante i divieti, la protesta ha raggiunto i principali monumenti della capitale, la Tour Eiffel e l’Arco di Trionfo e gli agricoltori hanno tentato di scavalcare le inferriate che proteggono l’Assemblée Nationale, chiedendo di essere ricevuti.

La Francia voterà no: l’annuncio di Macron

Una protesta sempre più vibrante che, secondo Le Figaro, ha portato Emmanuel Macron ad annunciare Ursula von der Leyen che la Francia voterà no. In una nota, il presidente ha quindi sottolineato che Parigi darà il suo diniego malgrado “progressi incontestabili”, che vanno “riconosciuti alla Commissione europea”. Per il leader francese, bisogna “registrare il rifiuto politico unanime dell’accordo, come chiaramente mostrato dai recenti dibattiti all’Assemblea Nazionale e al Senato”. La tappa della firma dell’accordo – avverte Macron – “non rappresenta la fine della storia. Continuerò a battermi per la piena e concreta attuazione degli impegni ottenuti dalla Commissione europea e per proteggere i nostri agricoltori”.

In Grecia, i trattori hanno bloccato autostrade principali, svincoli e caselli a causa, oltre che del Mercosur, anche dell’aumento dei costi di produzione. L’Italia sembra essersi ammorbidita dopo la proposta avanzata dalla Commissione europea che prevede anche la possibilità per gli Stati membri di mobilitare già dal 2028 (invece che con la revisione di medio termine) fino a due terzi dei fondi previsti, ossia circa 45 miliardi di euro. Il Governo Meloni spinge affinché passi il messaggio che qualcosa l’Italia è già riuscita a ottenere. Nel frattempo, però, Coldiretti e Filiera Italia ribadiscono la loro opposizione alla firma dell’intesa senza reciprocità. Tradotto: “In ogni accordo e su ogni prodotto agricolo e agroalimentare importato, deve valere il divieto di ingresso nell’Unione europea di alimenti ottenuti con sostanze e tecniche bandite da anni in campi e stalle italiani”. Garantire questa condizione non è cosa semplice né per Giorgia Meloni, né per altri premier, né per von der Leyen.

In Francia sale la tensione

Una eventuale decisione del governo Meloni di firmare l’intesa, inoltre, porterebbe la Francia a essere isolata tra i principali Paesi europei. Ed è un fattore di grande tensione. A mettere benzina sul fuoco anche le parole del presidente dei Républicains, Bruno Retailleau, ex ministro dell’Interno, intervistato dalla radio France Inter: “C’è una forma di impotenza della Francia. Da ministro dell’Interno ho fatto dei Consigli d’Europa, ho visto come i miei colleghi guardavano alla Francia: è uno stato che non si fa rispettare, non è all’altezza del suo rango e perde la sua potenza. Oggi non siamo rispettati”. Di più. Secondo Retailleau il modello da seguire sarebbe quello dell’Italia e di Meloni “che impone all’Europa alcune delle sue tesi. Prima si è opposta al Mercosur, ha ottenuto in materia di politica agricola delle contropartite finanziarie (su cui, però, pesano diverse incertezze e perplessità – Leggi l’approfondimento)”. Di fatto, però, sia dalla Francia che dall’Italia gli agricoltori chiedono di non cedere di fronte alle ‘lusinghe’ di Ursula von der Leyen. Segno che quanto offerto da Bruxelles non è poi un piatto così ricco.

La protesta dei trattori a Parigi

Di certo non è servito a fermare la protesta per le strade di Parigi. Il presidente del Coordinamento rurale, secondo sindacato agricolo francese, Bertrand Venteau, ha parlato di “un centinaio” di trattori entrati nella capitale prima dell’alba. Mobilitato da settimane, il settore agricolo francese affronta diverse crisi: l’epidemia di dermatosi nodulare contagiosa che sta decimando i bovini, il calo dei prezzi del grano, l’aumento dei concimi e la minaccia di una concorrenza più agguerrita nel caso di firma del Mercosur. Dopo che gli agricoltori hanno tentato di scavalcare le inferriate che proteggono l’Assemblée Nationale, la presidente della camera bassa di Parigi, Yael Braun-Pivet, è uscita dall’edificio per cercare il dialogo, ma è stata fischiata. Protetta dalla polizia dal lancio di oggetti in atto, ha annunciato agli agricoltori che li avrebbe ricevuti nel primo pomeriggio. Nel frattempo, però, si è schierata accanto agli agricoltori in rivolta: “Bisogna continuare la lotta. I francesi hanno diritto di venire a esprimersi davanti all’Assemblea. Rimango all’ascolto dei cittadini – ha detto – anche se la situazione è tesa, anche se non hanno voglia di parlare, ma di esprimere la loro rabbia, io sono qui per ascoltarli”. E ha ricordato che i deputati hanno “espresso più volte il loro rifiuto del Mercosur”. Decisamente più dura la reazione dell’Esecutivo. Il governo “non lascerà correre” sulle azioni di protesta degli agricoltori con i trattori nella regione di Parigi, che sono “illegali” ha avvertito la portavoce del governo, Maud Bregeon, ai microfoni di France Info.

I trattori a Milano

Nel frattempo, venerdì mattina, oltre un centinaio di trattori e autobotti degli agricoltori manifesteranno contro il Mercosur, in piazza Duca d’Aosta, davanti alla stazione di Milano. “Dieci miliardi in più dalla Politica agricola comune, no grazie. Non svendiamo le nostre tradizioni, la nostra storia, il nostro cibo” ha detto a LaPresse Angelo Distefano, portavoce del Coapi (Coordinamento agricoltori e pescatori italiani), secondo cui “la firma equivarrebbe ad una condanna a morte. Ad oggi, solo il 3 per cento della merce viene controllata nelle dogane ed è sotto gli occhi di tutti la disparità di condizioni lavorative, fitosanitarie, economiche e qualitative dei prodotti Sud Americani e quelli italiani”.

Cosa chiede l’Italia

Per Coldiretti e Filiera Italia non è sufficiente l’aumento dei controlli in frontiera proposto dalla Commissione europea, che farebbe passare i controlli solo a circa il 4 per cento “con evidenti rischi per la tutela della salute dei cittadini consumatori e per il rispetto delle regole di produzione imposte agli agricoltori europei”. E accusano: “L’accordo Mercosur è un favore della Von der Leyen e dei suoi tecnocrati di Bruxelles ai grandi gruppi industriali multinazionali stranieri, a partire dalle aziende tedesche del settore chimico come Bayer e Basf, consentendo di esportare con maggiore facilità fitofarmaci vietati da tempo nell’Ue, che finirebbero per rientrare nei piatti dei consumatori proprio attraverso le importazioni agevolate dall’accordo”. Perché l’Italia dia il via libera definitivo all’accordo Mercosur “manca l’ultimo miglio. I nostri diplomatici stanno verificando che le garanzie ottenute oggi siano supportate da elementi tecnici e politici. Al Coreper faremo il punto” ha detto il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, in un’intervista al Sole 24 ore, sottolineando che ora “occorre garantire che i prodotti agricoli dei paesi Terzi e importati in Europa rispettino le medesime regole sulla sicurezza alimentare imposte ai produttori Ue”. Di fatto, con un gioco di prestigio, si sono modificate le regole per accedere ai fondi Pac, pezzo del puzzle che si aggiunge alla sospensione (retroattiva dall’1 gennaio scorso) del meccanismo di adeguamento del carbonio (Cbam). Manca l’intesa sulle clausole di salvaguardia. Ad oggi, come ricorda lo stesso ministro Lollobrigida “è fissata una soglia dell’8% per individuare uno squilibrio su prezzi e importazioni. Noi vogliamo che da questo 8% si scenda al 5 per cento”.

C’è chi dice no (per ora)

La Francia sarà in minoranza. Con lei ci sarà sicuramente l’Irlanda che ha dichiarato che voterà contro: “La posizione del governo sul Mercosur è sempre stata chiara: non abbiamo sostenuto l’accordo nella forma in cui è stato presentato. Voteremo contro l’accordo” ha dichiarato in un comunicato il vicepremier Simon Harris. Stessa posizione quella dell’Ungheria. “La Commissione europea sta spingendo per l’adozione e l’attuazione di un accordo che aprirebbe l’Europa alle importazioni illimitate di prodotti agricoli sudamericani a scapito dei mezzi di sussistenza degli agricoltori ungheresi. Ci opponiamo a questa decisione, poiché Bruxelles sta ancora una volta ignorando gli interessi dei nostri agricoltori” scrive su X il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó.

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