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Alberto Trentini e i detenuti italiani in Venezuela: speranza e apprensione dopo l’arresto di Maduro

La partita diplomatica per l'operatore umanitario detenuto a El Rodeo e per gli altri connazionali in carcere in Venezuela. La famiglia attende segnali concreti dopo oltre un anno di silenzio e incertezze
Alberto Trentini e i detenuti italiani in Venezuela: speranza e apprensione dopo l’arresto di Maduro
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“Abbiamo italiani detenuti in Venezuela, a cominciare da Trentini, ma con lui ce ne sono un’altra dozzina“. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, subito dopo il blitz statunitense che ha decretato la fine del regime di Maduro, ha richiamato pubblicamente l’attenzione sulla condizione dei cittadini incarcerati nel Paese sudamericano. Tra loro c’è il cooperante di Venezia Alberto Trentini, che da oltre un anno si trova nel carcere El Rodeo I di Caracas, senza che nei suoi confronti sia stata formalizzata nessuna accusa. Le famiglie dei detenuti connazionali oscillano tra la speranza e l’apprensione, in un contesto ancora incerto, date le molte incognite sul futuro del Venezuela e sulle possibili ricadute dell’intervento statunitense. E tra gli italiani incarcerati nel Paese sudamericano c’è anche Biagio Pilieri, 59enne italo-venezuelano, leader della formazione politica Convergencia, recluso presso l’Helicoide senza la possibilità di comunicare con l’esterno. Nessuno è riuscito a vederlo dal giorno del suo arresto, il 28 agosto 2024, quando il Servizio bolivariano di Intelligence (Sebin) lo ha portato via al rientro di una manifestazione pacifica.

Resta aperto l’interrogativo se il colpo di mano degli Stati Uniti possa favorire una liberazione o, al contrario, irrigidire ulteriormente la posizione delle autorità di Caracas. Un’incertezza che ha spinto il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, a rinnovare l’appello affinché vengano compiuti “tutti i passi necessari per garantire una soluzione positiva del caso”.

Sul piano istituzionale, nelle settimane precedenti non sono mancati segnali di attenzione. Poco prima di Natale, la madre di Alberto ha ricevuto una telefonata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha voluto esprimere vicinanza e solidarietà, ribadendo che l’Italia non ha abbandonato l’operatore umanitario. Un gesto arrivato dopo mesi di amarezza e dopo le richieste, sempre più esplicite, di un’azione più incisiva da parte del governo. Ad agosto del 2025, la famiglia si era rivolta anche a Papa Francesco, chiedendo un intervento di mediazione.

Nel corso della detenzione Alberto Trentini ha contattato brevemente i famigliari, rassicurando sulle sue condizioni di salute. Ha inoltre ricevuto la visita dell’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito. Trentini era arrivato in Venezuela il 17 ottobre 2024 per una missione umanitaria per le ong Humanity e Inclusion. Il 15 novembre, mentre si stava spostando da Caracas verso Guasdalito, è stato fermato a un posto di blocco e arrestato insieme all’autista della missione, senza che gli venissero fornite spiegazioni. Da allora è rinchiuso nel carcere di El Rodeo, a pochi chilometri dalla capitale.

A rendere ancora più complesso il quadro è il lavoro diplomatico che, secondo quanto rivelato da Repubblica, si è intensificato sul fronte internazionale. Il caso Trentini, scrive il quotidiano, pare sia stato stato discusso direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi lo scorso 15 dicembre, e affrontato anche sul piano dei servizi segreti. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, nei colloqui tra la presidente del consiglio Giorgia Meloni e il presidente statunitense Donald Trump nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare.

L’Italia avrebbe chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana per riportare a casa i cittadini Usa, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo. Nella casa dei genitori di Alberto, l’attesa si fa sempre più pesante. Si è aperto un canale diretto con Palazzo Chigi e la Farnesina, ma le notizie arrivano a frammenti. Intanto, il tempo scorre e la speranza resta appesa agli sviluppi di una crisi internazionale ancora tutta da decifrare.

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