Referendum, superate le 90mila firme per chiedere il voto contro la riforma Nordio. Il sostegno di Conte e Schlein
Sono già più di 90mila le firme raccolte per la richiesta popolare di referendum sulla separazione delle carriere. Una partenza sprint se si considera che la petizione è stata aperta il 22 dicembre, nei giorni delle feste di Natale: l’obiettivo è arrivare alle 500mila sottoscrizioni previste dalla Costituzione entro fine gennaio, quando scadrà il termine dei tre mesi dalla pubblicazione della riforma in Gazzetta ufficiale.
La petizione nasce su input di 15 giuristi, di cui è portavoce Carlo Guglielmi, storico avvocato dei sindacati di base. Nonostante le richieste di referendum già presentate per via parlamentare dalla maggioranza, infatti, il gruppo ha deciso di attivare un’iniziativa parallela depositando una richiesta di referendum popolare. In questo modo si potrebbe neutralizzare l’intenzione del governo di anticipare la data Non avendo a disposizione cinque consigli regionali, serve dunque raccogliere mezzo milione di firme. “Ritengo questa raccolta delle firme utile e sinergica rispetto alla nostra iniziativa, tanto è vero che anche io ho firmato”, ha detto Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il No al referendum, che all’inizio non aveva rilanciato la petizione. “Il 10 gennaio faremo la prima iniziativa in cui inviteremo tutti i cittadini ma anche i partiti e gli altri comitati che condividono la nostra battaglia nel voler mantenere l’unitarietà della magistratura”, aggiunge il giurista, alla guida di un Comitato in cui sono confluite varie associazioni: Cgil, Arci, Acli, Anpi, Libera, Articolo 21. Alla domanda su un possibile “blitz” del governo per anticipare il voto del referendum, Bachelet risponde: “Forse ha paura del voto e non vuole che i cittadini siano informati, ma confido che alla fine la decisione sarà equilibrata”.
Conte: “Diamo un segnale contro la riforma”
A sostegno della riforma si schierano anche i leader dell’opposizione, a partire da Giuseppe Conte, che – come anticipato dal Fatto – è sceso in campo direttamente. “Dobbiamo dare un segnale contro la riforma Nordio che non serve alla giustizia ma solo a proteggere la casta dei politici e renderla ancora più intoccabile. Servono 500 mila firme: sono tante in così poco tempo ma sta a noi partecipare. Due minuti del vostro tempo tempo per dire che non ci stiamo a questa riforma, ai tentativi di accelerare i tempi dei referendum per non permettere al fronte del No di informare i cittadini e crescere mentre tanti media in mano alla propaganda del Governo continuano a diffondere notizie false sui contenuti e le conseguenze di questa riforma”, ha scritto il leader del Movimento 5 stelle sui social. “Al ministro Nordio – ha aggiunto l’ex premier – è scappata in due occasioni la verità su questa legge: non serve a migliorare la giustizia, serve a far stare più riparati e tranquilli governi e politici di ogni schieramento rispetto alle inchieste e all’operato della giustizia. Partecipiamo,firmiamo,votiamo”.
Anche Schlein rilancia la petizione
Dopo i primi giorni di silenzio, anche Elly Schlein condivide l’iniziativa. “Serve anche la tua firma contro la riforma Nordio! 15 cittadini hanno avviato la raccolta firme contro la riforma Nordio, devono raccogliere 500mila firme per il referendum. Firma anche tu per dire No alla volontà del governo Meloni di assoggettare la giustizia e la magistratura al potere di chi governa”, scrive la segretaria del Pd su Instagram. “Perché non è una riforma che aiuterà i cittadini ad avere una giustizia più efficiente ed equa, come ha già ammesso lo stesso Nordio, ma è il tentativo della destra di indebolire l’indipendenza della magistratura e porsi al di sopra della legge. Per firmare bastano pochissimi minuti, e diciamo No per difendere un principio fondamentale della democrazia”, aggiunge la leader dem. Al sostegno si sono poi uniti anche Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. “Arrivare al referendum attraverso la partecipazione diretta delle cittadine e dei cittadini è un grande esercizio di democrazia che intendiamo sostenere con convinzione. Auspichiamo che il governo non intenda precludere questo diritto costituzionale e che attenda l’esito della raccolta delle firme, rispettando la volontà popolare”, dicono i due leader dell’Alleanza Verdi e Sinistra.
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Perché firmare? I motivi e gli effetti sul governo
Ma perché firmare una petizione che chiede al governo d’indire un referendum già in programma in ogni caso? I motivi sono più di uno, come ha spiegato il direttore Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano. Il principale è che così si neutralizza l’intento del ministro Carlo Nordio di anticipare la data del referendum. Ora che i sondaggi danno in crescita la percentuale di chi votera No, infatti, il governo sta ipotizzando un colpo di mano per aprire le urne già i primi giorni di marzo: in questo modo si ridurrebbero i tempi per la campagna elettorale, blindando il successo del Sì. Se entro il 31 gennaio dovessero arrivare una valanga di firme a sostegno della petizione per il No, però, a quel punto non ci sarebbero i tempi tecnici previsti dalla Costituzione e dalla legge per fissare la data del voto all’inizio di marzo. Si avrebbe dunque più tempo per informare i cittadini. In questo modo si verificherebbe anche quella che è la seconda ragione per cui è utile firmare: in caso del successo della petizione, infatti, a livello mediatico si dovrebbe parlare anche delle ragioni del No, finora largamente minoritarie nel dibattito televisivo. Per sottoscrivere la richiesta di referendum basta cliccare su questo link e autenticarsi utilizzando lo Spid o la Carta d’identità elettronica: bastano due minuti.