Sugli esami del semestre filtro a Medicina dico: i docenti di fisica dovrebbero fare un po’ di autocritica
In una delle tante riforme del sistema universitario fu fatto valere un principio ancora in vigore. Prima di quella riforma la “mortalità studentesca” era molto alta. Molti abbandonavano gli studi universitari senza ottenere il titolo, figurando nelle statistiche dei “morti”. Quando ho seguito i corsi di scienze biologiche, nel triassico inferiore, in aula eravamo centinaia al primo anno, ma i numeri si dimezzavano ad ogni anno di corso. Molti abbandonavano, e molti non riuscivano a star dietro al ritmo e andavano fuori corso, mettendoci anche dieci anni per laurearsi.
A un certo punto, il ministro/a dell’Università fece un ragionamento aziendalistico: se una fabbrica lavora 100 pezzi e ne produce 20… allora funziona male. Se 100 ne entrano, 100 ne devono uscire, e nel tempo richiesto. In effetti la scuola pre-universitaria funzionava proprio così, e ancora lo fa. Ai famosi “miei tempi” ancora si rimandava e si bocciava (io sono stato bocciato due volte, al liceo) ma oggi si tende a non farlo più: tutti completano gli studi nei tempi giusti. E così dovrebbe essere anche all’università, in teoria. Se uno studente ha una vocazione, di solito è così. A me, ad esempio, piacevano gli animali e il sistema scolastico non riuscì ad eradicare la biofilia che caratterizza i giovani umani in età pre-scolare. Iscritto a scienze biologiche, trovai finalmente soddisfazione. Con due scogli iniziali: matematica e fisica.
Intendiamoci, sono utili anche per i biologi (me ne accorsi molto tempo dopo) ma venivano insegnate come si insegnerebbero ai matematici e ai fisici. Nessun collegamento con le realtà biologiche a cui si applicano, e totale astrattezza, con formulazioni verbali e equazionali molto astruse. Le dovevi imparare e ripetere a memoria. Pensate a E=mc². L’energia equivale alla massa moltiplicata per la velocità della luce elevata al quadrato. Se si chiede: come mai la velocità della luce? E perché al quadrato? Si impara e si ripete, con ammirazione per Einstein, ma sono pochi i non fisici in grado di spiegarne il significato.
Conoscere questa equazione non mi ha aiutato nel mio percorso di formazione di biologo. Come non mi hanno aiutato le dimostrazioni di teoremi che ho dovuto memorizzare per accontentare i sadici che facevano gli esami agli aspiranti biologi. Passato dall’altra parte della barricata, durante i consigli della facoltà di scienze, mi divertivo a sfruculiare i fisici e i matematici, che si lamentavano dell’ignoranza dei biologi. Scusa, ma tu sai che strada fa l’acqua che bevi fino a diventare pipì? – una delle mie domande preferite. Per rispondere si devono collegare l’apparato digerente con il circolatorio e il respiratorio, passare al metabolismo cellulare, per poi andare all’apparato escretore. Nessuno dei colleghi sapeva rispondere. Vedi? Tu non sai come funziona il tuo corpo. Gli studenti che prendi in giro lo imparano, ne sanno più di te. Tu ti fai forte di quel che sai, e ignori di essere un ignorante in biologia. Porta rispetto!!!
Gli aspiranti medici hanno interessi ancora più focalizzati dei futuri biologi. A loro interessa una sola specie (la nostra) e devono imparare tutto di lei, delle sue magagne e dei modi per curarle. I teoremi e le equazioni non rientrano nei loro interessi principali. Per eliminare l’assurdità dei test di ammissione a Medicina, si è pensato di cambiare e di far seguire una serie di corsi agli aspiranti medici, al termine dei quali le porte di Medicina si spalancano solo agli studenti che superano gli esami di quei corsi. E che materia era coperta in quei corsi? Ma è logico: la fisica. E, guarda caso, il novanta per cento è stato bocciato.
Se si imposta un corso di fisica per universitari, e si hanno questi risultati, i motivi non sono tanti. O l’istruzione pre-universitaria in fisica è un fallimento quasi totale, o il corso non è stato calibrato per fornire competenze adeguate per superare il test ad un numero significativo di studenti che aspirano a diventare medici, non fisici. Quel dieci per cento che lo ha superato potrebbe aver copiato, oppure potrebbe avere una magnifica inclinazione per la fisica che, però, non è una garanzia di predisposizione per la medicina.
La ministra Bernini ha delle responsabilità in tutto questo, e capisco il suo nervosismo di fronte a contestazioni del suo operato. Però anche i docenti di fisica dovrebbero fare un po’ di autocritica. Ce li vedo a commentare, sadicamente, le prove di quei ciucci che vorrebbero fare Medicina. Ciucci che si sono divertiti a tormentare con supercazzole incomprensibili, se non ai fisici come loro. Intendiamoci, non sono così scemo da ritenere che la fisica sia un insieme di supercazzole. Sto parlando solo del modo di insegnarla.
Tornando alle mie riunioni di facoltà, ho spesso proposto di tenere un corso gratuito di biologia per matematici e fisici, visto che sono abilitati ad insegnarla alle medie e che i loro corsi di laurea non la prevedono come materia di insegnamento. E li sfidavo: scommettiamo che potrei farlo diventare lo scoglio insormontabile dei vostri corsi di laurea? Non hanno mai accettato la scommessa. Se ci fosse un esame per accedere a fisica e si chiedessero competenze in medicina, probabilmente non sarebbero molti a sapere cosa siano il philtrum, il trago, la glabella e la lunula, anche se li vedono ogni volta che si guardano allo specchio. Scommettiamo che il 90% degli aspiranti fisici sarebbe bocciato?
Un suggerimento: dare molto rilievo, nei corsi di laurea di matematica e fisica, ai corsi di didattica della matematica e della fisica. I Settori Scientifico Disciplinari in queste materie, infatti, sono in via di estinzione e questo spiega, forse, i risultati dei test di medicina.