Brasile, 115 dei 117 morti nel blitz anti-narcos di Rio de Janeiro non erano indagati nell’inchiesta sul Comando Vermelho
Crescono le ombre sul più sanguinoso blitz della storia di Rio de Janeiro, quello che il 28 ottobre ha provocato la morte di 117 persone nelle favelas del Complexo Penha e Alemão. Dei 115 corpi finora identificati, nessuno era stato citato negli atti dell’inchiesta del Ministério Público (MP) sul traffico di droga gestito dal Comando Vermelho, l’organizzazione criminale che controlla buona parte dei quartieri popolari nella zona ovest della città. A confermarlo è il fascicolo d’indagine della Procura carioca, il quale è stata la principale fonte di informazioni usata dalla polizia per pianificare il megablitz. Un’operazione che doveva portare alla cattura dei capi di questo cartello del narcotraffico, ma che è degenerata in 24 ore di guerriglia urbana per le strade di Rio de Janeiro.
Nelle oltre 700 pagine di indagini consegnate dalla Polícia Civil ai magistrati, sono stati iscritti 69 indagati, ma nessuno di loro è presente nell’elenco dei deceduti durante il blitz. Tra le 115 persone identificate, secondo i dati divulgati dalla Polícia Civil, 26 avevano precedenti penali, 78 risultavano imputate per traffico di droga e 43 erano ricercate dalle autorità.
Assoluto silenzio, invece, resta sull’identità delle 113 persone arrestate, tutte sospettate a vario titolo di essere ‘soldati’ del Comando Vermelho. Tra di loro, affermano fonti investigative consultate da O Globo, soltanto cinque comparirebbero nelle carte della maxi indagine della Procura di Rio. Oltre agli arrestati, il blitz ha portato al sequestro di 98 fucili d’assalto e di una tonnellata di droga. Un risultato tutto sommato modesto per un’operazione basata su migliaia di ore di intercettazioni telefoniche che avrebbe dovuto condurre alla cattura del gotha del Comando Vermelho. A partire da Edgard Alves de Andrade detto o “Doca”. Leader indiscusso del narcotraffico nella favela Penha, attualmente ricercato dalla Polizia per traffico di droga e associazione a delinquere. Così come i suoi luogotenenti Pedro Paulo Guedes alias “Pedro Bala”, Juan Breno Ramos conosciuto come “BMW” e Carlos da Costa Neves detto “o Gardenal”. Nonostante le loro abitazioni fossero state individuate dall’indagine del MP, i quattro boss sono riusciti a fuggire prima dell’irruzione della polizia.
L’alto numero di morti e la mancata cattura dei capi della favela Penha hanno spinto il ministro della Corte Suprema Alexandre de Moraes a ordinare al governo di Rio di conservare “in maniera integrale e rigorosa” tutte le prove raccolte per permettere ai magistrati di valutare i possibili abusi commessi dalla Polizia nel corso del blitz.
Questa maxi operazione ha rappresentato l’ultimo passo di una complessa indagine condotta dalla Procura di Rio sul traffico di droga nelle favelas controllate dal Comando Vermelho. Bucando i profili WhatsApp degli indagati, i magistrati hanno scoperto diversi gruppi usati da Doca per gestire l’intera organizzazione. “Venivano date disposizioni sulla vendita delle sostanze stupefacenti e persino sui turni di lavoro nei punti di spaccio” – scrivono gli agenti della Polícia Civil in una relazione presente nel fascicolo dell’indagine. È il caso del gruppo ‘Tropa do Edgar’, che includeva tutti i narcos del Complexo da Penha. Una chat nella quale era normale scambiarsi fotografie di fucili d’assalto e pacchi di marijuana siglati con le iniziali del Comando Vermelho.
Oltre alla droga, le chat del Comando Vermelho documentano le punizioni esemplari usate dagli uomini del boss Doca per mantenere sotto scacco gli abitanti di questa favela. Come immergere in una vasca piena di ghiaccio chi criticava le regole del gruppo oppure legare per i piedi al retro di una macchina i sospettati di appartenere ad una fazione rivale. Una brutalità che, secondo la Polícia Civil, avrebbe permesso al Comando Vermelho di espandersi nell’ultimo anno e mezzo in molte delle favelas nella zona ovest di Rio, come Muzema, Vila da Paz e Morro do Banco.
“Tra il 2022 e il 2023, queste comunità erano controllate dalle milizie. Oggi, però, sono state occupate dal Comando Vermelho e le milizie stanno cercando di riconquistarle” – appuntano i magistrati nella richiesta di custodia cautelare spiccata contro gli integranti di quest’organizzazione criminale. Per questa ragione, fanno notare gli investigatori della Polícia Civil, il numero di omicidi in quest’area periferica di Rio ha raggiunto la cifra record di 684 in appena due anni a causa della guerra tuttora in corso tra il Comando Vermelho e le milizie per il dominio del traffico di droga nelle favelas.