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“Noi preti uniti contro il massacro di Gaza: è la rivolta dell’umano contro il disumano. Il governo italiano? Se ne lava le mani”

Intervista a don Andrea Bigalli, uno dei mille sacerdoti della rete "Preti contro il genocidio": "Ci guidano Vangelo e Costituzione. E aggiungo gli accordo contro la vendita di armi"
“Noi preti uniti contro il massacro di Gaza: è la rivolta dell’umano contro il disumano. Il governo italiano? Se ne lava le mani”
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Andrea Bigalli, fiorentino, uno dei leader di Libera, l’associazione contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti, è tra i mille sacerdoti firmatari (ma le adesioni continuano) della rete internazionale dei “Preti contro il genocidio” a Gaza e nei Territori. Teologo, giornalista, critico cinematografico, dal 1999 è parroco della chiesa di Sant’Andrea in Percussina, a San Casciano. “Il senso dell’iniziativa è molto semplice da raccontare. Quando il mondo brucia e noi rischiamo di perdere ogni senso della nostra umanità in qualche modo bisogna reagire. Il nostro è un appello perché cessi il massacro di un popolo, delle persone indifese, delle donne, e soprattutto dei bambini. Questa mi sembra l’urgenza. Questa è la rivolta, come diceva padre Turoldo, dell’umano contro il disumano”.

Don Bigalli, vi accusano così di fare il gioco di Hamas.
Ma quando mai? La nostra posizione è chiara. Sosteniamo, come è scritto nell’appello, che con la stessa forza con cui condanniamo il massacro del 7 ottobre, gli omicidi e i rapimenti compiuti dai terroristi di Hamas, con la stessa forza condanniamo la risposta sproporzionata, l’uccisione di persone innocenti giustificata come errori involontari, i bombardamenti di Paesi terzi sovrani, i crimini di guerra, la pulizia etnica, l’uso della fame come arma di sterminio e il genocidio perpetrato dallo Stato di Israele contro la popolazione palestinese.

La premier Meloni accusa la sinistra di fomentare l’odio. Vi sentiti chiamati in causa?
Come sacerdoti – pastori e guide di comunità – siamo indignati e non possiamo tacere di fronte alla tragedia umanitaria della popolazione civile palestinese nella Striscia di Gaza e negli altri Territori Palestinesi Occupati. Quindi la nostra rete non è nata per alimentare l’odio e suscitare divisioni, alzare muri, ma per dare voce unitaria alle tante iniziative personali che già esprimono denuncia e richiamo alla giustizia, nella fedeltà al Vangelo e alla Costituzione Italiana. Sono questi due testi che ci guidano. Non sono testi che predicano l’odio ma l’amore e il rispetto dei diritti. A questi aggiungerei gli accordi internazionali che vietano la vendita di armi a chi compie crimini contro i civili. Divieto che è da tempo un punto fermo della Chiesa.

In generale quale è la posizione Chiesa sulla guerra?
Ci siamo per fortuna liberati del concetto di guerra giusta. Singole azioni militari di difesa possono essere concepite come respingimento dell’aggressore. Hamas non è in grado di reagire, che a questo punto è un pretesto per qualcosa di diverso. Gaza è veramente un luogo teologico. Bisogna far cessare la guerra e il sistematico genocidio di un popolo.

Papa Leone a Gaza è possibile e auspicabile?
Sarebbe molto bello ma è molto difficile. A Gaza la Chiesa è comunque rappresentata e con il cardinale Pierbattista Pizzaballa rappresenta un presidio di pace, soccorsi e dialogo.

Che cosa rimprovera al governo italiano riguardo a Israele?
Di non aver voce, di non contare nulla o di non voler contare per calcolo. Si comporta come Pilato: dà l’idea di volersene lavare le mani in ossequio all’amicizia con Trump e Netanyahu.

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