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“Mio figlio è nato sul vialetto dell’ospedale. 5 ore prima mi avevano rimandato a casa, poi ho iniziato a sanguinare”: il racconto della campionessa di nuoto Sarah Sjöström

La svedese, una delle più grandi nuotatrici di tutti i tempi, in un lungo post ha denunciato il suo "traumatico" parto: "Il mio corpo e la mia anima avranno bisogno di tempo per guarire"
“Mio figlio è nato sul vialetto dell’ospedale. 5 ore prima mi avevano rimandato a casa, poi ho iniziato a sanguinare”: il racconto della campionessa di nuoto Sarah Sjöström
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Sarah Sjöström, una delle più grandi nuotatrici di tutti i tempi, ha raccontato sui social il parto drammatico del suo primo figlio. La campionessa svedese, dominatrice delle gare veloci a farfalla e stile libero, oro olimpico e più volte iridata, ha denunciato con un lungo post la gestione della sua emergenza: “Il 26 agosto alle 20:05 è venuto al mondo il nostro bellissimo Adrian, proprio nel vialetto fuori dall’ospedale, dentro un’ambulanza”. Sjöström ha spiegato di aver affrontato le prime 24 ore di contrazioni a casa, cercando sollievo con respiro e bagni caldi. Poi la decisione di andare in ospedale: “Cinque ore prima della nascita siamo andati a fare un controllo, perché sentivo che era vicino il momento. Ma ci hanno mandati a casa: ero solo a 2 cm di dilatazione”. Da lì, la situazione è precipitata.

“Poco dopo, tutto è cambiato in un attimo. Le contrazioni sono diventate insopportabili, ho iniziato a sanguinare e abbiamo subito chiamato il reparto. L’ostetrica, sentendo il mio respiro al telefono, ha capito che ero già nella fase di spinta e ha insistito per mandare un’ambulanza. L’ospedale in cui dovevamo andare era pieno”. Il viaggio verso un altro nosocomio è stato un calvario: “La corsa in ambulanza è sembrata infinita, anche se viaggiavamo a sirene spiegate. Il dolore era indescrivibile, ormai troppo tardi per qualsiasi analgesia. Credevo di non sopravvivere”.

All’arrivo in ospedale, il parto era ormai già nella fase finale: “Le porte dell’ambulanza sono state spalancate dal team, ma il bambino stava già nascendo. È venuto al mondo nel caos, proprio lì, davanti all’ingresso, dentro l’ambulanza”. Poi il momento che ha trasformato la paura in gioia: “Quando l’hanno posato sul mio petto e abbiamo sentito il suo primo pianto, dall’angoscia più profonda siamo passati al momento più magico della nostra vita”.

Sjöström, che a 15 anni aveva conquistato il suo primo oro mondiale a Roma e che nel corso della carriera ha superato persino Michael Phelps nel numero di medaglie individuali iridate, è stata una delle avversarie più temute da Federica Pellegrini e oggi resta simbolo della velocità in vasca. Alle ultime Olimpiadi di Parigi ha vinto due ori (in totale vanta sei medaglie ai Giochi). Nel suo post di denuncia definisce il suo parto “traumatico e meraviglioso allo stesso tempo”. E al netto dalla gioia per la nascita del suo bambino, “sano e felice”, sottolinea un aspetto che deve far riflettere: “Il mio corpo e la mia anima avranno bisogno di tempo per guarire“.

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