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Rottura Trump-Musk: la Casa Bianca smentisce la telefonata. Tycoon: “Vuole sentirmi, a me non interessa”

Dopo gli attacchi reciproci sui social, il presidente e il ceo di Tesla stavano cercando di distendere i rapporti. Ma poi è arrivata la smentita: non ci sarà alcuna chiamata
Rottura Trump-Musk: la Casa Bianca smentisce la telefonata. Tycoon: “Vuole sentirmi, a me non interessa”
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Una telefonata dopo gli insulti e le accuse. Solo che poi la Casa Bianca ha smentito. Donald Trump ed Elon Musk dovevano provare a ricucire dopo essersi presi metaforicamente a pugni via social con pesanti scambi di giudizi, minacce e allusioni. I collaboratori della Casa Bianca, dopo aver cercato di convincere Trump a moderare le sue critiche pubbliche nei confronti di Musk per evitare un’escalation, avevano programmato per venerdì una telefonata fra il presidente Usa e il ceo di Tesla per un tentativo di distensione. Sempre la Casa Bianca, però, ha poi smentito la telefonata, spiegando all’agenzia Reuters che non è prevista una chiamata tra Musk e Trump. E la versione del tycoon è tutta in una dichiarazione a Abc: “È completamente impazzito. Vuole parlare, ma non sono interessato”.

Il presidente, contattato telefonicamente da Politico, quando gli è stato chiesto dello scontro pubblico con il suo ex grande sostenitore ha risposto: “Oh, va tutto bene”. E ancora: “Sta andando molto bene, non è mai andata meglio”. Quindi ha insistito che “i numeri sono alle stelle” e i sondaggi, hanno sostenuto, sono i “più alti che abbia mai avuto”. In realtà, restando al termometro spicciolo dei social, nel botta e risposta di giovedì, Musk ha lanciato un sondaggio chiedendo agli utenti di X se fosse arrivato il tempo di un nuovo partito ottenendo oltre 1 milione di risposte.

Una mano tesa è arrivata anche dallo stesso Musk, rispondendo al gestore di hedge fund Bill Ackman, noto donatore di Trump, che chiede ai due di “fare la pace” per “il bene del nostro grande Paese”. “Non hai torto”, gli ha risposto il patron di Tesla e Space X. Di certo, la fiammata di insulti che i due si sono scambiati, coinvolgendo anche persone “vicine” come Steve Bannon, ha portato a un grado di rottura difficilmente ricomponibile.

La scelta di Musk di “sganciare la bomba”, come l’ha definita, della presenza del nome di Trump nei file di Jeffrey Epstein e la conseguente scelta del governo di non renderli pubblici, resta un punto di non ritorno. L’allusione del fondatore di Tesla è pesante e ha già portato a conseguenze politiche. I democratici della Camera dei rappresentanti Usa – secondo Axios – stanno chiedendo al dipartimento di Giustizia e all’Fbi se è vero, come sostiene Musk, che il presidente Trump sia nei file. La faida pubblica tra il presidente e il suo ex luogotenente, insomma, ha innescato reazioni tali da fare il gioco degli oppositori politici dell’inquilino della Casa Bianca.

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