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Decreto sicurezza, alle 18 il Consiglio dei ministri. Opposizioni in piazza al Pantheon: “Golpe liberticida”

Il nuovo provvedimento è l'unico punto all'ordine del giorno: entrerà in vigore già nelle prossime ore, aggirando la battaglia parlamentare
Decreto sicurezza, alle 18 il Consiglio dei ministri. Opposizioni in piazza al Pantheon: “Golpe liberticida”
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All’ordine del giorno c’è un solo punto: “Schema di decreto legge recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e dell’ordinamento penitenziario”. Il Consiglio dei ministri di venerdì alle 18 servirà soltanto per ratificare il colpo di mano del governo, che ha deciso di trasformare in decreto il ddl sicurezza dopo lo stop al Senato per mancanza di coperture economiche. Il contestatissimo provvedimento, dunque, entrerà in vigore già nelle prossime ore con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale: poi dovrà essere approvato dalle Camere, ma nel termine contingentato di sessanta giorni previsto per la conversione in legge dei decreti. Una scorciatoia per aggirare la battaglia parlamentare in corso da oltre un anno contro i contenuti più discussi del ddl: tra i moltissimi, il divieto di vendita di cannabis light, il carcere fino a due anni per i blocchi stradali, il nuovo reato di resistenza passiva in carcere, l’aggravante per chi manifesta contro opere pubbliche, la possibilità di mandare dietro le sbarre le detenute madri e i loro figli piccoli e soprattutto l’ormai famigerato articolo 31, che amplia a dismisura i poteri dei servizi segreti. Solo su alcune di queste norme il nuovo decreto conterrà limitati aggiustamenti, per venire incontro ai rilievi arrivati dal Quirinale. È possibile, poi, che nel testo trovi spazio anche il cosiddetto “scudo penale” per le forze dell’ordine, una misura per evitare che gli agenti finiscano automaticamente indagati per omicidio o lesioni quando sparano in situazioni di potenziale legittima difesa.

Esautorate in Parlamento, le opposizioni spostano la protesta in piazza: alle 17:30 a Roma, di fronte al Pantheon, si terrà una manifestazione promossa dalla Rete nazionale no Ddl sicurezza, a cui hanno aderito la Cgil, il Pd, il Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa. “Non tollereremo nessuna forzatura“, ha annunciato venerdì sera una nota dei dem. I capigruppo pentastellati nelle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali affermano che “il Movimento 5 stelle è pronto a contrastare questo scempio con ogni mezzo democratico“: “A una forzatura gravissima risponderemo con una battaglia durissima”, dicono Alfonso Colucci, Alessandra Maiorino, Valentina D’Orso e Ada Lopreiato, parlando di “un atto di una gravità assoluta, uno scardinamento della divisione dei poteri di un livello ulteriore anche rispetto alle tante altre forzature già compiute”. Per Peppe De Cristofaro, capogruppo al Senato di Avs, “trattare la materia penale per decreto è un vulnus democratico gigantesco, ma in questo caso ci sarebbe un problema in più: la clamorosa umiliazione del lavoro del Parlamento. Una scelta che segna una preoccupante deriva autoritaria“. “La trasformazione del ddl sicurezza in decreto è un vero e proprio golpe liberticida che questo governo si appresta a compiere calpestando la democrazia parlamentare per imporre norme che rappresentano una stretta sui diritti dei cittadini italiani”, dice invece il segretario di +Europa Riccardo Magi.

Un commento molto critico nei confronti della scelta del governo è stato pubblicato in mattinata anche su Questione Giustizia, la rivista di Magistratura democratica, storica associazione progressista di giudici e pm: “All’origine della trasformazione del disegno di legge Sicurezza in un decreto legge non c’è alcuna necessità ed urgenza, giacché nulla distingue la situazione odierna da quella esistente al momento della presentazione del ddl”, si legge. “L’unica vera “urgenza” è quella di impedire una discussione approfondita in Parlamento e l’unica vera “necessità” sta nel porre rapidamente fine al pericoloso dibattito che si stava sviluppando, tra i giuristi e nella più ampia opinione pubblica, sugli errori, sulle sgrammaticature, sulle incongruenze, sulle contraddizioni, sulle magagne del testo presentato dal governo. Ricordiamolo ancora una volta: non ci può essere sicurezza senza il pieno rispetto delle regole democratiche e dei diritti dei cittadini sanciti dalla Costituzione. Perciò, chi non si rassegna e protesta contro gli strappi alla democrazia ed allo Stato di diritto sta dalla parte del diritto e della ragione”.

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