Gaza, continua il ritorno a nord. Israele spara: “uccisi un uomo e un bambino”. Trump insiste con la deportazione dei palestinesi

I palestinesi affollano la strada della costa camminando verso nord, le truppe israeliane procedono le operazioni di ritiro ma intanto continuano a stare in allerta, nella Striscia. Martedì, mentre tra 200 e 300 mila persone da Rafah e da Deir al-Balah prendevano a piedi la strada costiera verso Gaza City, l’Idf ha fatto sapere di aver sparato “colpi di avvertimento” per allontanare “sospetti che si avvicinava alle truppe”.
Il comunicato dei militari di Tel Aviv riferisce di diversi episodi. Il primo è accaduto proprio nella parte settentrionale di Gaza, dove l’Idf si è impantanato per mesi prima della tregua. “Le truppe hanno identificato un sospettato che rappresentava una minaccia per loro e hanno sparato colpi di avvertimento per allontanarlo. Il sospettato non si è allontanato e, poiché continuava a rappresentare una minaccia per le truppe, sono stati sparati altri colpi per allontanare la minaccia”.
Nella parte centrale di Gaza, invece, un aereo israeliano ha sparato per allontanare un certo numero di veicoli sospetti che si stavano muovendo verso nord in un’area dove non è autorizzato il passaggio di auto, secondo l’accordo di cessate il fuoco temporaneo stretto a Doha. L’Idf “invitano gli abitanti di Gaza a seguire i loro annunci e a evitare di avvicinarsi alle truppe dispiegate nella zona”.
Il racconto palestinese è diverso, affidato all’agenzia Wafa. Il raid ha provocato la morte di un uomo è stato ucciso e il ferimento di varie. L’aereo israeliano avrebbe preso di mira un bulldozer a ovest del campo profughi di Al-Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale. Secondo testimoni oculari citati dall’agenzia palestinese, il bulldozer che stava tentando di liberare un veicolo intrappolato tra i detriti: l’attacco ha ucciso l’autista del mezzo pesante e ferito le persone intorno. Un altro attacco avrebbe colpito un carretto e ucciso un bambino.
Nel frattempo tra Hamas e Tel Aviv rimbalzano le prime stime sugli sfollati rientrati: 300 mila per l’organizzazione islamista, molti meno per Israele, che parla di “decine di migliaia”. Resta che i bisogni sanitari sono “enormi” per tutti, come ha ricordato ieri l’ong Emergency. “Tutto è distrutto, non c’è acqua, non c’è elettricità, le strade sono distrutte, non c’è benzina ma ora sperimentano un inizio di speranza”, ha detto all’AdnKronos padre Gabriel Romanelli, parroco della chiesa della Sacra Famiglia nella Striscia di Gaza martedì.
Trump insiste: “Portiamo i palestinesi in un luogo senza guerra” – Dagli Stati Uniti intanto Donald Trump continua a far rimbalzare sui media la sua idea di deportare i circa due milioni di palestinesi dalla Striscia di Gaza all’Egitto o alla Giordania. Ipotesi già formulata a più riprese dalla destra israeliana più oltranzista, e a suo tempo già rispedita al mittente dagli Stati arabi interessati.
Ieri, a bordo dell’Air Force One mentre tornava dalla Florida, il presidente Usa ha detto che vorrebbe che i palestinesi della Striscia di Gaza vivessero “in un’area senza disagi, rivoluzioni e violenze”.
“Quando guardi la Striscia di Gaza, è un inferno da così tanti anni. Ci sono state varie civiltà su quella striscia. Non è iniziato qui. È iniziato migliaia di anni prima, e c’è sempre stata violenza associata a questo. Potresti far vivere le persone in aree che sono molto più sicure e forse molto migliori e forse molto più comode”. Quanto ai palestinesi Trump ha specificato: “Vorrei farli vivere in un’area dove possano vivere senza sconvolgimenti, rivoluzioni e violenza”.
Il presidente ha riferito lunedì di aver illustrato il suo piano anche al presidente giordano re Abdallah II di Giordania e all’egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Trump ha detto di sperare che il Cairo “prenda un po’ (di palestinesi), noi lo aiuteremo molto”. E a chi gli ricorda la contrarietà netta già espressa dai suoi interlocutori, il repubblicano insiste: “È dura, ma penso che riuscirò a farcela”.
Il Cairo però ha smentito martedì di aver mai discusso con il presidente Usa di questo argomento. Il progetto intanto attira le critiche, più e meno pacate, degli attori internazionali. Il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi ha suggerito ironicamente agli Usa di deportare i cittadini israeliani in Groenlandia, dopo le rivendicazioni di Washington sull’isola appartenente alla Danimarca. Nel frattempo l’ayatollah Khamenei in un discorso parlava della “piccola Gaza” che ha “messo in ginocchio israele”.
Più seriamente, Parigi ha motivato il suo secco no alla proposta: “Qualsiasi trasferimento forzato di persone a Gaza sarebbe inaccettabile. Ciò rappresenterebbe non solo una grave violazione del diritto internazionale, ma anche un ostacolo importante alla soluzione dei due Stati e un fattore destabilizzante per i nostri stretti alleati Egitto e Giordania”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri francese in una nota.
Intanto, “in un futuro non troppo lontano”, Trump ha annunciato di voler parlare con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu della soluzione dei due Stati, ossia della creazione di uno Stato di Palestina avversata dai partiti di estrema destra che fanno parte del governo israeliano.