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Israele, lascia il capo di stato maggiore di Israele Herzi Halevi: “Responsabilità per il 7 ottobre”

Nella lettera di dimissioni Halevi scrive: “La mattina del 7 ottobre l’Idf sotto il mio comando ha fallito nella sua missione di proteggere i cittadini di Israele. La mia responsabilità per il terribile fallimento mi accompagnerà per il resto della mia vita”
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Il capo di stato maggiore israeliano Herzi Halevi ha informato il ministro della Difesa Israel Katz che andrà in pensione il 6 marzo 2025 “in virtù del riconoscimento della mia responsabilità per il fallimento dell’Idf il 7 ottobre e nel momento in cui l’esercito ha registrato risultati significativi ed eccezionali durante l’attuazione dell’accordo per il rilascio dei rapiti”.

Nella lettera inviata al ministro Katz Halevi scrive: “La mattina del 7 ottobre l’Idf sotto il mio comando ha fallito nella sua missione di proteggere i cittadini di Israele. La mia responsabilità per il terribile fallimento mi accompagnerà per il resto della mia vita”.

Halevi spiega anche di aver preso la decisione “molto tempo fa” e che ora che l’esercito “è in posizione di vantaggio in tutti i teatri di combattimento e con un altro accordo per la restituzione degli ostaggi in corso, è arrivato il momento”.

Poco dopo l’annuncio di Halevi, si è dimesso anche il capo del comando meridionale dell’esercito israeliano, Yaron Finkelman.

L’estremista Itamar Ben-Gvir, ormai all’opposizione dopo aver lasciato il governo per contrarietà alla tregua con Hamas, ha applaudito alle dimissioni di Halevi: “Mi aspetto la nomina di un nuovo capo di stato maggiore forte e aggressivo, che ci porterà a sconfiggere Hamas”, ha detto.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ringraziato pubblicamente il generale “per il suo lungo servizio e per il comando dell’Idf durante la guerra su sette fronti, che ha portato a grandi successi per lo Stato di Israele” e ha fatto sapere di aver concordato un incontro nei prossimi giorni.

Ma tra il capo di Stato di maggiore dell’esercito e il leader israeliano i rapporti sono tesi da tempo. A maggio, dopo i ripetuti fallimenti negoziali Halevi aveva criticato il premier israeliano per la mancanza di una strategia per il “dopoguerra” a Gaza. Netanyahu aveva fatto filtrare sui media amici, come il canale 13 di Tel Aviv, che il capo dell’Idf era insoddisfatto per la mancanza di volontà del governo di sviluppare e dichiarare una strategia per governare Gaza dopo la fine del conflitto.

A partire da marzo, assisterà alle prossime mosse di Netanyahu da spettatore. L’intesa con Hamas per una tregua temporanea durerà ancora 39 giorni, ma tra due settimane le parti cominceranno a trattare la “seconda fase”, che sulla carta prevede la fine della guerra scatenata il risposta al massacro di Hamas del 7 ottobre e l’inizio della ricostruzione. Con sul tavolo il progetto di una nuova amministrazione della Striscia non più egemonizzata dagli islamisti.

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