Tutti pazzi per le immagini dello Studio Ghibli, ma in Giappone si ha timore di dissacrare l’arte di Miyazaki
A una settimana dalla “Ghiblizzazione” del pianeta, si sprecano i commenti ormai polarizzati su – favorevoli e contrari – con alcuni che tentano di formulare tesi a metà strada. I più letti e ascoltati media del mondo hanno parlato e scritto dello strumento di generazione d’immagini stile Studio Ghibli, offerto da OpenAi ChatGPT e di tutto ciò che ne è derivato. Una marea di foto ritoccate messe in rete da milioni di persone: foto di famiglia di cittadini e cittadine comuni, immagini di uomini e donne della politica mondiale – perfino l’account ufficiale della Casa Bianca lo ha utilizzato per rendere “Ghibli “ovvero rassicurante e graziosamente percepito il presidente Donald Trump – insomma quasi chiunque si è servito del mezzo AI, prima che il suo responsabile Sam Altman (che ha postato come profilo su X un suo ritratto ghiblizzato) annunciasse un utilizzo temporaneo dello strumento.
Il Giappone invece prende tempo: qui i fan di Studio Ghibli conoscono bene il carattere ruvido e la mentalità poco incline alla condivisione pubblica del proprio pensiero di Miyazaki Hayao e del suo staff, inoltre non sono abituati a reagire a stretto giro di posta. Ci hanno pensato molto di più le persone fuori dall’arcipelago a parlare dell’accaduto. Ci si chiedeva quando e cosa avrebbero lasciato trapelare infine da Tōkyō e dintorni, dove si son guardati bene dal seguire il trend diventato virale in poche ore, forse perché talmente abituati e affezionati – è del 1984 il primo film di Miyazaki “Kaze no tani no Naushika“ (Nausica della valle del vento)- alle creazioni del regista e della sua company, da non volere disturbare il loro lavoro, né “ dissacrare” in qualche modo i più amati personaggi, utilizzandoli per un egotico tentativo di identificazione.
Un commento di Studio Ghibli su quanto accaduto non è di fatto ancora avvenuto, ma è stato comunque anticipato qualche giorno prima della “Ghiblimania” nella sede dello studio a Mitaka (Tōkyō), per bocca di Miyazaki Goro, regista e figlio del maestro Miyazaki Hayao. Parlando con i giornalisti dell’agenzia di stampa APF ha affermato: “L’intelligenza artificiale rischia di portar via il lavoro agli artisti giapponesi dell’animazione, ma nulla potrà mai replicare quanto creato da Miyazaki Hayao, linfa vitale dei classici di Studio Ghibli”.
Che cosa farà lo Studio Ghibli al proposito? Chiederà provvedimenti legali, e soprattutto cosa prevede la legge giapponese sui diritti d’autore e in particolare sul modello AI ChatCPT -4o? Il terreno è scivoloso e dunque poco strutturato al momento, e sebbene molti commentatori si augurino cause legali da parte di Studio Ghibli nei confronti di Open Ai, sembra difficile che si riesca a ottenere una qualche giustizia per avere infranto dei diritti d’autore, oltre ad avere sminuito e reso gratuito quanto realizzato da altri. Resta inoltre il disappunto di chi si chiede come il pensiero antimilitarista e pacifista, la convinzione ambientalista e il profondo rispetto della natura in toto sempre espresso nei film di Miyazaki Hayao e collaboratori, possano mai andare d’accordo con certi personaggi che si sono “autoghiblizzati” negli scorsi giorni.
Persone che con i valori e i personaggi di Miyazaki non hanno davvero niente in comune. Del tutto estranei al mondo Ghibli sono i dazi al 24% annunciati ieri dal presidente degli Stati Uniti, Donal Trump – rientrato nei suoi panni – nei confronti delle merci giapponesi, e del 25% sulle automobili “Made in Japan”. Diversi analisti evidenziano che le principali case automobilistiche, tra cui Honda, Toyota e Nissan, dovranno affrontare costi più elevati, aumenti di prezzo e una conseguente più debole domanda, dunque un impatto negativo molto significativo per aziende e lavoratori del settore. Il ministro del Commercio Muto Yoji ha nel frattempo convenuto ai giornalisti quanto deciso per il momento dal Governo del primo ministro Ishiba, ovvero il solito immobilismo: “Considereremo tutte le risposte possibili, tenendo in conto gli interessi del Giappone e degli Stati Uniti, valutando se e come delle misure di rappresaglia si rivelino le mosse migliori da prendere”.
Il premier Ishiba Shigeru ha inoltre affermato di essere pronto a negoziare direttamente con Trump, appena gli giunga una proposta d’incontro da Washington. Le opposizioni dal canto loro sembrano esigere risposte immediate e molto concrete, e il leader del partito Costituzionale Democratico Noda Yoshihiko, criticando il primo ministro, suggerisce di arrivare a una risoluzione bipartisan con cui chiedere velocemente dei negoziati a Washington: “È vergognoso non vedere attuare nessun tentativo forte e deciso da parte del nostro governo” al fine di stabilire colloqui che rimedino a quanto imposto dagli Stati Uniti al Giappone. Come conseguenza immediata dei dazi statunitensi sul Paese, le azioni giapponesi hanno subito una significativa caduta pari al 4%, con i 225 titoli guida Nikkei che ieri hanno continuamente fluttuato fino a giungere a meno 2,8%.