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Urbani: “Berlusconi? Con le donne si faceva aiutare dai chimici. Quando lo rivedrò staremo bene assieme. Meloni scaltra, Salvini mediocre”

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Un intervento al cervello, poi un saluto a Torino e l’arrivo a Roma. Giuliano Urbani, 87 anni, “progettista” di Forza Italia, quindi ministro della Cultura di Silvio Berlusconi, oggi vive in una casa di riposo vicino alla Pineta Sacchetti, quadrante nord ovest della Capitale. “Le possibilità di guarire sono zero – ha raccontato a La Stampa – l’intervento mi ha permesso di mantenere la lucidità mentale”. È una patologia neurologica che spesso porta sintomi molto simili a quelli dell’Alzheimer. “Non cammino – racconta – ho male alle gambe e soffro di depressione. È micidiale, vedo tutto nero”.

Ex calciatore, giocava nelle giovanili del Perugia, era “ambidestro”, Urbani veniva dalla sinistra: il cognato, Mario Grecchi, partigiano e medaglia d’oro al valor militare, fu trucidato dai tedeschi “in modo disumano” nel 1944. “Avevo i partigiani in casa, non potevo non essere di sinistra”. Ma fu ministro per la Funzione pubblica nel primo governo Berlusconi. “Il giorno della fiducia in Senato mi ritrovo tra Spadolini e Agnelli che malignamente mi domandavano: ‘Tu che c’entri con Berlusconi? Sei un liberale, non hai niente in comune con lui, te ne accorgerai tra un po’ e te ne pentirai”. Avevano ragione: “Ho avuto forti dissapori con lui negli ultimi anni, ma sono certo che quando lo rivedrò staremo molto bene assieme”.

Com’era il Cavaliere? “Era un presuntuoso in materia di pallone, pensava di essere un mago, è stato soprattutto fortunato”, “detestava il “teatrino della politica”, ma non capiva che la politica è fatta di dialogo e alleanze. Gli regalai un libricino con i pensieri di Montesquieu, non credo l’abbia mai letto”. Era molto impegnato le donne, in effetti: “Per lui le femmine erano l’elisir di gioventù. In maniera molto borghese ha cercato di nascondere questa debolezza per non urtare sua mamma e sua sorella; le idolatrava entrambe. Quando sono morte è venuto meno il freno inibitorio e si è scatenato. Lo faceva con un infantilismo strepitoso”. E con un trucco: “Berlusconi si faceva aiutare molto dai chimici per avere effetti sessuali. Ha avuto un amico, il sindaco di Catania Scapagnini, che gli preparava le pozioni per essere più potente, finalizzate alla forza sessuale”. La sua passione è diventata pubblica: “Eccellente conoscitore degli italiani, ha capito che l’italiano medio, semplice, non l’avrebbe giudicato o condannato, ma invidiato“.

La politica di oggi? “Meloni mi ha sorpreso positivamente: si è dimostrata più intelligente, scaltra e pragmatica di quanto mi aspettavo. La destra italiana, però, ha un problema di classe dirigente. La tristissima vicenda di Sangiuliano dimostra che farlo ministro è stata una scelta demenziale”. Salvini, invece, è “di una ingenuità, mediocrità e provvisorietà strepitose”. La Russa, poi, farebbe bene ad avere cautela con le sue nostalgie: “Quello sciocco del presidente del Senato dice che ha il busto di Mussolini in casa. L’unica spiegazione è che non vuole perdere il contatto con il suo zoccolo duro…”. Cosa resta del suo partito? “Sono talmente mediocri gli altri che Forza Italia si è salvata. Tajani è il meglio del moderatismo, a volte si presenta troppo umile e gli altri lo sottovalutano”.

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