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Marattin lascia Italia Viva dopo le aperture di Renzi a Pd-M5s: “No al campo largo”

Marattin lascia Italia Viva dopo le aperture di Renzi a Pd-M5s: “No al campo largo”
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Alla fine il primo “no” pratico se l’è preso da un fedelissimo. Già in crisi da tempo, il rapporto tra Matteo Renzi e Luigi Marattin arriva al capolinea. Il deputato di Italia Viva ha annunciato l’addio al partito insieme a un centinaio di dirigenti locali e ha lanciato l’associazione Orizzonti liberali a sostegno dell’agenda Draghi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’apertura unilaterale del leader al campo largo con Pd e Movimento Cinque Stelle. E qual è la prospettiva? Il primo a dare un segnale è stato Andrea Marcucci di Libdemeuropei: “Ci confronteremo”. Mentre il deputato ha garantito che “non intendo aderire ad Azione” perché “ritengo che neanche tale configurazione di partito possa essere quella di cui l’Italia ha bisogno per formare un partito liberal-democratico e riformatore che riesca a dare una svolta”.

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Di certo, per ora, c’è solo che il parlamentare, fino al 2019 con il Pd, rifiuta le aperture a sinistra. “Il campo largo ha tesi antitetiche al renzismo. È una scelta che posso capire ma non condivido”. Adesso Marattin si iscriverà al gruppo Misto. “Le uscite sono già iniziate nei giorni scorsi. Per molti di noi questa non è solo la fine di un percorso durato 5 anni, ma di un percorso molto più lungo con Matteo Renzi”, ha detto ancora il deputato. “Noi non condividiamo la scelta fatta e compiuta di aderire al campo largo. Nel metodo e nel merito. Nel metodo perché una scelta del genere deve essere presa in un congresso”, aggiunge ricordando che l’ultimo congresso aveva sancito la posizione terzopolista di Iv. “Assistiamo poi che nel campo largo c’è chi dice che è meglio che Iv non entri: non è questo l’esito che merita la comunità di Iv, farsi dire no da M5S e Fratoianni”. E ancora: “In queste ore Mario Draghi sta presentando il suo rapporto all’Ue. Non c’è un partito che abbia quell’agenda lì, un partito che sposi quella linea che in questo momento il presidente Draghi sta esponendo in quel rapporto”, ha detto. “È un campo completamente sguarnito o quasi. Noi abbiamo deciso di fondare un’associazione Orizzonti liberali. Sarebbe velleitario e anche poco serio uscire da un partito e fondarne un altro. I partiti sono una cosa seria, non devono nascere da un capo. Perché i partiti personali hanno ammazzato non solo il terzo polo ma la politica italiana”, ha detto criticando, in sostanza, la gestione di Italia Viva da parte di Renzi. L’ex presidente, ha concluso, resta “un gigante dal punto di vista politico”. Tuttavia, ha aggiunto, “credo che sia legittimo pensare che il bipolarismo abbia vinto e che quindi la strada sia quella di moderare uno dei due poli, credo sia una posizione legittima ma assolutamente sbagliata”.

Come sempre, le truppe renziane hanno commentato il divorzio con freddezza: “È una scelta legittima e rispettabile: poteva essere fatta senza aggrapparsi all’alibi del metodo. Sapevano benissimo come sarebbe finita in assemblea il prossimo 28 settembre e come sarebbe finito il congresso e purtroppo hanno preferito evitare la democrazia interna”, è stata la difesa di Raffaella Paita, coordinatrice nazionale di Iv. “Non è la prima volta che alcuni amici rinunciano a contarsi con i voti, era accaduto anche nella formazione delle liste per le Europee dove purtroppo qualcuno ha rinunciato a dare una mano alla squadra”.

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