Più del 97% dei cittadini che hanno partecipato al sondaggio La Grande Ricchezza del Fatto con Oxfam è favorevole a introdurre in Italia un’imposta sui grandi patrimoni. Quasi altrettanti sono dell’idea che la ricchezza dovrebbe essere tassata di più. E oltre il 60% ritiene che il gettito aggiuntivo andrebbe utilizzato per investire di più nel Servizio sanitario nazionale, il cui lento smantellamento sta preoccupando utenti, medici e scienziati. Sono i principali risultati della survey lanciata il 6 aprile, a cui in poco più di quattro settimane hanno partecipato 6.407 persone. Dietro il supporto quasi unanime alla proposta c’è la convinzione, diffusissima tra quanti hanno risposto (92%), che l’articolo 53 della Costituzione – in base al quale “tutti sono chiamati a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” – oggi non sia rispettato. Perché contribuenti con lo stesso livello di reddito versano aliquote differenziate a seconda della fonte da cui deriva e la dimensione patrimoniale viene considerata solo in piccola parte.

Sì a un’imposta sui patrimoni netti oltre 5,4 milioni – Il sì convinto dei rispondenti riguarda la possibile applicazione dell’imposta nella forma ipotizzata da Oxfam nell’ambito della campagna La Grande Ricchezza a supporto all’Iniziativa dei Cittadini Europei Tax The Rich: aliquote progressive sui patrimoni netti oltre i 5,4 milioni di euro. “Quel livello di franchigia escluderebbe il 99,9% dei contribuenti italiani, non interesserebbe il ceto medio, commenta Mikhail Maslennikov, policy advisor di Oxfam Italia. “A discapito degli allarmismi male informati della destra, non verrebbero assoggettati al tributo i cittadini con un’abitazione di proprietà, una seconda casa al mare o al paese d’origine dei genitori o nonni e qualche decina di migliaia di euro di risparmi”. Visto che l’opposizione dei partiti di destra a una tassazione delle grandi fortune contrasta anche con le posizioni del loro elettorato, continua Maslennikov, “sarà interessante osservare la posizione che il governo assumerà in ambito G20 di fronte alla proposta della presidenza di turno brasiliana di avviare un confronto sull’adozione di un’agenda internazionale per la tassazione degli ultraricchi“.

Tre partecipanti su 4 (74%) ritengono che la tassazione dei grandi patrimoni potrebbe contribuire a ridurre le disuguaglianze in Italia perché porterebbe nelle casse pubbliche risorse con cui finanziare politiche a sostegno di scuola, sanità e inclusione sociale. “Si tratta di cittadini stanchi di sentirsi ripetere che ‘non ci sono risorse’ per abbattere le liste d’attesa nelle strutture sanitarie pubbliche, per stabilizzare il personale precario nelle scuole che frequentano i loro figli, per alloggi universitari o per misure di supporto a cittadini in condizioni di povertà“, nota Maslennikov. Secondo il 20%, invece, andrebbe introdotta semplicemente per rendere più equo il nostro sistema fiscale, “equità completamente smarrita nella delega fiscale del governo Meloni che comprime la progressività ed esaspera ulteriormente i trattamenti fiscali differenziati per contribuenti in condizioni economiche affini”. Solo il 6% crede infine che non valga la pena di tassare le ricchezze perché i più abbienti riuscirebbero a non pagare. Un rischio che, del resto, i proponenti hanno considerato: potrebbe essere minimizzato tassando anche i capitali detenuti in società non quotate o trasferiti in trust e, in parallelo, rafforzando l’amministrazione finanziaria e la cooperazione internazionale in materia fiscale. Oltre che prevedendo una “exit tax” o la possibilità di continuare a tassare i residenti che si trasferiscono un paradiso fiscale, come suggerito nell’ultimo rapporto sull’evasione fiscale globale dell’Osservatorio Fiscale Europeo diretto dall’economista Gabriel Zucman.

Come usare il gettito? – Se si raggiungesse un consenso politico per un’imposta del genere, ipotizzando aliquote dell’1,7% tra 5,4 e 8 milioni, 2,1% tra 8 e 20,9 milioni e 3,5% sopra i 20,9 milioni lo Stato potrebbe ricavare un gettito di 15,7 miliardi all’anno. Il 60% di chi ha partecipato al sondaggio ritiene che quei soldi dovrebbero essere impiegati per rafforzare il Servizio sanitario: potrebbero essere usate per assumere personale (ad oggi mancano 70mila infermieri per l’assistenza domiciliare integrata ad anziani e malati terminali, per le Case e ospedali di comunità e per le nuove terapie intensive e subintensive), oltre che per ridurre d’attesa e i divari territoriali che “rischiano di essere esacerbati dagli intendimenti del governo sull’autonomia regionale differenziata“, ricorda Maslennikov. Il 19% opterebbe invece per destinarli alla scuola, poco più del 20% a inclusione sociale e lavorativa.
A una domanda specifica su quali siano le misure più urgenti da adottare in Italia a fronte di una povertà assoluta che coinvolge ormai 5,7 milioni di persone, un’ampia maggioranza (74%) non ha voluto indicare un’unica priorità e ha auspicato che si mettano in campo, insieme, salario minimo legale e lotta al precariato, integrazione al reddito per chiunque si trovi in difficoltà e interventi di giustizia fiscale.

Dietro il tabù della patrimoniale “l’influenza dei ricchi su governi e opinione pubblica” – Ma perché finora la tassazione sulle ricchezze in Italia è rimasta tabù? Per quasi due terzi dei rispondenti (65,1%) dipende dall'”influenza degli individui molto ricchi su governi e opinione pubblica“. Invece uno su cinque (18,9%) indica il timore, spesso alimentato ad arte da politici e commentatori, che un’imposta sui grandi patrimoni possa essere poi estesa alla classe media e il 16% crede dipenda dalla scarsa fiducia nei confronti dei partiti che dovrebbero decidere come applicarla. Una sfiducia che “rischia di aumentare con un governo che interpreta il welfare pubblico come una concessione e non come un insieme di diritti costituzionalmente sanciti da garantire e propone una narrazione che demonizza le tasse parlando di ‘pizzo di Stato‘, bocciando i “prelievi forzati” in favore delle “libere donazioni” e proponendo “tregue” e paci fiscali come se fossimo in guerra col fisco”, argomenta Maslennikov.

7 su 10 apprezzano l’appello dei Patriotic Millionaires – In questo quadro, circa 7 rispondenti su 10 dicono di apprezzare la richiesta di 260 super ricchi che anche quest’anno hanno fatto appello ai politici riuniti a Davos chiedendo di essere tassati di più e il fatto che il 74% dei 2.385 milionari nei Paesi del G20 che hanno partecipato alla survey lanciata dai Patriotic Millionaires si sia detto a favore di un aumento del prelievo a proprio carico. Solo tre su 10 la ritengono un’operazione di immagine. Sempre in materia di responsabilità dei più ricchi, quasi 3 su 4 tra quanti hanno risposto al nostro sondaggio sono convinti che un’imposta sui patrimoni con cui finanziare la transizione ecologia sarebbe la risposta più efficace allo sproporzionato impatto sulla crisi climatica dei consumi e degli stili di vita dei molto abbienti. Il 18% pensa che bisognerebbe invece spingerli a investire in settori meno inquinanti e l’8% punta su un minore utilizzo di jet e yacht privati.

S&D e Sinistra a favore di imposte sui ricchi – Dal sondaggio emerge uno stato d’animo di cui pochi partiti sembrano tener conto in vista delle elezioni europee. A favore di un’imposta progressiva sui grandi patrimoni si è schierata l’Alleanza Verdi Sinistra, che l’aveva proposta sotto forma di emendamento alla manovra. L’ala del Pd più vicina a Elly Schlein si è espressa, all’Europarlamento, a favore di un intervento dello stesso tipo a livello Ue. Il Partito dei socialisti europei – a cui aderiscono i dem – nel suo manifesto elettorale scrive che “le grandi aziende, i grandi inquinatori e i super ricchi devono pagare la loro giusta quota, in Europa e nel mondo, attraverso imposte efficaci sulle società, sugli extraprofitti, sui capitali, sulle transazioni finanziarie e a carico dei più ricchi”. Il gruppo della Sinistra chiede a sua volta “l’istituzione di un livello minimo comune di tassazione dei profitti e dei grandi patrimoni nella Ue” e “una tassa europea sui ricchi per finanziare gli investimenti essenziali per la riduzione della povertà e la transizione ecologica e sociale”.

Qui sotto i risultati del sondaggio del Fatto con Oxfam su disuguaglianze e necessità di un’imposta sulle grandi ricchezze. Qui il link al sito La Grande Ricchezza da cui è possibile aderire alla raccolta firme per chiedere alla Ue l’introduzione di una tassa a livello europeo.

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