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KiGroup, disposto il fallimento della società del gruppo che fu guidato da Santanchè

KiGroup, disposto il fallimento della società del gruppo che fu guidato da Santanchè
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Non è bastato versare i 240mila euro richiesti dai lavoratori, la KiGroup è finita in liquidazione giudiziale. Per la società, già amministrata dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè e dall’ex compagno Canio Mazzaro, è stato disposto dal tribunale di Milano quello che nelle vecchie procedure veniva identificato come il fallimento. KiGroup faceva parte de gruppo del bio food di Mazzaro-Santanchè, poi uscita dalla compagine societaria. L’apertura della liquidazione giudiziale potrebbe portare nuovi guai giudiziari – con un’inchiesta per concorso in bancarotta – degli amministratori ritenuti corresponsabili del passivo da parte dello stesso curatore o dei pubblici ministeri.

I lavoratori avevano ritirato l’istanza di fallimento dopo il pagamento, mentre la procura di Milano aveva ribadito a dicembre la propria richiesta. Il tribunale si era riservato una decisione, arrivata ora. È stata quindi giudicata negativamente la proposta della stessa società, che aveva avanzato l’ipotesi di nominare un ausiliario per verificare la fattibilità di un concordato semplificato. A settembre KiGroup aveva presentato un piano di salvataggio dell’ex gioiello del settore biologico già giudicato “inattuabile” dai pm Luigi Luzzi e Giuseppina Gravina a causa delle difficoltà della capogruppo Bioera, che non poteva indebitarsi ulteriormente stante la sua disastrata situazione finanziaria. Non c’erano, insomma, garanzie credibili.

Per i pm, dunque, Bioera non poteva garantire i creditori di Ki perché “in evidente stato di insolvenza. Non si vede come possa farsi carico del peso economico del piano e adempiere alle obbligazioni assunte, per le quali non vi è alcuna concreta garanzia ma solo un atto di fede”. Fino alla fine del 2021 sia Canio Mazzaro che Daniela Santanchè hanno avuto ruoli di governance. Il 7 maggio inizierà l’esame dello stato passivo insieme ai creditori e i giudici Francesco Pipicelli, Caterina Macchi e Sergio Rossetti hanno già nominato Carlo Pagliughi come curatore.

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