Il Canto Lirico italiano é diventato patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. E il Teatro Regio San Carlo si presenta in splendida forma. Il Sovrintendente Lissner riprende dopo la querelle giudiziaria la guida del teatro come é giusto che sia. Premiato internazionalmente come miglior manager artistico 2023 vigila sulle scale in mezzo al picchetto d’onore, insieme al direttore generale Emmanuela Spedalierie, ricevano gli ospiti internazionali. Entrano il governatore Vincenzo De Luca, Fulvio Martusciello, leader di FI, e il potentissimo Salvo Nastasi (per ricordarci che la vera politica si fa dietro le quinte).

Non c’erano i ministri. Nessuno se n’è accorto. Non sarà mica la presenza di qualche burattino in cravatta nera a decretare il successo di una Prima? O forse sono stati scoraggiati dalla presenza del villaggio contadino di Coldiretti a Piazza Municipio a poche centinaia di metri dal Massimo. Un rutto in faccia alla città. E come se il week end di San’Ambrogio Milano ospitasse a Piazza Duomo il ruspante bal dell’Aia per vendere patate e trattori. I primi a non amare questa città sono proprio quelli che l’amministrano.

Melomani in trasferta da Napoli per la Prima del Don Carlo al teatro La Scala e viceversa. Coincidenza o condivisione d’idee? L’anno scorso il San Carlo ha debuttato proprio con “Don Carlos. La Turandot sarà invece al La Scala il 25 giugno 2024 regia del formidabile Davide Livermore. Si spera che dopo il prestigioso riconoscimento da parte dell’Unesco si inauguri anche una stagione di scambio culturale fra le nostre eccellenza liriche, che sono la “Cassazione” nel mondo.…Perché non si può vedere “Les Contes d’Hoffmann”, con il quale ha debuttato la Fenicia di Venezia anche Napoli e viceversa?

Doppia, anzi tripla celebrazione per la Turandot e il San Carlo gioca d’anticipo: l’anno prossimo ricorrono i 100 anni dalla morte di Puccini. La Turandot è la sua ultima opera e l’ha lasciata incompiuta, terminata dal suo allievo Franco Alfano. Durante la composizione Giacomo Puccini conobbe a Torre del Lago nel 1922 la principessa Mafalda di Savoia e volle dedicarle la Turandot. A ricordarcelo è proprio sua nipote Elena d’Assia di passaggio a Napoli “incoronata” con targa e medaglia d’oro dal sindaco Manfredi. Stesso riconoscimento dato anche al super allenatore Spalletti. E quest’anno ricorre anche il triste anniversario della deportazione di Mafalda nel campo di concentramento di Buchenvald dove morí.

E poi quest’anno cade il centenario della nascita di Maria Callas. Dicono di lei che sia la nuova Callas, Sondra Radvanovsky, soprano drammatico dalla voce potente, che ha interpretato una Turandot, sospesa tra tradizione e contemporaneo. Il regista geniale Vasily Barkhatov, l’enfant prodige della drammaturgia russa, ha alzato il sipario su un video di forte impatto girato nella suggestiva chiesa di San Lorenzo. E’ il primo corto circuito fra realtà e sogno. Gli innesti high tech, una box trasparente che sale e scende e proietta un “altrove”, Insegne al neon, servono anche per avvicinare I giovani al mondo della lirica e a una delle piu’ belle storie d’amore, quella tra Turandot, figlia dell’imperatore del sol levante e Calif.

Si cambia set, Teatro Mercadante dove va in scena un’altra eroina “Maria Stuarda”, regia del visionario Davide Livermore, nei panni delle due regine cugine, Elisabetta I d’Inghilterra e la rivale Maria Stuart, le strepitose attrici Laura Marinoni e Elisabetta Pozzi. Nei costumi regali firmati Dolce & Gabbana, se li cambiano in scena e si scambiano i ruoli di sera in sera, a caso, secondo un rituale-prologo iniziale catartico che accade davanti al pubblico. Il tutto in chiave rock.

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