La gravidanza di Federica Pellegrini sta per arrivare al termine, la Divina e il marito Matteo Giunta potranno finalmente abbracciare la tanto desiderata figlia. Nell’attesa, intervistata da Vanity Fair, la campionessa ha dedicato alla futura bambina lettera a cuore aperto: “Nascerai in un mondo difficile, ma spero con tutto il cuore di darti gli strumenti per poter scegliere”. L’ex nuotatrice si è soffermata sul femminicidio di Giulia Cecchettin, ‘sussurrando’ alla figlia: “Amati, abbi sempre tanto rispetto di te stessa, e agisci di conseguenza”. Pellegrini ha sottolineato l’importanza di trovare il vero amore, “che oggi invece si confonde tantissimo con la gelosia” e ha raccontato il sessismo che ha dovuto subire gli ultimi mesi: “Si tende a incasellare la donna sempre e solo nel ruolo di madre. Non ho mai sentito fare le stesse domande sessiste a un atleta maschio in conferenza stampa“. E ancora: “Tutti ci siamo trovati in momenti bui, o in compagnie sbagliate, ed è in quel momento che devi decidere che strada prendere”.

La campionessa ha inoltre raccontato di essersi affidata ad un terapeuta per affrontare il dispiacere dato dalla gravidanza che ‘tardava ad arrivare’: “Ci abbiamo messo alcuni mesi a ‘rimanere incinti’, e quindi forse quell’attesa, che a noi è sembrata eterna perché da sportivi si è abituati al tutto e subito, ci aveva messo in tensione. Abbiamo cominciato a farci delle domande”. Parlando invece del compagno, Matteo Giunta, si è detta orgogliosa di avere lui come marito: “Quanto mi conforta pensare che il padre di mia figlia sarà proprio lui. Siamo molto fortunate. Grazie a lui ho capito cos’è il vero amore. Da donna ti carichi di paure, pensi di non funzionare… Quando arrivava, regolare, il ciclo, mi assaliva la tristezza. Però a un certo punto mi sono anche detta che se non doveva arrivare andava bene, abbiamo quattro cani, siamo felici così e non c’è nessun tipo di problema”.

Poi, la scoperta: “Me lo ha detto lui (Giunta, ndr). Sono sempre stata molto precisa con il ciclo, un orologio. Quando ho visto il ritardo di un giorno – e quando aspetti per mesi anche un giorno è tutto – volevo subito fare il test. Ma Matteo no. Dopo tre giorni, ancora, aspetta, e anche dopo cinque. Alla fine della settimana ho detto basta, facciamo il test. L’ho fatto, l’ho lasciato in bagno e l’ha guardato lui. Poi è uscito con la faccia da imbecille: eravamo incinti“. La 35enne si è poi detta in emozionata per il parto ma ha precisato: “Io ci proverò, ci sarò, poi a un certo punto sclererò anch’io: la mia voglia di continuare a lavorare e a realizzarmi come persona dovrà conciliarsi con la mia nuova condizione. Non mi illudo che sia semplice”.