Da Mata Hari alle bond girls, il sesso è sempre stata un’arma efficace nello spionaggio. La spia nel letto è un grande classico e una di loro potrebbe essere stata l’attrice porno Moana Pozzi. Questa l’ipotesi che ha ispirato “Essere Moana”, la docu-serie prodotta da Verve Media Company per Warner Bros. Discovery, in onda questa sera su Nove. La serie, scritta da Marco Gregoretti, Marina Loi e Flavia Triggiani, per la regia di Alessandro Galluzzi, Flavia Triggiani e Marina Loi, racconta la vita dell’icona sacra del cinema porno, dall’appartenenza borghese della sua famiglia, al boom nell’industria del porno e alla morte, nel 1994, all’Ospedale Hotel de Dieu di Lione. L’autore Marco Gregoretti, negli anni d’oro della leader del Partito dell’amore, era corrispondente per la rivista Panorama su tutto ciò che gravitava intorno al pianeta sesso. “Erano anni di grandi successi per le pornostar della scuderia di Riccardo Schicchi – racconta a FQ magazine – ma quando ho conosciuto Moana ho capito che era diversa da tutte le altre. Lei era una donna di potere e lo usava per i suoi interessi, per finalità non pornografiche. Nel privato non frequentava quell’ambiente, anzi lo disprezzava, preferiva le persone semplici mentre coi potenti faceva la snob”.

Eppure di personaggi noti ne ha frequentati come scrisse la stessa Moana nel libro “La filosofia di Moana”, dando persino un voto a tutti. Solo di uno non fece il nome.

“Era Bettino Craxi. Ormai possiamo dirlo, è ufficiale, non si arrabbia più nessuno, nemmeno Bobo. La storia con Craxi era sulla bocca di tutti in quegli anni. Lei nel suo diario ha scritto di questo politico molto potente e sembrava descrivere lui. Anche Bruno Vespa ne ha scritto in un suo libro e la stessa famiglia ha poi confermato. Moana secondo me aveva un ruolo ben più importante di quanto si possa pensare, potrebbe anche aver condizionato alcune scelte del leader politico. Con Craxi non aveva solo una relazione sessuale ma anche affettiva, confidenziale”.

Cosa accade dopo?

“I servizi, spaventati, le misero al seguito uno dei loro agenti ma lei forse lì dava informazioni più che prenderle. Ebbe anche una storia con questo agente, si incontravano in un appartamento di Milano 2, gentilmente concesso da Silvio Berlusconi. Questa sera sarà possibile vederlo e ascoltare la sua testimonianza in chiaro, nel documentario. Berlusconi stava anche per farle iniziare un suo programma per Mediaset ma il Vaticano glielo impedì e bloccò tutto, nonostante Moana Pozzi avesse uno stretto legame con un cardinale”.

Come potrebbe essere arrivata Moana Pozzi a diventare un’informatrice al servizio dell’intelligence?

“Lei iniziò come attrice ordinaria, Carlo Verdone le diede quel piccolo ruolo in “Borotalco”, poi ebbe una parte in “Ginger e Fred” di Fellini e nonostante fosse giovanissima si buttò nel porno perché voleva tutto e subito, la fama e i soldi. Io penso che Schicchi, con cui iniziò a lavorare, avesse quel ruolo, di ingaggiare informatrici. Con i contatti che aveva non è credibile fosse una semplice attrice porno. Il sesso spesso veniva usato come mezzo per estorcere informazioni. Schicchi me ne aveva parlato, aveva un archivio di filmati immenso con personaggi importanti ma non l’ha mai utilizzato per rovinare qualcuno, era una persona con dei princìpi morali. Anche quando fu arrestato non disse nulla”.

Anche sulla sua morte, avvenuta il 15 settembre del ’94, ufficialmente per un tumore al fegato, restano molte ombre, cosa ne pensa?

“Riccardo Schicchi ne diede l’annuncio in apertura della fiera dedicata al porno, “MiSex”, davanti a 25mila persone, fu un’operazione di marketing perfetta. La sera stessa, proprio Schicchi mi disse che Moana non era affatto morta e allora andai a Lione, nell’albergo in cui ha trascorso gli ultimi giorni. Al comune non c’era il certificato di morte e anche a Roma i suoi documenti a riguardo erano ambigui. Quando ho saputo dei suoi rapporti del Kgb ho riflettuto sul fatto che lei e Craxi sono usciti di scena nello stesso momento, forse la sua missione era finita. Ma è solo una mia ipotesi, ciò che sembra certo è che ha portato con sé parecchi segreti nella tomba. Aveva anche avuto rapporti con un altissimo funzionario dei servizi segreti, come testimonia anche la mia fonte che compare nel documentario. Il mio sospetto è che sia stata uccisa col polonio. Non sono un complottista, la mia ipotesi è suffragata da ex uomini dei servizi che mi diedero la prima imbeccata già anni fa. Venne fuori anche di azioni intestate a Moana di un’azienda di Kiev che smaltiva rifiuti tossici, non era una semplice pornostar. Secondo quanto mi è stato detto da alcuni operatori dell’intelligence, pare avesse rapporti anche con Washington. Un agente segreto non è mai “monomandatario”, è difficile capirne l’appartenenza. Ci sono due leggende sulla sua morte. La prima riguarda un atto notarile datato due mesi dopo la data del decesso. L’altra, più realistica, tira in ballo una multa che lei avrebbe pagato nel dicembre del ’94 ad Alessandria.

Perché avrebbero dovuto eliminarla? Perché era scomoda?

“Secondo il generale Piero La Porta Moana Pozzi, come scrisse anche in un suo libro, ebbe un ruolo all’interno della Nato come informatrice ed era venuta a conoscenza di informazioni riservate sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro. Conosceva un segreto importante sulla morte di Aldo Moro, sul luogo del sequestro e anche sulle modalità del rapimento. Nel 2013 stavo realizzando un documentario su di lei e un collaboratore del Sismi mi raccontò che sotto ipnosi aveva detto di alcune falle nella ricostruzione ufficiale del sequestro del leader della Democrazia Cristiana. Anche tirare in ballo l’ipnosi credo fosse un modo per non scoprire la sua fonte. Io penso sia stata uccisa ma in una data diversa da quella ufficiale per la sua attività di informatrice. Era poco credibile guadagnasse quelle cifre come pornostar, si parla di un cachet di 50 milioni al giorno per i film e di 5 per gli spettacoli. Per me quel teatrino di Schicchi era una copertura e quelle cifre servivano a giustificare altre attività. Il sospetto è che la pagassero per altro”.

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