Gli alberi sono un “monumento” da tutelare non meno di un edificio storico di pregio, di un dipinto, sono quadri naturali, affreschi del paesaggio così come recitava la Legge 1497/39 sulla protezione delle bellezze naturali (GU n. 241 del 14-10-1939).

Sono soggette alla presente legge a causa del loro notevole interesse pubblico:

1) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica;
2) le ville, i giardini e i parchi che, non contemplati dalle leggi per la tutela delle cose d’interesse artistico o storico, si distiguono per la loro non comune bellezza;
3) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale;
4) le bellezze panoramiche considerate come quadri naturali e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.

Viceversa in virtù di un preteso e pretestuoso progresso tecnologico, l’Amministrazione di Milazzo ha deciso di cancellare la memoria storico/naturalistica di Piazza Marconi, centralissima, dove vi è anche la pregevole ex stazione del 1890, un’oasi ambientale per i suoi abitanti, tenuto conto delle pregevoli e rigogliose specie arboree presenti.

Già la dismissione della stazione storica, baricentrica rispetto alla città e centro propulsivo, oltre che motivo di orgoglio dei milazzesi (o mamertini, che dir si voglia) per via delle ampie e sontuose sale che la facevano essere tra le più belle della Sicilia, suscitò un diffuso malcontento. Al suo posto, molto decentrato, un anonimo e decontestualizzato edificio inaugurato nel 1991, vissuto come un ulteriore sfregio alla città. C’è da rimarcare che, dopo l’Unità d’Italia, vennero costruiti pregevoli teatri ed altrettanto pregevoli stazioni, forieri di vitalità.

Il motivo distorto è sempre lo stesso: il degrado della piazza, come non fosse sufficiente il restauro della stazione e la pulizia delle aree verdi, oltre all’installazione di telecamere di sorveglianza. Così moltissimi cittadini si sono mobilitati, più di 200 domenica 19 marzo, insieme ad Associazioni ambientaliste, in primis Legambiente, hanno scritto a Tutela Italiae, il network della Cultura fondato da Angelo Argento; una delle animatrici della protesta, Marinella Ficarra, mi ha coinvolto per fermare questo ennesimo atto di alterazione dell’ambiente storico esistente.

Purtroppo non è un caso isolato: si distruggono lungomare esistenti, costruendone dei nuovi, rinominandoli water front, si manomettono edifici storici, senza un motivo ben preciso e funzionale, solo per lasciare un segno della contemporaneità. La vanità di molti architetti, specie le cosiddette archistar, porta a disastri irreversibili. E così mi sforzo da trent’anni nel sostenere che ci può essere innovazione nella conservazione; ovviamente edifici e parchi storici devono essere adeguati a nuove esigenze e nuove tecnologie ma non per questo devono essere distrutti ed alterati.

L’amministrazione comunale ha promesso “panchine intelligenti per la ricarica di smartphone e pc”, come se non fosse possibile attivare tale servizio, lasciando al loro posto alberi secolari e ripristinando la bella fontana storica del 1937. Come ho scritto recentemente, il turismo culturale è in forte ripresa ma gli appassionati, che tra l’altro producono un significativo Pil, non desiderano trovare un’Italia manomessa nei suoi caratteri connotativi.

Si sono mobilitati tutti: i giornali locali ne hanno dato ampio risalto, cittadini, associazioni, istituzioni culturali hanno scritto alla soprintendenza, che ha risposto segnalando che l’area è interamente tutelata. Adesso però il tempo stringe, tenuto conto che tutta la zona interessata è stata transennata per iniziare i lavori di abbattimento degli alberi, in virtù di un “restyling” della piazza.

Speriamo che anche questo pezzo d’Italia non ceda di fronte alla protervia e l’amministrazione lasci, anzi restituisca, questo spazio alla sua originaria bellezza.

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